NEWS > 26 Gennaio
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Usa: l’economia ha chiuso il 2022 sconfiggendo i timori di recessione

L’economia statunitense ha chiuso il 2022 con slancio, superando le difficoltà determinate dalle politiche adottate dalla Federal Reserve contro l’inflazione...

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L’economia statunitense ha chiuso il 2022 con slancio, superando le difficoltà determinate dalle politiche adottate dalla Federal Reserve contro l’inflazione (con i ripetuti aumenti dei tassi di interesse) e dai timori di una inevitabile caduta in recessione. Gli economisti hanno stimato che il prodotto interno lordo sia cresciuto a un ritmo annuo del 2,3% da ottobre a dicembre. E oggi il Dipartimento del Commercio pubblicherà la prima delle tre stime sulla crescita del PIL del quarto trimestre (quando in Europa saranno le 14,30).  Comunque, secondo gli economisti, nonostante un secondo trimestre consecutivo in dinamica espansiva,  è ampiamente previsto che l’economia rallenti per poi scivolare in una recessione nei prossimi mesi. Perché i tassi di interesse, che la Federal Reserve sta decidendo da mesi, alla fine avranno un impatto. Anche perché gli aumenti dei tassi hanno inciso negativamente sui costi di indebitamento per i consumatori e le imprese, dai mutui ai prestiti auto al credito aziendale. Un altro segnale molto significativo dell’andamento dell’economia americana arriva dal mercato immobiliare, che ovviamente risente dei tassi di prestito più elevati. Il settore è stato gravemente colpito: le vendite di case esistenti sono diminuite per 11 mesi consecutivi. Gli investimenti in abitazioni sono crollati a un tasso annuo del 27% da luglio a settembre. Per gli analisti, poi, la spesa dei consumatori (che, per il 70%, alimenta la macchina dell’intera economia) dovrebbe contrarsi nei prossimi mesi, così come il mercato del lavoro, peraltro ancora in espansione. Come dimostrano i numeri del 2022, con 4,5 milioni di nuovi posti di lavoro, secondi solo ai 6,7 milioni che sono stati aggiunti nel 2021, nelle serie storiche cominciate nel 1940. Significativo anche il tasso di disoccupazione che, in dicembre, è stato del 3,5%, il minimo degli ultimi 53 anni. Un panorama molto positivo, destinato però ad appannarsi quando cominceranno ad avvertirsi gli effetti della stretta sui tassi di interesse, con prestiti e spese che, incidendo pesantemente sui bilanci (familiari e delle aziende) , determineranno una contrazione della spesa dei consumatori, con le ovvie conseguenze sulla macchina della produzione. D’altra parte, le decisioni della Fed hanno contribuito a frenare la corsa dell’inflazione che, dal 9,1 % di giugno (al massimo da 40 anni a questa parte), a dicembre era scesa al  6,5% a dicembre. Risultato ragguardevole, ma con l’obiettivo annuale del 2% della Fed ancora molto lontano. Ma, per gli analisti,  è probabile che l’economia inizi l’anno su basi più solide rispetto all’inizio del 2022, quando si è ridotta a un ritmo annuo dell’1,6% da gennaio a marzo e di un ulteriore 0,6% da aprile a giugno. Quei due trimestri consecutivi di contrazione economica hanno sollevato timori che potesse essere iniziata una recessione. Ma l’economia ha ripreso forza durante l’estate, spinta dai  consumi e dall’aumento delle esportazioni.

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