giovedì2 Febbraio 2023
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Usa: il Dipartimento della Giustizia all’attacco di Google, altera le regole della concorrenza

Il Dipartimento di Giustizia americano e otto Stati dell’Unione hanno intentato una causa antitrust contro Google, sostenendo che il presunto...

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Il Dipartimento di Giustizia americano e otto Stati dell’Unione hanno intentato una causa antitrust contro Google, sostenendo che il presunto monopolio della società sull’intero ecosistema della pubblicità online sia un onere dannoso per gli inserzionisti, i consumatori e persino il governo degli Stati Uniti. Nella denuncia (presentata al tribunale federale di Alexandria, in Virginia) il governo sostiene che Google stia cercando di “neutralizzare o eliminare” i rivali nel mercato degli annunci online attraverso acquisizioni. Altra parte della strategia si concretizzerebbe nel costringere gli inserzionisti a utilizzare i suoi prodotti rendendo difficile l’utilizzo delle offerte dei concorrenti.  La linea del Dipartimento è stata spiegata dal Procuratore generale, Merrick  Garland, che, nel corso di una conferenza stampa, ha detto che ”i monopoli minacciano i mercati liberi ed equi su cui si basa la nostra economia. Soffocano l’innovazione, danneggiano produttori e lavoratori e aumentano i costi per i consumatori”. Per Garland, Google per 15 anni ha “perseguito una condotta anticoncorrenziale”, bloccando l’affermazione commerciale di tecnologie rivali. Google avrebbe anche, secondo il Dipartimento di Giustizia,  manipolato i meccanismi delle aste pubblicitarie online, attuando una ”condotta di esclusione” che. ha detto ancora Merrick Garland, ha “gravemente indebolito” la concorrenza nel settore della tecnologia pubblicitaria.
Garland ha affermato poi che Google controlla la tecnologia utilizzata dalla maggior parte dei principali editori di siti Web per offrire spazi pubblicitari in vendita. Il risultato, ha aggiunto, è che “i creatori di siti web guadagnano meno e gli inserzionisti pagano di più”. Le argomentazioni a base dell’iniziativa del Dipartimento della Giustizia sono state respinte da Alphabet, la società madre di Google, che sostiene che la causa “rallenterebbe l’innovazione, aumenterebbe le tariffe pubblicitarie e renderebbe più difficile la crescita di migliaia di piccole imprese ed editori”. Gli annunci digitali attualmente rappresentano circa l’80% delle entrate di Google e in generale supportano le sue altre attività meno redditizie.
Gli Stati che prendono parte alla causa sono  California, Virginia, Connecticut, Colorado, New Jersey, New York, Rhode Island e Tennessee.

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