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Conoscere il proprio “bestiario interiore” per prendersi cura degli altri. Intervista a Francesco Cangioli

Il nostro mondo interiore è popolato da emozioni intense e multi sfaccettate che possono essere incarnate da animali misteriosi. Il...

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Il nostro mondo interiore è popolato da emozioni intense e multi sfaccettate che possono essere incarnate da animali misteriosi.

Il nostro mondo interiore è popolato da emozioni intense e multi sfaccettate che possono essere incarnate da animali misteriosi, frutto della nostra fantasia e immaginazione che andrebbe costantemente allenata. Questi animali fantastici ci aiutano a riconoscere le emozioni, a comprenderle e convivere con esse pacificamente.

Francesco Cangioli attraverso il suo “Bestiario delle emozioni” edito da Industria & Letteratura ci invita ad intraprendere un viaggio inedito e avventuroso tra queste creature ben delineate dal punto di vista caratteriale e comportamentale. Attraverso esse il lettore si avventura in un universo misterioso tutto da esplorare con coraggio e curiosità.

Il libro di Francesco Cangioli è un invito ad intraprendere un viaggio memorabile nell’universo che scalpita nella nostra anima, quello che spesso viene sottovalutato o ignorato. Un modo molto originale e suggestivo di parlare del bagaglio emozionale che è parte del nostro essere e che ogni giorno ci pone dinanzi al nostro cammino nuove sorprese, desideri,  sfide e avventure.

Bestiario delle emozioni è un libro di narrativa dedicato a chi crede nel potere delle emozioni e che non smette mai di osservare il mondo attorno e dentro di sé con curiosità e meraviglia come l’effetto che le creature di esso fanno inevitabilmente nel lettore. Di come è nata l’idea di questo progetto creativo e del bagaglio emozionale che è dentro di noi conversiamo con Francesco Cangioli in questa ispiratoria intervista.

Com’è nato il progetto “Bestiario delle emozioni”?

Anni fa, nel 2017, mi è capitato di riflettere sull’espressione “nutrire rancore”. Prima di allora non avevo mai considerato come il verbo nutrire si associ, nella nostra lingua, a un gran numero di emozioni e sentimenti diversi: nutrire rabbia, nutrire rispetto, odio, fiducia e così via. Mi sono detto che tutto ciò che ha bisogno di essere nutrito è in qualche modo vivo. Sulla scia di questa riflessione, ispirato dagli antichi bestiari allegorici, ho scritto per gioco la prima descrizione di un sentimento in forma di creatura fantastica: si trattava proprio del rancore. Quella bestia, destinata a essere soltanto la prima di una lunghissima serie, è però rimasta da sola per molto tempo. Tre anni dopo, nel 2020, in pieno lockdown nazionale, ho avvertito l’urgenza di parlare di emozioni attraverso la scrittura. Così ho creato la pagina Facebook che è stata la prima casa del “Bestiario delle emozioni”: quasi ogni giorno, per almeno un paio d’anni, ho pubblicato una nuova descrizione o un microracconto, che sono spesso divenuti il punto di partenza per riflessioni e confronti fra i lettori. Poi ho ricevuto la proposta di curare una rubrica dedicata al Bestiario sulla rivista online “Nuova Ciminiera”. A poco a poco il progetto si è allargato e si è fatta più concreta l’idea – presente in realtà fin dall’inizio – di un libro illustrato che potesse raccogliere le descrizioni e dare loro una cornice narrativa. Ho conosciuto Michele D’Aloisio, l’autore delle illustrazioni, e la strada del Bestiario ha incrociato quella di “Industria&Letteratura”, la casa editrice che gli ha finalmente dato un corpo di carta e inchiostro.

Qual è il ruolo delle emozioni nel viaggio avventuroso che chiamiamo vita?

Il fatto stesso di esistere e di porci in relazione col mondo implica per noi l’assoluta necessità di provare emozioni. L’emozione è, fisiologicamente parlando, una risposta del nostro organismo agli stimoli che riceviamo, e se non provassimo emozioni non saremmo capaci di adattarci alla vita. Direi quindi che le emozioni hanno un ruolo fondamentale nel guidarci, a un livello intuitivo e profondo, verso le scelte e i comportamenti che segnano il nostro cammino. Ma affinché siano delle buone guide, indispensabile è saper ascoltare i messaggi che portano, altrimenti si rischia di confonderle, di attribuire loro significati distorti, di rifiutarle o di esserne sopraffatti. Uno dei propositi del Bestiario è proprio quello di assegnare corpi, voci, peculiarità riconoscibili alle emozioni, in modo che chi legge possa osservarle con attenzione, magari comprenderle meglio, riavvicinarsi a esse con maggiore consapevolezza.

Attraverso “Bestiario delle emozioni” il lettore si immerge a pieno nelle innumerevoli sfaccettature delle emozioni incarnate da personaggi molto originali. È possibile una convivenza pacifica tra essi?

Le emozioni sono, credo, creature di passaggio, che si avvicendano dentro di noi, dalle quali a volte occorre lasciarsi attraversare, mentre a volte è più saggio cavalcarle, o ancora saperle accogliere, rassicurare, ammansire. In ogni ecosistema, una molteplicità di creature diverse può convivere in pace fintanto che viene mantenuto un certo equilibrio. Credo che questo valga anche per il nostro ecosistema interiore, dove equilibrio non significa immobilità, né perfezione, ma piuttosto adattamento alle contingenze, capacità di far fronte ai cambiamenti, elasticità. Se c’è questo tipo di attitudine, penso che senz’altro una coesistenza pacifica fra emozioni differenti sia possibile. Sempre restando in ascolto di sé.

È corretto parlare di “emozioni positive” ed “emozioni negative”?

Dipende. Sì, se ci atteniamo al significato che questi due aggettivi hanno in ambito psicologico: vengono classificate come “emozioni positive” tutte quelle emozioni che riteniamo desiderabili, perché ci trasmettono un senso di piacevolezza, mentre vengono descritte come “negative” le emozioni che viviamo come spiacevoli, poiché reattive a eventi avversi. Fin qui tutto bene. La trappola è pensare agli aggettivi “positivo” e “negativo” come giudizi di valore. Nel pensiero comune le emozioni negative devono essere evitate e quelle positive ricercate a ogni costo. Niente di più sbagliato: ogni emozione è indispensabile, porta con sé un messaggio che vale la pena di ascoltare. Vivere in modo pieno significa accettare la complessità e dare spazio a tutte le emozioni, che sono fra loro complementari. Essere tristi, arrabbiati, disgustati o impauriti non è sbagliato, è semplicemente naturale.

Purtroppo ci hanno insegnato più a pensare che a sentire. Come valorizzare invece il bagaglio emozionale che è in ognuno di noi?

È una domanda complessa. Posso tentare una risposta, che però sarà personale e non esaustiva. Torno sul tema dell’ascolto: se prestiamo attenzione a noi stessi – un’attenzione che ci viene spesso sequestrata da un eccesso di stimoli ambientali – ci renderemo conto che le nostre emozioni sono lì, ci sono sempre state, solo che non siamo abituati ad ascoltarle. Penso che la strada sia quella di ristabilire un contatto con noi stessi, coi nostri corpi abbandonati dietro una scrivania, oppure massacrati da lavori sfiancanti, o semplicemente ridotti a contenitori e mezzi di locomozione da una cultura che il corpo lo ignora, oppure lo fa sedere al banco degli imputati per decretarne l’aderenza a certi standard, vecchi o nuovi che siano. Parlo del corpo perché è lì, nella carne, che si fanno sentire le emozioni. Serve impararne il linguaggio, simile per tutti ma diverso per ciascuno; serve lasciare loro lo spazio che meritano. Metterle al centro. Stare in contatto con le proprie emozioni significa anche poter pensare meglio, in maniera più integrata e consapevole. Emozione e pensiero non sono in antitesi. Penso che il benessere risieda nel loro equilibrio.

Le parole del “Bestiario delle emozioni” sono accompagnate dalle meravigliose e suggestive illustrazioni create dall’artista Michele D’Aloisio. Come e in che misura l’arte (in tutte le sue forme) può essere un’alleata nell’espressione delle nostre emozioni?

Ho voluto fortemente che il “Bestiario delle emozioni” fosse un libro illustrato. Non soltanto perché da sempre i bestiari contengono immagini (anche se esistono delle eccezioni), ma anche e soprattutto perché credo nell’importanza e nel potere del dialogo fra medium differenti. L’arte è espressione e comunicazione. Il nostro mondo emotivo ha bisogno di essere espresso e comunicato. Va da sé che le arti figurative, come anche la letteratura, la musica e ogni altra forma d’arte, possono essere alleate potentissime nel tradurre in oggetto concreto qualcosa di apparentemente inafferrabile come un’emozione. Quando medium diversi si trovano a dialogare, come succede fra le pagine del Bestiario, è possibile restituire una visione più ricca e sfaccettata della realtà. Credo che l’arte abbia anche questo potere: arricchire la nostra esperienza del mondo, dotare di nuovi colori la nostra palette emotiva.

A chi consigli la lettura del “Bestiario delle emozioni”?

Consiglio la lettura del Bestiario a chi ha voglia di gettare uno sguardo attento dentro di sé. A chi crede nelle creature fantastiche, perché avrà la conferma che esistono davvero, e anche a chi non ci crede, perché leggendo potrà forse cambiare idea.  A chi ha paura del buio, perché magari troverà il coraggio di affrontarlo, e a chi non lo teme affatto, perché è già pronto per iniziare l’avventura. A chi è padre, perché questo libro ha molto a che fare con la paternità, e a chi sta a contatto coi bambini, coi ragazzi, con chi è fragile, perché fare i conti col proprio bestiario interiore è indispensabile per prendersi cura degli altri.

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