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Covid: Ad Diasorin e virologo S.Matteo a rischio processo per falso e peculato.

Quattro indagati davanti al Gip di Pavia il 14 dicembre. Torna di nuovo sotto la lente della giustizia l’accordo tra...

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Quattro indagati davanti al Gip di Pavia il 14 dicembre.

Torna di nuovo sotto la lente della giustizia l’accordo tra la società Diasorin e il Policlinico San Matteo di Pavia che nel 2020 diede il via a una collaborazione scientifica per lo sviluppo di test sierologici e molecolari per la diagnosi di Covid. Il gip di Pavia Paolo Balduzzi ha fissato per il 14 dicembre prossimo l’udienza preliminare nei confronti dell’amministratore delegato di Diasorin Carlo Rosa e di altri tre indagati – due dei quali sono l’ex direttore generale del San Matteo, Carlo Nicora, e il responsabile della Microbiologia e virologia dell’Irccs Fausto Baldanti – che devono rispondere, a vario titolo, di peculato e falso in atto pubblico.

Secondo l’ipotesi accusatoria sostenuta dal sostituto procuratore Paolo Mazza, che lo scorso fine settembre ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio, Nicora e Baldanti avrebbero firmato “un atto pubblico ideologicamente falso” sottoscrivendo il 20 marzo 2020 – nell’ambito della collaborazione scientifica tra la fondazione e Diasorin per la valutazione di test sierologici e molecolari per Covid – un accordo quadro in cui si attestava che il Comitato etico del San Matteo “si è già espresso favorevolmente”. Un falso, per la procura di Pavia che sostiene che il parere favorevole in realtà non era “mai” stato “espresso” dal comitato.

Inoltre, lo stesso Baldanti insieme all’Ad di Diasorin Rosa e a Fabrizio Bonelli, direttore scientifico della società piemontese, devono rispondere anche di peculato, in relazione alla cessione a Diasorin di un insieme di “sieri ad elevato contenuto anticorpale” prelevati da pazienti guariti – di cui Baldanti aveva la disponibilità in quanto raccolti nell’ambito del progetto di ricerca diretto dall’ematologo Cesare Perotti (con cui collaborava) sul plasma iperimmune da somministrare a pazienti con Covid grave – “per un quantitativo prossimo ai 400 ml, che avrebbe garantito la produzione di test sierologici e molecolari per la diagnosi” dell’infezione Covid, e “del test sierologico Liaison XL Covid-19 1gG per la durata di circa 5 anni”.

Nell’accordo sul trasferimento del materiale si stabilisce che il San Matteo “si impegna a cedere alla Diasorin 10 campioni di siero positivi (1-2 ml) derivati da pazienti risolti per la preparazione del prototipo e pool di siero fino a 500 ml derivati da 23 pazienti risolti”, come riportato nella richiesta firmata dal pm, e che “al termine del progetto di ricerca Diasorin si impegna a distruggere o restituire” all’Irccs “ogni materiale rimanente e qualsiasi derivato dallo stesso entro trenta giorni dalla richiesta scritta di Fondazione”.

Tale materiale biologico, “per il quale la Fondazione San Matteo ometteva di richiedere la restituzione, veniva in tutto o in parte utilizzato dalla Diasorin nel proprio processo produttivo per la realizzazione di kit commercializzati sul mercato europeo (per complessivi 1.199 kit) ed americano (per complessivi 684 kit)”, si legge ancora. Un presunto illecito fatto secondo la procura alle spalle non solo del San Matteo, parte offesa del procedimento, ma anche della concorrente Technogenetics che aveva presentato un esposto durante l’emergenza pandemica.

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