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L’arte dell’attesa, riparatrice delle ferite del passato. Intervista a Margherita Loy

Cosa succede ad una giovane donna che viene abbandonata con due figli piccoli dall’uomo che credeva di amare e che...

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Cosa succede ad una giovane donna che viene abbandonata con due figli piccoli dall’uomo che credeva di amare e che l’amasse?

Si rimbocca le maniche e con tanto coraggio e resilienza cerca di affrontare qualsiasi difficoltà, animata prima di tutto per l’amore dei suoi figli dimenticandosi spesso e volentieri di sé stessa. È ciò che accade alla protagonista del nuovo romanzo di Margherita Loy dal titolo “Delia o un mattino di giugno” edito da Barta, un commuovente romanzo intimistico che si legge tutto d’un fiato e che immerge il lettore nella vita di questa donna coraggiosa, determinata ma anche molto fragile.

Nella vita di Delia improvvisamente c’è qualcosa che attira la sua attenzione. ogni mattina prima di andare al lavoro si accorge della presenza di un uomo che lei soprannominerà “uomo pinguino” che a bordo di una strada provinciale aspetta qualcuno o qualcosa. All’inizio si ritrova a fantasticare su cosa o chi quest’uomo, vestito impeccabilmente elegante e con un’aria paziente e serena aspetti sino a quando una mattina trova il coraggio per fermarsi a parlare con lui.

Seguiranno da allora altre mattine in cui Delia e l’uomo pinguino si fermeranno insieme a fumare una sigaretta e raccontarsi. Tra di loro si crea un meraviglioso rapporto empatico che spronerà Delia a raccontare una volta per tutte la sua vera storia di abbandono e solitudine. Solo così affronterà una volta per tutte i fantasmi del suo passato e farà pace con se stessa perdonandosi tutte le sofferenze e le fragilità che prima stentava ad accettare.

“Delia o un mattino di giugno” è un romanzo esistenzialista che fa acquisire al lettore consapevolezze nuove sul senso della propria esistenza e sull’arte dell’attesa vista come occasione per mettersi in ascolto di sé stessi e affrontare tutte quelle sfaccettature del proprio animo e della vita che si fa tanta fatica ad accettare.

Quello di Margherita Loy è un vero e proprio tributo a quegli incontri che trasudano empatica e che contribuiscono a farci evolvere durante il nostro percorso di vita facendoci aprire gli occhi sul nostro mondo interiore che non va assolutamente sottovalutato. La Loy ha creato dei personaggi, quello di Delia e quello dell’”uomo pinguino” che rimangono davvero impressi nel cuore e nella mente dei lettori.

Di questo meraviglioso romanzo e dell’arte dell’attesa conversiamo con Margherita Loy in questa profonda e intimistica intervista.

Come nasce l’idea di scrivere questa storia davvero profonda e intimistica?

Nasce da un uomo che vedevo tutte le mattine fermo ad aspettare qualcosa o qualcuno. Era un uomo molto elegante, ben curato e restava per ore a bordo della strada provinciale senza apparente motivo. Avrei voluto fermarmi e parlargli, chiedere cosa aspettasse. Non ne ho avuto mai il coraggio, così mi sono messa a scrivere e a inventare la sua storia. Scrivendo di lui, è emerso il personaggio di Delia, che, per una coincidenza, si chiama come il personaggio del film di Paola Cortellesi, C’è ancora domani.

Delia è un personaggio molto amato dal pubblico femminile perché rappresenta tutte quelle donne che nelle difficoltà riescono a rialzarsi e a procedere a testa alta. Crede che sia una prerogativa tipicamente femminile?

No, non credo sia una prerogativa femminile. Credo che quando la vita di chiunque si arresti e sembri non avere vie di uscita, un’analisi attenta e profonda su se stessi aiuti moltissimo a ripartire e a scoprire le immense potenzialità che abbiamo tutti.

Una delle tematiche che affronta è l’arte dell’attesa. Che ruolo ha nell’esistenza di un individuo secondo lei?

Oggi l’attesa è vissuta come un’insopportabile perdita di tempo o come una violenta privazione di ciò che desideriamo. Nell’attesa riempiamo il tempo di social, di telefonate, di messaggi. E invece nell’attesa è nascosto un segreto: saper attendere, osservare quali sono le onde che ci attraversano, e scoprire che le sensazioni di noia, rabbia, paura, sono le più angoscianti. Se invece, come fa l’uomo che attende, fossimo capaci di osservare quanta “vita può esserci in un’attesa”, forse molte manifestazioni di violenza potrebbero prendere una diversa direzione, meno dannosa per noi stessi in primis. 

Il senso di solitudine accomuna Delia all’uomo pinguino. Quanto questa prerogativa è in grado di avvicinare due persone che si scoprono empatiche? E dividerle e allontanarle?

La solitudine rientra nel tema dell’attesa. Quando aspettiamo qualcosa o qualcuno, specialmente l’essere amato e desiderato, ci sembra che quel momento non arrivi mai e ci sentiamo sempre più isolati. Ecco scattare il senso di solitudine che ci stritola e ci porta in luoghi interiori rabbiosi, in cui non vorremmo andare. Mi piacerebbe indicare ai miei lettori la poesia stupenda di Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura 1996, che si intitola Devo molto a quelli che non amo. Lì racconta in versi come sopportiamo assai meglio e più ragionevolmente l’attesa di una persona che non amiamo che l’attesa di una persona che amiamo… ma ho divagato. Mi chiedete quanto la solitudine possa avvicinare due persone: non credo che la solitudine avvicini, dove c’è troppo bisogno di compagnia c’è spesso squilibrio. Credo invece che l’empatia, parola che sarebbe bello poter approfondire, porti a una curiosità e a una apertura verso l’altro. Apertura che ha il potere incantevole di renderci meno soli. L’empatia, che ci permette di essere in ascolto dell’altro, cercando di capirne le ragioni senza compatirlo o giudicarlo, crea subito un ambiente più sereno, in grado di diminuire il calore della violenza.

“Delia o un mattino di giugno” parla anche di una storia d’amore quella dell’Uomo pinguino con la donna che ha sempre atteso per tanti anni. Crede a questo tipo di legami che né le distanze e il tempo possono infrangere?

Sì credo, come i poeti provenzali, che l’amore non consumato, alimentato da un quieto e accettato desiderio, possa vivere per sempre. È un’idea molto romantica, me ne rendo conto. Ma c’è nel sentimento dell’amore qualche cosa che va al di là della presenza della persona amata, del suo possesso. È un sentimento ricco, capace di accendere la creatività, i pensieri più ampi e luminosi. Solo che accettare che quel desiderio resti insoddisfatto è un processo impegnativo, doloroso ma estremamente foriero di nuove idee e nuovi progetti.

L’incontro tra Delia e l’uomo pinguino è emblematico per l’evoluzione di Delia come donna. Che ruolo e potere hanno questo tipo di incontri?

Direi che Delia cambia quando accetta di confrontarsi con il tema dell’attesa incarnato da Ernesto; lei che per paura è sempre fuggita, raccontandosi menzogne sul proprio passato.

C’è un personaggio al quale è particolarmente legata e perché?

Sono molto legata all’uomo che aspetta, lo sento come un personaggio importante, che incarna una parte di me che mi piace e che apprezzo e che vorrei molto affinare e sviluppare. 

A chi consiglia la lettura del suo romanzo?

Non sono brava a consigliare i miei libri. Sono molto più abile a consigliare quelli di altri grandi scrittori: e allora suggerisco a tutti di leggere Il male oscuro di Giuseppe Berto, un grande romanzo dimenticato, capace ancora oggi di aprire nuove strade e nuove possibilità di approfondire la nostra vita. 

credits foto Beatrice Speranza

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