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Pensioni, quota 103: la circolare Inps del 10 marzo

I requisiti, beneficiari, decorrenza, domande. La legge di bilancio 2023 ha introdotto – in via sperimentale e solo per l’anno...

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I requisiti, beneficiari, decorrenza, domande.

La legge di bilancio 2023 ha introdotto – in via sperimentale e solo per l’anno in corso – una nuova forma di pensione anticipata. La “pensione anticipata flessibile”, più comunemente conosciuta come “Quota 103” sostituisce il regime di “Quota 102” dello scorso anno e Quota 100, rimandando ancora il ritorno alla legge Fornero. Il 10 marzo è stata pubblicata la circolare Inps relativa alle istruzioni. Dai beneficiari, ai requisiti alle particolarità su importo e cumulo con i redditi da lavoro, ecco cosa sapere.

Irpef, stesso prelievo a parità di reddito: via le penalità a pensionati e autonomi

La delega punta a eliminare le differenze che attualmente favoriscono i dipendenti. In prospettiva verrebbe poi esteso il regime della “flat tax incrementale”

In gergo tecnico si chiama “equità orizzontale”. In concreto, vuol dire che i contribuenti dovrebbero tendenzialmente versare le stesse imposte, indipendentemente dall’attività che svolgono e dunque dal tipo di reddito: lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo. A questo obiettivo è dedicata una parte rilevante dell’articolo 5 della bozza di riforma fiscale, quella che punta a ridisegnare l’attuale Irpef. Si parla, più precisamente, di «graduale perseguimento dell’equità orizzontale» e vengono indicate quattro linee di azione, che poi naturalmente dovranno essere trasformate in nome effettive con i decreti delegati, una volta approvata la legge.

Ecco chi ci guadagna e quanto

L’assetto dell’Irpef

La premessa è che l’attuale assetto dell’Irpef prevede in realtà delle differenze anche significative, per lo più a vantaggio dei redditi medio-bassi da lavoro dipendente. Si tratta in larga parte di un’eredità del meccanismo del bonus 80 euro poi diventato 100 euro e infine parzialmente inglobato nel meccanismo di aliquote e scaglioni: originariamente si trattava di un credito d’imposta, riservato appunto ai dipendenti, di cui non godevano né i pensionati né tanto meno gli autonomi. Inoltre queste tre categorie hanno specifiche detrazioni d’imposta, a loro volta differenziate. La conseguenza pratica è che allo stesso livello di reddito l’imposta da versare risulta significativamente diversa. Partiamo dal basso: con un reddito di 10 mila euro l’anno i dipendenti godono di fatto di un’imposta negativa, perché i 1.200 euro di bonus compensano ampiamente il basso importo teoricamente dovuto: così il lavoratore non paga e ottiene anzi 780 euro. Il pensionato con gli stessi guadagni ne deve invece pagare 442, sempre su base annuale, mentre per l’autonomo il conto sale a 1.188. Con 20 mila euro l’anno lo scarto in termini di imposta annuale è di quasi 1.500 euro a favore del dipendente rispetto al pensionato e di 2.000 rispetto all’autonomo; la differenza si va poi a ridurre fino ad azzerarsi a quota 50 mila euro.

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