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Le emozioni e i sentimenti autentici del mondo queer nel romanzo di Naike Ror

Ci sono amicizie che nel corso della nostra esistenza lasciano inevitabilmente il segno accompagnandoci lungo il nostro cammino e sostenendoci....

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Ci sono amicizie che nel corso della nostra esistenza lasciano inevitabilmente il segno accompagnandoci lungo il nostro cammino e sostenendoci.

Sono amicizie rare, ma speciali di cui non si può assolutamente fare a meno. È proprio su questo genere di amicizie è incentrato il romanzo Always Be My Baby della scrittrice Naike Ror. edito da Always Publishing. Protagonisti di questo romanzo sono Joona e Dave, completamente diversi caratterialmente ma complementari tanto da non riuscire più a fare a meno l’uno dell’altro sin dai tempi della scuola materna. 

Nel corso degli anni tra battibecchi, liti furiosi, gioie e sofferenze condivise si renderanno conto che la loro non è una semplice amicizia. Questa consapevolezza metterà in discussione il loro rapporto di amicizia e soprattutto l’identità sessuale di Dave tra dubbi, incertezze, pregiudizi all’interno di una cittadina conservatrice che lascia poco spazio alla libertà di espressione.

Questo romanzo oltre ad essere un’emozionante storia d’amore queer invita il lettore a riflettere su tematiche attuali come l’affermazione della propria libertà sessuale, l’accettazione e il rispetto dell’altro per quello che è al di là di convenzioni, congetture, maschere ed etichette. Naike Ror racconta le emozioni e i sentimenti più veri in maniera originale. La sua scrittura ricca di dialoghi scalda il cuore e infonde coraggio e vitalità a chi vive è vittima di pregiudizi e discriminazioni.

Di amicizie che lasciano il segno e dell’accettazione del diverso e della sua identità sessuale conversiamo con Naike Ror in questa intervista.

Com’è nata l’idea di scrivere questa storia d’amore queer?

L’idea è nata come tante altre: ispirazione arrivata all’improvviso, senza alcuna ragione. Ho iniziato a pensare a questo percorso condiviso, ma vissuto da due persone agli antipodi. Il resto è venuto come una sfida perché non avevo mai scritto Young Adult.

In Always be my Baby affronti la tematica dell’affermazione della propria identità sessuale. Nonostante siamo in un’epoca all’apparenza più libera e tollerante su queste tematiche, secondo te perché ci sono ancora troppi pregiudizi e falsi miti sul mondo gay?

I pregiudizi affliggono ogni strato sociale per la loro comodità nel non mettersi in discussione e la cosa più difficile è proprio quella di uscire dalla propria zona di conforto per mettersi nei panni degli altri. È stato così per secoli, dal punto di vista queer ancora di più, ma credo che qualcosa si stia muovendo. Sento sempre più ragazzi e adolescenti utilizzare il termine Fluido, Bisessuale, Asessuale, Binario con cognizione di causa. A differenza di quelli della mia generazione, loro hanno abbracciato il concetto di affermazione del proprio io e ne vanno fieri. Nutro grandi speranze in loro e sono certa che a differenza nostra, che ancora non riusciamo a tutelare i diritti civili e familiari di ogni coppia queer, loro faranno di meglio.

Nel tuo romanzo parli di una storia d’amore tra due amici che si conoscono dall’infanzia. Credi in questo tipo di rapporti che ti accompagnano in tutta l’esistenza e che sono destinati a concretizzarsi in qualcosa di più solido?

Ci credo fortemente; vedo il percorso di vita come una sorta di strada con deviazioni e bivi. Niente di lineare, un percorso non deciso. E sono altrettanto convinta che tante volte, alcune strade interrotte siano destinate a rintrecciarsi.

“L’amore è bello se non è litigarello” come dimostrano Dave e Joona con i loro battibecchi?

L’amore di certo non è sinonimo di noia. Il confronto, lo scontro oppure il semplice condividere passioni è alla base. Poi ovviamente dipende dal carattere di ognuno di noi. C’è chi nelle discussioni trova terreno fertile, chi nel padel di coppia… a ognuno il suo.

Il tuo romanzo ci fa riflettere sul tema del “diverso” che è solo frutto della mente. Che rapporto hai con questo concetto?

Per scardinare il concetto di diverso, nella sua accezione negativa, basterebbe semplicemente trascinarlo in quello che è considerato l’ovvio. Due persone stanno bene insieme, sono consapevoli e felici, per il resto di come gestiscono la loro vita non dovrebbe interessare a nessuno. Viviamo in una società dove il retaggio del “quello che accade in casa propria resta in casa propria” e sono per l’utilizzo orizzontale, quindi applicato a ogni realtà che essa sia queer, poliamorista, etero o monogama.

Grazie alla tua storia infondi coraggio e fiducia in quelle persone che sono vittime di pregiudizi. Quale messaggio vorresti lasciare loro?

Io non ho la caratura morale per poter mandare messaggi, però c’è un motto che ha sempre accompagnato la mia vita ed è quello che “non sempre i fratelli nascono sotto lo stesso tetto”. Se si è vittime di pregiudizi e come potrebbe accadere la famiglia non è al fianco di chi subisce ingiustizie, bisogna cercare aiuto al di fuori: gli amici, associazioni LGBTQ+, quelle contro il bullismo o il cyberbullismo, quell’insegnante che si è sempre dimostrato empatico… bisogna prendere coscienza che le discriminazioni sono reati e in quanto tali chi le subisce ne è vittima e vanno denunciati.

Bisogna fare un passo per togliere il velo di vergogna che spesso avvolge chi si sente succube e reagire per proteggere se stessi perché anche il solo nostro coraggio potrebbe essere di aiuto a chiunque viva la stessa situazione.

C’è un personaggio di Always Be My Baby al quale sei particolarmente affezionata e perché?

Sono legata particolarmente a Dave, rispecchia molto quello che ero alla sua età e avrei tanto voluto avere un Joona a coprirmi le spalle.

A chi consigli la lettura del tuo libro?

A chiunque voglia intrattenersi con una storia di buoni sentimenti e come dico spesso, a prescindere dal mio libro, non limitatevi mai davanti a libri con componente LGBTQ+ perché potreste avere scartato il libro della vostra vita senza saperlo.

Ai tuoi esordi come scrittrice ti sei affermata con l’ autopublishing. Un consiglio che daresti ad un giovane scrittore che sta cercando una casa per il proprio manoscritto…

Di percepire la scrittura sempre come un lavoro. C’è sempre grande romanticismo attorno alle opere che includono l’estro e la creatività, e di base deve sempre restare questo l’input per creare, però nel momento stesso in cui si vuole pubblicare e si vuole offrire al mercato un proprio libro bisogna farlo nel migliore dei modi. Le pubblicazioni indipendenti stanno crescendo di valore e visibilità anche agli occhi di chi le considerava produzioni hobbiste, non perdete il treno perché come spesso accade, non sempre passa due volte. Trasformatevi in editori di voi stessi e date il meglio perché, se al vostro esordio, qualcuno vi leggerà e considererà il vostro libro di scarso valore, con tutta la concorrenza che c’è, difficilmente vi darà una seconda opportunità.

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