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Tlc: inchiesta su frode servizi a pagamento, coinvolta Tim, Gdf sequestra 322 mln.

È di quasi 322 milioni di euro la cifra del sequestro notificata dai finanzieri della Guardia di finanza nell’ambito di...

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È di quasi 322 milioni di euro la cifra del sequestro notificata dai finanzieri della Guardia di finanza nell’ambito di un’indagine, della procura di Milano, che ha coinvolto Tim e alcune società di fornitura di servizi a valore aggiunto.

Da quanto si apprende, oltre a Tim (non indagata) a cui sarebbero stati sequestrati quasi 250 milioni, risulterebbero coinvolte altre cinque società produttrici di contenuti – con sede a Roma, Torino, Milano e Madrid – che avrebbero beneficiato, secondo l’ipotesi accusatoria sostenuta dal pm Francesco Cajani (già titolare di un’analoga indagine che riguardava Wind), degli euro sottratti dal credito telefonico per giochi, suoneria, meteo, oroscopo e gossip, servizi ‘premium’ mai richiesti dagli utenti. Sono una ventina gli indagati nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco sui cosiddetti ‘ricavi tossici’.

Sei in tutto le società coinvolte, per gruppo quotato ‘congelati’ quasi 250 mln, 23 indagati

Il sequestro preventivo, emesso dal gip Patrizia Nobile, riguarda la cifra ritenuta dalla procura di Milano “profitto del reato di frode informatica” commessa attraverso “illecite attivazioni” di servizi premium nei confronti degli utenti Tim che “si sono visti addebitare, per il periodo 2017/2020, importi non dovuti per attivazioni indebite dei servizi a valore aggiunto”. Le indagini hanno svelato, si legge nella nota diffusa dalla procura di Milano, “come fosse sufficiente visitare una pagina web o consultare un app con il proprio cellulare, talvolta con l’inganno di fraudolenti banner pubblicitari e, senza far nulla, per ritrovarsi istantaneamente abbonati a servizi che prevedono il pagamento di un canone settimanale o mensile”.

Un business da “svariati milioni di euro” che ha tratto “ulteriore profitto” anche dalle attivazioni dei servizi aggiuntivi sulle connessioni mobili usate tra macchine per lo scambio di dati, le cosiddette ‘machine to machine’, ad esempio gli impianti di allarme o di domotica. Il provvedimento di sequestro preventivo eseguito oggi – da personale del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche con sede in Roma e al Nucleo di polizia economico finanziaria di Milano -, riguarda in particolare Tim spa (248,9 milioni di euro), 8,6 milioni nei confronti della spa Engineering Ingegneria Informatica, 7,9 milioni a Reply spa, 1,12 milioni nei confronti della società Bordebuzz (csp), 1,43 milioni alla società Digirain, 10.000 euro nei confronti di Federico Marchetto, all’epoca dei fatti dipendente Tim aggregato presso un csp e 53,9 milioni nei confronti del Csp spagnolo Telecoming per il tramite dell’autorità giudiziaria spagnola.

Nel procedimento penale risultano indagati, per il reato di frode informatica, 23 persone appartenenti alle diverse società coinvolte. Il filone investigativo “trae origine da precedenti indagini dalle quali era emerso analogo sistema di frode dell’operatore telefonico WindTre con il coinvolgimento di alcune società Csp/Hub tecnologici. All’esito di tale prima fase investigativa era stato eseguito, tra gli altri, un provvedimento di sequestro preventivo per un ammontare di oltre 23 milioni di euro a carico dell’operatore WindTre”.

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