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Il diavolo veste Prada, 18 anni dopo: il film resta un cult che non ha età.

Il film con Meryl Streep è diventato maggiorenne ma, nonostante lo scorrere del tempo, è più attuale che mai. Perchè?...

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Il film con Meryl Streep è diventato maggiorenne ma, nonostante lo scorrere del tempo, è più attuale che mai. Perchè? Ha saputo raccontare con arguzia il mondo di ieri e di oggi 

Nel corso degli ultimi giorni si è tornato a parlare – prepotentemente – de Il diavolo veste Prada. L’iconico film con Meryl Streep che è arrivato nei cinema americani (e italiani) nel lontano 2006, è stato oggetto di discussione sul web dopo che il cast – una parte di esso – si è riunito alla cerimonia degli Screen Actors Awards di Los Angeles. E Anne Hathaway, Emily Blunt e, per l’appunto, Meryl Streep, si sono abbracciate sul palco durante la cerimonia per annunciare il vincitore di migliore attore in una serie comica, premio che è andato poi al protagonista di The Bear. Trovarsi insieme dopo 18 anni è stato un vero e proprio colpo per i fan del film. E, al di là del siparietto comico che si è scatenato sul palco, in molti hanno compreso come Il diavolo veste Prada negli anni non è mai passato di moda. Anzi, è una storia attualissima, pungente, sarcastica e che non ha età. Era brillante nel 2006 e lo è ancora oggi. Il motivo? Il film in passato ha saputo raccontare il mondo di ieri (e di oggi) con uno sguardo cinico ma realistico, facendo comprendere quanto sia difficile far avverare i propri i sogni in una realtà che chiede sempre di più e in cui conta solo il potere dei soldi e della fama. Si può dire che Il diavolo veste Prada sia un film trans-generazionale? Sì, perché nonostante siano trascorsi ben 18 anni dal suo debutto nelle sale, non ha perso né il suo fascino è ne la sua affabilità. E ora spieghiamo il perché.

Il mondo dell’editoria come (non) l’avete mai visto

La storia di Andy la conosciamo tutti. Lei si muove in una caotica New York, è in cerca di un lavoro ed è in cerca di una redazione giornalistica che possa credere nelle sue qualità. Causa forza maggiore finisce a lavorare a Runaway come seconda assistente di Miranda Priestly. Lei è una delle donne più potenti dell’editoria, è esigente ed è un vero squalo. Andy si troverà catapultata in un mondo tutto nuovo e scoprirà a sue spese quanto sia difficile raggiungere i propri sogni. La vita è fatta di compressi e il film spiega come tutti siamo costretti a scendere a patti con noi stessi solo per trovare una realizzazione e Il diavolo veste Prada lo racconta con una certa brutalità. Oltre a questo, il film ha avuto il coraggio (e l’ardire) di aprire una finestra sul mondo del giornalismo di moda, facendo cadere quel velo di finto perbenismo e raccontando cosa c’è dietro quel mondo fatto di lustrini e paillettes. Una scelta che ha fatto storia perché fino a quel momento nessuno aveva guardo al mestiere del giornalista in questo modo. Una scommessa vincente.

“Non essere ridicola, Andrea. Tutti vorrebbero essere come noi”

E poi c’è la voglia di apparire a tutti costi, di cercare la perfezione in tutto, di anteporre la propria vita solo per il lavoro e per perseguire gli obbiettivi. Andy con il tempo comprende quanto sia difficile lavorare a Runaway, nonostante si sia trovata più volte imbrigliata in feste da sballo e party esclusivi. Lo comprendere quanto la sua vita era arrivata al limite e quando aveva compreso che quel mondo non faceva per lei e che non voleva diventare come Miranda. Sì, tutti vogliono trovare il successo, la propria indipendenza e realizzazione ma fino a che punto ci si può spingere per coronare i sogni? E quel monologo finale tra Miranda e Andrea è la summa di tutto questo.

Un sequel? No, grazie   

Il film ha conservato la sua bellezza perché è stato l’unico che non ha avuto né sequel né reboot. Un caso unico e raro. Si è discusso per molto tempo di adattare “La vendetta veste Prada” di Lauren Weisberg (già autrice del libro a cui si è spirato il film), ma al momento non ci sono delle trattative in atto. Forse è giusto che il mito di Miranda resti cristallizzato nel tempo perché portare al cinema un nuovo capitolo significa raccontare il mondo che stiamo vivendo e ciò che abbiamo di fronte non è dei migliori.

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