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Giornata Mondiale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, l’empatia come risorsa di prevenzione

Il 7 febbraio si celebra la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Istituita nel 2017 su iniziativa del...

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Il 7 febbraio si celebra la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo.

Istituita nel 2017 su iniziativa del MIUR. Questa data rappresenta un’occasione importante per riflettere su un fenomeno molto diffuso e difficile da estirpare. Nel mondo, sono oltre 246 milioni i bambini e gli adolescenti che subiscono ogni anno qualche forma di violenza a scuola o episodi di bullismo.  Secondo le Nazioni Unite, 1 studente su 3, tra i 13 e i 15 anni, ne è stato vittima almeno una volta nella vita. Anche l’ISTAT ha svolto delle indagini su questi fenomeni rilevando che, nella fascia d’età compresa tra gli 11 e i 17 anni, quasi 1 adolescente italiano su 5 (19,8%) abbia subìto atti di bullismo una o più volte al mese.

 Il termine bullismo fa riferimento a tutti quei comportamenti di prevaricazione e sopraffazione posti in essere da uno o più soggetti, i “bulli”, nei confronti di una “vittima”, individuata come bersaglio di violenze verbali, fisiche o psicologiche. Si verifica, generalmente, tra i più giovani e viene perpetrato da bambini e adolescenti nei confronti di coetanei. Il cyberbullismo presenta le stesse caratteristiche del bullismo “tradizionale”, con la particolarità che questo si manifesta, però, attraverso la rete internet, in diverse forme e con conseguenze potenzialmente anche più gravi del bullismo offline.

I primi studi sul tema sono stati condotti nel 1978 in Norvegia. Nove anni dopo, nel 1987, il termine bullismo ha iniziato ad essere utilizzato all’interno delle riviste scientifiche. Dal 1982, il bullismo è oggetto della ricerca internazionale Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) a cui partecipa dal 2001 anche l’Italia. In Italia, il contrasto al bullismo e al cyberbullismo è regolamentato dalla Legge n.71 del 29 maggio 2017. Nonostante questo decreto rappresenti la prima normativa espressa in materia di cyberbullismo in tutto l’ambito europeo e un notevole passo in avanti, il fenomeno, come ci ricorda tristemente la cronaca, è ancora molto lontano dall’essere arginato.

Come affrontare e prevenire il bullismo, in ogni sua forma.

Come contrastare in modo efficace questo fenomeno? “Il bullismo può essere affrontato con azioni sinergiche in grado di avere un impatto sul fenomeno quando si verifica, ma anche di prevenirlo. Molto importante è anche la capacità di ascolto di genitori e docenti. Famiglie e insegnanti dovrebbero dimostrarsi ricettivi e non sottovalutare mai i segnali e le manifestazioni di disagio inviati da bambini e ragazzi, come il rifiuto di andare a scuola, il calo del rendimento, la tendenza all’isolamento o i disturbi psicosomatici. Se non identificato e arginato per tempo, il bullismo può avere conseguenze sull’individuo, anche molto serie e con possibili ripercussioni anche durante l’età adulta. Può portare alla manifestazione di ansia, insicurezza e bassa autostima e, nei casi più gravi, anche all’insorgere di disturbi da stress post traumatico, depressione e autolesionismo. Negli adolescenti, poi, una conseguenza può essere lo sviluppo della sindrome dell’Hikikomori, l’isolamento volontario dalle dinamiche sociali che causano disagio”, ha commentato la Dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del servizio di psicologia online Unobravo.

Oltre all’intervento, le attività di sensibilizzazione e prevenzione sono fondamentali, per ostacolare il fenomeno a monte e arginarlo ancora prima che si verifichi. “Nonostante il bullismo sia ormai un termine ampiamente noto e l’attenzione sul tema sia molto alta, soprattutto negli ultimi anni, uno degli aspetti ancora troppo scarsamente considerati risulta essere proprio la prevenzione. Sia a casa che a scuola, è imprescindibile che venga fatto un profondo lavoro di sensibilizzazione, incoraggiando il dialogo, promuovendo la conoscenza e le relazioni tra i ragazzi, insegnando l’apertura e il rispetto verso la diversità, favorendo l’autostima e lo sviluppo dell’empatia”, ha aggiunto la Dott.ssa Fiorenza Perris.

Educazione all’empatia: un’efficace risorsa di prevenzione

Numerosi studi sulla correlazione tra empatia e bullismo hanno riscontrato come la capacità di provare empatia possa contribuire all’organizzazione delle condotte sociali e a modulare le caratteristiche delle relazioni interpersonali. L’empatia e la sensibilità verso il prossimo porterebbero, infatti, gli individui a moderare i comportamenti aggressivi e violenti e ad andare in soccorso dell’altro in caso di difficoltà.

È possibile imparare l’empatia? “‍La risposta è sì. Ciascun individuo, durante il proprio processo di crescita, si sviluppa lungo un continuum, verso forme di empatia sempre più evolute. Sebbene l’empatia sia una capacità innata, verso cui siamo tutti predisposti fin dalla nascita, il suo sviluppo è profondamente influenzato dal nostro vissuto e dall’ambiente che ci circonda. Per questo è fondamentale promuovere un ambiente empatico ed educare con l’esempio i giovani all’empatia, a casa come a scuola. L’educazione emotiva, da cui non può certo prescindere l’empatia, è la base per uno sviluppo sano dell’individuo e delle sue capacità relazionali e un efficace antidoto a qualsiasi forma di violenza e bullismo”, ha dichiarato la Dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo.

Terapia psicologica e bullismo.

Gli adulti di riferimento rivestono un ruolo chiave nella lotta al bullismo. Oltre a promuovere un ambiente non violento e inclusivo, genitori e insegnanti devono stare all’erta e intervenire prontamente in caso di situazioni di difficoltà. In quest’ottica, può essere proficuo richiedere il supporto di un esperto, con cui intraprendere un percorso di terapia psicologica. La psicoterapia può rivolgersi ad entrambi, sia alla vittima che al bullo. Attraverso un percorso mirato, lo psicologo andrà ad affiancare il ragazzo per aiutarlo a comprendere le cause degli atti di bullismo ed affrontarne le conseguenze. Ricevere supporto psicologico può risultare molto utile anche per quei genitori che vorrebbero aiutare il proprio figlio o che si chiedono come agire in caso di bullismo a scuola.

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