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“C’è bellezza nella fragilità”. Intervista alla scrittrice Laura Rocca

Intervista Dopo aver fatto conoscere i suoi romanzi grazie al self publishing, la scrittrice Laura Rocca arriva in libreria con...

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Intervista

Dopo aver fatto conoscere i suoi romanzi grazie al self publishing, la scrittrice Laura Rocca arriva in libreria con “Il compositore di sogni infranti“, edito da Newton Compton, un romance con due protagonisti che rimarranno impressi nella mente e nel cuore dei lettori per molto tempo.

Da una parte troviamo Amethyst, una ragazza dal cuore d’oro che ama aiutare gli altri e che sogna di diventare una psicologa e dall’altra parte troviamo Ermes, un violinista talentuoso ed enigmatico. I due si conoscono da quando erano piccoli perché il padre di Amethyst è il giardiniere della tenuta del nonno di Ermes nella quale anche lui abita dopo la scomparsa dei suoi genitori in seguito ad un incidente stradale.

Il loro rapporto non sarà idilliaco perché nonostante Ermes sia attratto da Amethyst farà di tutto per allontanarla con screzi, dispetti e umiliazioni. Quest’ultima scoprirà che dietro il suo atteggiamento ostile nei suoi confronti si nasconde un disturbo di ansia chiamato cherofobia.

La storia di Amethyst ed Ermes non è una semplice storia d’amore e di amicizia tormentata. Si arricchisce di tanti ingredienti e sfumature. Laura Rocca con questo romanzo ci insegna che non è possibile avere il controllo su tutto ciò che accade nel corso della vita e che i momenti di felicità vanno conti senza se e ma, vivendoli a pieno.

È un tributo all’amore per quelle anime che sono destinate a stare insieme nonostante le difficoltà e le traversie che la vita ci pone lungo il proprio cammino. Parla di fragilità e sogni e del coraggio e della perseveranza di perseguirli sino in fondo. Una storia appassionante e che infonde ottimismo nei confronti dei sentimenti più nobili dell’animo umano.

In questa intervista la scrittrice Laura Rocca ci svela com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo e ci parla di sogni e cherofobia fornendoci tanti spunti di riflessione.

Come nasce l’idea di scrivere questo romance che affronta come tematica la cherofobia?

A ottobre 2020 stavo vivendo un periodo di grande successo lavorativo, avrebbe potuto essere uno dei momenti migliori della mia vita, ma a distanza di pochi giorni è morto improvvisamente mio padre a causa di un ictus. Si è formulata spontaneamente nella mia mente una domanda: Ho pagato un prezzo per ciò che ho ottenuto?

La musica e il suo potere regna sovrana nel romanzo. Per te che ruolo ha la musica nella tua esistenza?

La musica ha una grande importanza nella mia vita perché mio padre era polistrumentista. Amava moltissimo la musica, ho mie foto nelle quali ho solo un anno e sono in braccio a lui mentre suona il piano. Mi ha spesso dato lezioni ma, pur amando la musica, il mio talento era un altro.

A proposito di cherofobia. Hai mai vissuto un momento in cui hai temuto l’idea di essere felice? Se si c’è un consiglio che daresti a chi ne soffre?

Non al punto di sviluppare una vera e propria fobia, probabilmente perché ero adulta e ho contestualizzato il tutto nel dolore per il lutto, ma sì: è il motivo per cui è nato questo romanzo. Per quanto riguarda il consiglio: se si tratta di una sensazione lieve, come nel mio caso, ci si deve sempre ricordare che nessuno di noi ha il controllo degli eventi. Nel caso in cui stessimo parlando di emozioni che non ci consentono di vivere serenamente, invece, il mio consiglio è di chiedere aiuto a una persona competente e di non vergognarsi di mai della necessità di questo bisogno.

Il lettore leggendo il tuo romanzo si ritrova a riflettere su quanto sia importante perseguire i propri sogni con coraggio e determinazione nonostante le insidie e l’autosabotatore che spesso regna dentro di noi? Perché sognare?

Senza sogni non si vive, si esiste e basta. Spesso scordiamo che l’anima è una parte importante di noi stessi, tanto quanto il corpo. Se la lasciamo avvizzire, ci spegniamo.

C’è un personaggio al quale sei particolarmente legata e perché?

Ermes. Amo le cose rotte, piene di crepe. Troppa perfezione mi disturba. C’è bellezza nella fragilità. È qualcosa che, nella società odierna, ci impediamo di mostrare, ci sforziamo di apparire sempre perfetti, felici e soddisfatti, ma tutti sappiamo che non è sempre così. Ermes è un po’ come il passaggio dal buio alla luce, ti mostra che niente piove dal cielo, che un risultato necessita di un percorso.

Nel tuo romanzo citi la saga Queste oscure materie di Philip Pullman. Quando e come è nata la tua passione per essa e quanto ti ha stimolato nella scrittura di questa storia?

Non ricordo con precisione quanti anni fa ho letto per la prima volta la saga, credo almeno quindici. Avevo un furetto e ho visto per caso Pantalaimon, il daimon di Lyra, nel trailer del film. Era in forma di mustelide e mi sono incuriosita e informata. Essendo anche una scrittrice fantasy, ho sempre amato usare la filosofia per sviluppare alcuni elementi delle mie storie e ho adorato trovarne nei libri di Philip Pullman. Una costante nei daimon è il loro genere, che tende a essere opposto a quello del loro compagno umano. Questa particolarità rispecchia vividamente le nozioni di Anima e Animus di Jung, il quale suggerisce che attributi tipicamente femminili esistano nell’uomo e, inversamente, che tratti maschili siano presenti nella donna. Ho voluto attribuire la forza, spesso erroneamente associata solo agli uomini, ad Amethyst e, viceversa, la fragilità a Ermes.

I tuoi precedenti romanzi sono stati conosciuti tramite il self- publishing. Cosa si prova a pubblicare un romanzo con una casa editrice come la Newton Compton?

Questa potrebbe rivelarsi una risposta lunga che tenterò di riassumere. Quando ero una ragazzina, ero costantemente umiliata a causa dei busti correttivi per scoliosi, non avevo amici e ho iniziato a scrivere storie per creare mondi dove ero felice. A dodici anni, espressi il desiderio di frequentare il liceo classico, ma la professoressa disse a mia madre che io non ero abbastanza per il liceo. Ero restia a rispondere alle interrogazioni perché, quando parlavo ad alta voce, ridevano tutti. Quella sensazione di inadeguatezza mi è rimasta incollata addosso e, nel momento in cui ho deciso di realizzare il mio sogno e pubblicare un libro, non mi sono sentita di propormi a un editore, non volevo che qualcuno mi dicesse, ancora una volta, che non ero abbastanza. Quel giorno in cui, dopo aver pubblicato in self-publishing Il compositore di sogni infranti, ho ricevuto un’email dalla Newton Compton perché interessati al mio libro, mi sono sentita abbastanza. Vedere un mio libro in libreria, per me, ha un significato particolare che va oltre quello di essere una scrittrice. È un po’ come dire a tutte quelle persone che mi umiliavano: ecco, avete visto? Io ce l’ho fatta a realizzare il mio sogno.

A chi consiglieresti la lettura de Il compositore di sogni infranti?

A chi ha voglia di un libro che lo faccia sentire compreso, a tutte le persone che desiderano vivere le emozioni del primo amore, quello che appare sempre invincibile ed eterno e, ovviamente, a chi vuole sfiorare l’arcobaleno.

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