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Oniomania, quando lo shopping diventa un impulso compulsivo. Intervista al Dottor Angelo Capasso

Ogni anno l’ultimo venerdì del mese di Novembre è dedicato al tanto atteso Black Friday che diventa occasione per fare...

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Ogni anno l’ultimo venerdì del mese di Novembre è dedicato al tanto atteso Black Friday che diventa occasione per fare shopping a prezzi vantaggiosi.

Immersi da questa atmosfera di sconti e affari convenienti, il rischio di dedicarsi ad uno shopping non consapevole è sempre in agguato. Questa modalità di comportamento può sfociare nell’oniomania, considerata un comportamento disadattivo e impulsivo di shopping persistente. 

A scaturirla è un vero e proprio senso di insoddisfazione che invoglia le persone a fare acquisti inutili e dei quali pentirsene subito pur di abbracciare a pieno un senso di soddisfazione e benessere che si rivela effimero. È un vero e proprio disturbo in forte espansione, che colpisce tra l’1% e il 6% della popolazione e in particolar modo donne tra i 35 e i 40 anni, di classe sociale media.  

Di questo disturbo comportamentale ne parliamo nel dettaglio con il Dottor Angelo Capasso, Psicologo Psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e Manager Clinico di Unobravo.

Dottor Capasso, cosa si intende per oniomania?

Oniomania letteralmente significa “mania di acquistare” e consiste in una crescente perdita di controllo con attività compulsive di acquisto di beni e oggetti. Oggi è più nota come sindrome da shopping compulsivo e, nonostante stia diventando una delle dipendenze comportamentali che, insieme al gioco d’azzardo e alle internet addiction, negli ultimi anni si è maggiormente diffusa tra la popolazione, questa tendenza, assimilabile a un vero e proprio disturbo, non è ancora stata inserita nei manuali diagnostici e nelle classificazioni scientifiche. Tuttavia può avere implicazioni molto gravi per l’economia domestica di chi ne è colpito, con impatto considerevole anche sulle relazioni interpersonali.

Quali sono i comportamenti nei confronti dello shopping che dovrebbero farci preoccupare?

Non è facile individuare subito i segnali preoccupanti perché agli esordi questa tendenza si confonde e nasconde con aspetti della psicopatologia della vita quotidiana che attengono a tutti, crescendo progressivamente fino a diventare pervasiva e totalizzante. Accanto alle necessità materiali, tutti si possono concedere una gratificazione regalandosi una coccola, magari anche qualcosa di non necessario. Tuttavia, quando a questi bisogni ne subentrano altri che fanno perdere di vista il senso per cui si acquista e si sviluppa un impulso sempre più spasmodico e impellente, quello è il momento di iniziare a preoccuparsi. I primi campanelli di allarme possono essere l’acquisto sempre più frequente di cose che non ci occorrono, tendenza ad acquistare ogni volta che si è soli, un flusso di spese maggiore rispetto alle entrate.

Cosa cela questo atteggiamento malsano nei confronti dello shopping?

Spesso nelle persone che soffrono di oniomania l’impulso di acquistare è dato da stati emotivi più che veri bisogni e concrete necessità: l’emozione negativa diventa l’innesco per il comportamento di acquisto, messo in campo per placare l’emozione negativa e generare gratificazione. L’acquisto diviene una valvola di sfogo, come se fosse l’unica possibilità che la persona ha per riparare e lenire temporaneamente il malessere che sta esperendo.

Vi sono dei soggetti più a rischio rispetto ad altri?

L’oniomania può colpire chiunque, tuttavia recenti ricerche hanno individuato più incidenza tra donne di età media e di basso livello educativo. Ultimamente l’età media si sta abbassando e si riscontra in molte persone nella prima età adulta, periodo della vita in cui si sta procedendo verso una indipendenza economica.

Con l’avvento e il consolidamento dell’e-commerce l’oniomania è più diffusa rispetto al passato?

Internet ha reso più facile accedere allo shopping, amplificando le possibilità di fare acquisti praticamente sempre e ovunque. Inevitabilmente chi sta vivendo delle emozioni negative e vissuti depressivi e ha iniziato inconsapevolmente a provare lo shopping come soluzione disfunzionale al proprio stato di malessere, troverà negli e-commerce una porta sempre aperta per le sue compulsioni.

Quando e in che misura un percorso terapeutico può essere d’aiuto?

Per uscire dalla spirale dell’oniomania bisogna acquisire consapevolezza degli stati emotivi che sottendono alle compulsioni, processo non semplice che può richiedere l’aiuto di uno specialista. Uno psicoterapeuta può aiutare la persona comprendere le radici del suo disagio, riconoscere il carattere compulsivo dei propri acquisti e a distinguere i sentimenti e le emozioni che lo spingono ad acquistare, con l’obiettivo di renderlo gradualmente in grado di gestire le proprie finanze e di accrescere il proprio sentimento di autoefficacia.

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