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Messico: dopo violenze, bloccata estradizione in Usa del figlio di ‘El Chapo’

L’ondata di violenze, che hanno causato la morte di almeno 29 persone (tra malviventi ed esponenti delle forze dell’ordine), scatenata...

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L’ondata di violenze, che hanno causato la morte di almeno 29 persone (tra malviventi ed esponenti delle forze dell’ordine), scatenata dall’arresto di Ovidio Guzman, figlio di Joaquin ”El Chapo”, ha indotto un giudice federale di Città del Messico a bloccare la procedura di estradizione negli Stati Uniti del giovane boss del narcotraffico. Gli Stati Uniti chiedono l’estradizione di Guzman per traffico di droga e avevano offerto fino a 5 milioni di dollari per informazioni che portassero alla cattura dell’uomo che è definito come un esponente del cartello di Sinaloa. Giovedì, il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard aveva confermato che esiste un mandato di arresto negli Stati Uniti datato 19 settembre 2019, ma ha affermato che la possibile estradizione di Guzman non sarebbe immediata a causa delle formalità della legge, anche perché, ha ricordato, il giovane è sottoposto in Messico a procedimenti legali. Secondo alcuni media messicani, un altro giudice federale ha successivamente disposto che Guzman rimanga in detenzione preventiva per 60 giorni ai fini dell’estradizione dopo un’udienza presso la prigione federale di massima sicurezza di Altiplano dove è detenuto.  La prigione è la stessa da cui il padre di Guzman, “El Chapo”, era scappato l’11 luglio 2015 attraverso un tunnel lungo più d’un chilometro, percorso su una motocicletta montata su un binario. Joaquin Guzman fu successivamente catturato, estradato negli Stati Uniti e quindi condannato, quattro anni dopo, per 10 capi di imputazione. ”El Chapo” é  stato condannato all’ergastolo più 30 anni e condannato a pagare 12,6 miliardi di dollari.
Ovidio Guzman era stato già  arrestato dalle autorità federali nell’ottobre 2019, ma rilasciato su ordine del presidente Andrés Manuel López Obrador per evitare ulteriori spargimenti di sangue. Il suo ultimo arresto arriva pochi giorni prima che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il primo ministro canadese Justin Trudeau visitino Città del Messico per partecipare al vertice dei leader nordamericani.
Dopo l’arresto di Guzman a Culiacán, la città è stata teatro di violenze. Tanto che le autorità hanno chiesto ai cittadini di restare chiusi in casa.  Lo Stato di Sinaloa, dove si trova Culiacán, ospita una delle più potenti organizzazioni mondiali di narcotraffico, il Cartello di Sinaloa, di cui “El Chapo” era il capo.

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