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Le conseguenze irreversibili delle proprie scelte. Intervista a Valerio Pappi

Ci sono scelte e azioni che contribuiscono a determinare e influenzare inevitabilmente il corso della propria esistenza. Inevitabilmente siamo noi...

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Ci sono scelte e azioni che contribuiscono a determinare e influenzare inevitabilmente il corso della propria esistenza. Inevitabilmente siamo noi i fautori del nostro Destino.

Questo è uno dei messaggi che si coglie leggendo il nuovo libro di Valerio Pappi dal titolo Irreversibilità, edito da Rossini. Un romanzo corale quello di Pappi in cui ogni personaggio è delineato minuziosamente dal punto di vista psicologico e il cui vissuto si intreccia inevitabilmente con quello degli altri.

Una storia ambientata a Ferrara dalla quale emergono diverse tematiche sociali ed esistenzialiste. Traspaiano diverse verità sulla natura umana con tutte le sue debolezze, fragilità, apparenze e congetture con le quali spesso ci si maschera per non mostrarsi in maniera autentica per ciò che è davvero. In Irreversibilità tutti sono vittime e carnefici al tempo stesso per un finale davvero sorprendente.

Di come è nata l’idea di scrivere questo sorprendente libro corale e delle sue tematiche conversiamo in questa intervista con Valerio Pappi.

Come nasce l’idea di scrivere Irreversibilità?

Mi ha sempre affascinato il tempo come grandezza fisica, al quale non è possibile cambiare direzione, per questo legato per definizione alla irreversibilità. Traslato sugli esseri umani, capiamo come ogni scelta, anche quella che sembra più innocua, possa determinare conseguenze irreversibili.

Come potremmo spiegare ai lettori di Italiani news quelle situazioni o eventi (come quelli vissuti dai tuoi personaggi) che si definiscono “irreversibili”?

Si va banalmente dalle patologie, come gli acufeni che, per quanto la scienza tenti di spiegarne l’origine, di fatto si rivelano disturbi irreversibili, passando per le scelte dettate dai sentimenti o da un particolare stato psicologico, per arrivare all’acme dell’irreversibilità, ovvero la morte.

Colpisce il rapporto tra Tristano e Fabrizio, un legame conflittuale tra fratelli. Si può essere così diversi anche crescendo nella stessa famiglia?

Sì, perché a parità di educazione familiare, buona o cattiva che sia, c’è una natura che non si può cambiare e soprattutto l’ambiente nel quale viviamo, le frequentazioni che intratteniamo.  Per questo possono nascere geni nelle famiglie disastrate, così come possono nascere futuri serial killer nelle famiglie bene.

In Irreversibilità emerge la verità che il male è insito nella nostra natura umana e che può manifestarsi in diversi modi e insospettabili spoglie. Cosa ne pensi al riguardo?

Troviamo mille esempi in letteratura e purtroppo nei casi di cronaca. È una traslazione drammatica del detto “l’occasione fa l’uomo ladro”. Qualsiasi persona, anche la più irreprensibile e integerrima, può diventare ciò che non è, un lupo pronto ad azzannare il prossimo per sopravvivere.

 Il movente di molte azioni dei personaggi del tuo romanzo è il denaro. L’uomo è davvero succube di esso?

Denaro e aggiungerei l’amore, due volani ai quali siamo tutti, nel bene e nel male, legati in maniera indissolubile. Sono loro i nostri veri partner di vita.

Il romanzo è ambientato in una città provinciale come Ferrara. Che legame hai con essa?

So che rispondendo sinceramente a questa domanda potrei crearmi inimicizie, quindi sarò sincero. Trovo che Ferrara sia una città stupenda sotto diversi punti di vista, ma che non ha alcuna pretesa di elevarsi. Parlando delle persone, invece, mi dispiace dirlo ma taluni usi e costumi sono rimasti quelli dell’antica corte Estense, dove chi non è della famiglia X o amico della famiglia Y non sarà mai integrato e non otterrà mai la dovuta considerazione.

C’è un personaggio di Irreversibilità al quale sei particolarmente affezionato e perché

I miei romanzi sono quasi tutti corali, ma c’è sempre un personaggio che fa da traghettatore dell’intera storia. In questo caso è Tristano, professore di liceo misogino e apparentemente integerrimo, che ha rapporti nascosti con una bambola gonfiabile, che perde la testa per una donna come Gaia, una bidella ignorante del liceo in cui insegna, che ha alle spalle difficili rapporti con il padre e la madre, e che deve assecondare un fratello in apparenza smidollato, infine non tanto più debole di lui.

 A chi consigli la lettura del tuo romanzo?

A tutti quei lettori che amano immergersi nelle storie vere, con vere dinamiche sociali, che non lasciano spazio a il minimo appiglio fantasy.

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