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Scrivere è come respirare. Intervista a Monica Pasero

Scrivere è una sorta di “missione di vita”. Equivale a respirare e quando se ne sente l’esigenza non si può...

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Scrivere è una sorta di “missione di vita”.

Equivale a respirare e quando se ne sente l’esigenza non si può non assecondare l’istinto di mettere nero su bianco ciò che ci cela nella nostra anima. Ne sa qualcosa la scrittrice Monica Pasero che abbiamo conosciuto con un meraviglioso romanzo fantasy dal titolo “Il varco fra i due mondi” che invita il lettore a riflettere sul duello che è costante nella nostra anima, quello tra l’istinto e la ragione. Queste sono due dimensioni insite nell’essere umano. Ci orientano e ci inducono a fare scelte quotidiane.

Dal 2009 Monica Pasero ha all’attivo sedici pubblicazioni tutte da esplorare e nella quali immergersi a pieno. Le trame dei suoi libri sono avvincenti perché fondono il mondo del fantasy con l’esistenzialismo psicologico inducendo il lettore a riflettere su tematiche che lo riguardano in prima persona in quanto.   Colpisce di Monica Pasero la passione per la scrittura e il mondo dei libri. Da anni si occupa infatti di recensioni di libri curando il blog “Oltre Scrittura liberi pensatori crescono”.  In questa intervista conversiamo con lei di scrittura e mondo editoriale odierno.

Da dove trae origine l’idea per scrivere “Il varco fra i due mondi”?

Grazie ad un sogno fatto anni fa, in cui ho visto l’antico Orologio di Praga; era la prima volta che lo vedevo. Non avevo idea della sua esistenza. Giorni dopo l’ho ritrovato in un post Facebook e, visto che non credo al caso, ho voluto indagare; da qui la scoperta del Mastro orologiaio Hanus con la sua leggenda che ha ispirato l’inizio di quest’opera.

“Il varco fra i due mondi” narra di due mondi paralleli, quello di Material da una parte e quello di Spiritual. Essi incarnano la dualità che insita nel nostro animo umano.  Esiste un equilibrio tra queste dimensioni secondo te?

Ogni essere umano ha una parte che predomina sull’altra. Trovare l’equilibrio sarebbe riuscire a vivere sia questa esistenza che il trapasso con serenità e ciò raramente avviene visto che la materia ci attrae come una calamita ed è difficile rinunciare ad essa. La beatitudine dell’oltre non è testimoniata in questo mondo, rimane una supposizione, un atto di fede verso il nostro sentire religioso o spirituale per cui tendiamo ad aggrapparci al concreto a ciò che si vede, si tocca: la materia. L’equilibrio perfetto sarebbe la raggiunta della consapevolezza dell’essere creature magiche, solo di passaggio in questa vita, e pronte serenamente a ritornare alla nostra vera natura e dimora.

Un’altra tematica che affronti nel tuo libro è quello del concetto di tempo che è un’invenzione umana. Come si può definire invece il tempo dell’anima?

L’anima non ha tempo, non vive in esso.  È in uno stato superiore che è davvero difficile da comprendere… Occorre forse non farlo.  L’anima è eterna, è abituata a lottare, a mutare ad evolversi; il tempo è un concetto umano di cui l’anima non necessita.

Che rapporto hai tu col tempo?

Se davvero Dio lo avesse rinchiuso, come scrivo nel mio libro, le persone avrebbero avuto una vita senza vecchiaia, senza morte, ma senza intenti. Il tempo invece ci obbliga a muoverci, a tentare. Ci rende capaci di grandi imprese, ci rende consapevoli del suo passaggio. Sappiamo quanto sia prezioso e sappiamo che non ne avremo per sempre… Per cui nel mio piccolo cerco di fare il massimo per la mia famiglia, il mio lavoro e le mie passioni.

Tra le ambientazioni del libro vi è la suggestiva città di Praga. Che legame hai con questa città?

A dire il vero nessuno. Il sogno mi ha ispirata, la mia fantasia ha fatto il resto. Spero un giorno di poterla visitare.

Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Nasce come un gesto d’amore verso mia nonna. Un diario scritto su di un quadernone per non dimenticare gli anni trascorsi insieme, da qui la proposta di farne un libro… E nel 2009 il mio esordio letterario a cui sono seguiti altre 16 pubblicazioni.

Per te cosa significa scrivere?

Scrivere per me è come respirare, non posso farne a meno.  Credo che Dio abbia voluto dare ad un essere strano e solitario, quanto lo sono io, un mezzo per essere presente nel mondo. Per far sentire la mia voce. Amo molto la mia solitudine: non sono una gran compagnona. La mia timidezza spesso mi porta a nascondermi dal mondo, mi tiene lontana da eventi e tutto ciò che gira attorno al mondo editoriale, e non solo, ma grazie alla mia scrittura riesco ad arrivare ovunque e portare il mio pensiero agli altri, sperando che possa servire.

Oltre ad essere una scrittrice da anni recensisci libri e intervisti autori. Quanto è importante per uno scrittore confrontarsi con gli altri e soprattutto leggere?

Credo che ogni scrittore dovrebbe trovare nel suo modo di scrivere la sua unicità; il confronto non è sempre costruttivo, anzi spesso manifesta in noi insicurezze, stupide gelosie, e ci porta a frenare i nostri intenti. Ci spegne l’originalità. Dovremo credere in ciò che facciamo, senza doverci paragonare ad altri o criticare il loro operato. Occorre leggere tanto e di tutto. Leggere è indispensabile! Un buon scrittore, prima di tutto, deve essere un attento lettore.   

Al giorno d’oggi meglio il self publishing o pubblicare con una casa editrice? Un consiglio che daresti ad uno scrittore emergente…

Io pubblico da anni con il self, e lo consiglio agli autori che si affidano ai miei servizi editoriali, per il semplice fatto che trovo più chiarezza nelle procedure e onestà nei costi di stampa richiesti. La pecca è la poca promozione fisica dell’opera. La promozione è a carico dell’autore. Eventi, presentazioni, ecc.   Ci sono case editrici molte valide altre no. Alcune sostengono realmente l’autore, lo prendono a cuore e collaborano insieme, altre sono Tipografie con scritto sulla porta “Casa Editrice”.

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