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Giorgia Meloni pone le sue condizioni, al Paese e anche agli alleati

(nostro servizio) – Ieri  la giornata politica italiana ha vissuto delle ore difficili. Non certo per le parole che Giorgia...

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(nostro servizio) – Ieri  la giornata politica italiana ha vissuto delle ore difficili. Non certo per le parole che Giorgia Meloni, collegata in video con Milano per una manifestazione elettorale dei Fratelli d’Italia, che ha sparso ottimismo sul futuro, il suo e della coalizione, dicendosi decisa a guidare il governo per i prossimi cinque anni della legislatura, ma anche chiedendo con forza agli alleati di essere parte convinta di questo disegno. A dire il vero il problema, peraltro latente sin dall’avvio dell’esperienza del governo Meloni, è che su alcuni problemi fondamentali per il buon andamento della coalizione non sembra esserci coincidenza di analisi e, quindi, di iniziative e progetti condivisi. Non è solo un problema delle diverse estrazioni ideologiche dei partiti maggiori dell’alleanza, quanto – almeno questo appare dall’esterno – di una difficoltà tra i partner a trovare una linea comune, a individuare quale sia la soluzione migliore, cercando di abbassare al minimo possibile la soglia della conflittualità interna. Nel migliore possibile dei governi di coalizione ogni decisione dovrebbe potere essere presa nel totale accordo di chi siede al tavolo del potere. Ma non è sempre possibile perché alcune scelte sembrano rispondere alla logica dei rapporti di forza in seno alla coalizione di governo e, addirittura, dei singoli partiti. La questione delle accise ne è un esempio, perché a Silvio Berlusconi (e a quella parte di Forza Italia che ha smesso di fare l’occhiolino alla Lega, dopo avere sognato un futuro comune) la decisione di non confermare gli sconti, varati dal governo Draghi, è apparsa un atto autolesionistico, per come d’altra parte confermato anche dalle percezione generale che si coglie nella gente. La maggioranza degli italiani non ha affatto metabolizzato il discorso fatto dal presidente del Consiglio e da alcuni dei suoi ministri, secondo il quale è stato deciso di indirizzare gli introiti recuperati con la mancata conferma degli sconti sulle accise verso misure a sostegno di famiglie ed imprese. La spiegazione sta tutta nel fatto che le misure possono pure essere impopolari, a patto che no tocchino un nervo scoperto come quello dell’aumento del prezzi, come nel caso appunto dei carburanti. Ma ci sono altri fronti aperti in seno alla maggioranza di governo che, se non risolti prima possibile, rischiano di indebolire la solidità della maggioranza. Come il delicatissimo nodo dell’autonomia, su cui ci sono ottiche diverse, anzi divergenti. Perché l’autonomia che la Lega spinge ad attuare in tempi brevissimi, a detta dei detrattori (che sono molti) , non è certo quella solidale, bensì quasi un riconoscimento della specificità delle Regioni, alcune delle quali ne godrebbero in misura maggiore rispetto a quelle meno ”fortunate” (o virtuose, secondo i leghisti). Un principio di delicatissima definizione, che vede la Lega a spingere affinché divenga realtà mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia non sono molto d’accordo, nella consapevolezza del rischio che si crei un fronte anti-autonomia in cui confluirebbero Regioni (ed esponenti politici) di peso.

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