Vaccini Covid, lo studio coreano che fa tremare: +125% di tumori al pancreas nei richiamati

Sette tipi di cancro in aumento: i dati che i fact checker minimizzano

Un nuovo studio coreano mette sotto accusa i vaccini Covid: nei richiamati il tumore al pancreas schizza del 125%. Non è una prova di causalità, ma i numeri su sette diversi tipi di cancro sono troppo alti per essere ignorati, nonostante i tentativi di minimizzazione.

La ricerca coreana: numeri che non si possono ignorare

La ricerca coreana, pubblicata nel 2025 su Biomarker Research, ha analizzato i dati nazionali confrontando i non vaccinati, i vaccinati con ciclo iniziale (almeno una dose) e i vaccinati con richiami (booster, cioè terza dose o successive).

Vaccinati vs non vaccinati

In questo confronto, sei tumori mostrano un incremento significativo:

  • tiroide → +35%
  • stomaco → +34%
  • colon-retto → +28%
  • polmone → +53%
  • seno → +20%
  • prostata → +69%

Tutti con intervalli di confidenza che escludono l’ipotesi di caso.

Booster vs non-booster

Nell’analisi condotta solo sui vaccinati, confrontando chi si era fermato al ciclo base con chi aveva ricevuto anche i richiami, i dati cambiano ancora:

  • pancreas → +125%
  • stomaco → +23%

Il pancreas, in particolare, è il tumore che più colpisce per l’entità dell’incremento.

Il “calderone” dei tumori e i suoi limiti

Gli autori hanno calcolato anche l’hazard ratio per “overall cancers”, cioè tutti i tumori messi insieme. È un metodo usato in epidemiologia per dare un quadro d’insieme: quanti sviluppano almeno un tumore di qualunque tipo.

  • vaccinati vs non vaccinati → nessuna differenza significativa.
  • booster vs non-booster → HR 1,01 (cioè +1%), irrilevante.

Il vantaggio di questo approccio è che considera i numeri reali delle diagnosi e riduce il rischio di falsi allarmi. Ma il limite è evidente: le anomalie nei singoli sottogruppi vengono diluite. Dire che “in media non cambia nulla” è statisticamente corretto, ma concettualmente fuorviante: pancreas +125% e prostata +69% non spariscono perché altri tumori restano stabili.

Tra minimizzazione e interessi globali

Naturalmente i ricercatori stessi si sono affrettati a sottolineare che lo studio non prova causalità, e che i risultati potrebbero dipendere da fattori esterni, come il cosiddetto bias di sorveglianza (più controlli medici nei vaccinati, quindi più diagnosi precoci). Allo stesso tempo, siti di fact-checking hanno insistito sul dato “overall cancers = 1,01” per rassicurare il pubblico.

È una scelta comprensibile per evitare panico e non consegnare l’argomento alle frange più irrazionali del movimento novax. Ma non si può ignorare che simili numeri toccano interessi globali enormi: il business dei vaccini Covid ha generato fortune e capitalizzazioni stellari, e oggi, proprio mentre emergono studi controversi, quelle fortune si stanno sgretolando.

L’ascesa e il ridimensionamento dell’mRNA

Nel 2021 l’mRNA era celebrato come la chiave del futuro. Moderna e BioNTech, due realtà fino ad allora di nicchia, erano state catapultate nell’olimpo della biotecnologia grazie alla pandemia. In pochi mesi i loro laboratori avevano generato ricavi da colossi farmaceutici, sostenuti da governi pronti a pagare qualunque prezzo pur di garantire vaccini rapidi.

Quella parabola, però, si è rivelata fragile. A tre anni di distanza, il crollo delle adesioni ai richiami ha lasciato scoperta la dipendenza totale da un solo prodotto. Le aziende hanno visto dissolversi capitalizzazioni e riserve di fiducia, mentre il pubblico smetteva di considerare il vaccino Covid un bene di prima necessità.

Politica e scienza: un rapporto rovesciato

Il colpo di grazia è arrivato dal fronte politico. Con la nomina di Robert F. Kennedy Jr. alla guida della sanità americana, la narrativa istituzionale è cambiata: via i vertici del CDC, ridimensionati i comitati di esperti, meno sostegno federale ai vaccini Covid. Non è stata una scelta scientifica, ma politica, e l’effetto sul settore è stato immediato: i titoli in borsa hanno bruciato miliardi di valore in poche settimane.

Qui sta il paradosso: un’innovazione presentata come rivoluzione medica si è rivelata legata a doppio filo non alla ricerca, ma agli equilibri di governo.

La difficile riconversione

BioNTech ha cercato di tornare alle origini, riallacciando i fili con l’oncologia e puntando su nuove partnership nel campo delle immunoterapie. Moderna, invece, appare più esposta: nonostante investimenti ingenti, il portafoglio resta povero, con l’unico vaccino RSV incapace di compensare il declino del Covid.

Il futuro dipenderà dalla capacità di queste aziende di liberarsi dalla monocultura dell’mRNA anti-Covid e di trovare applicazioni che reggano al di fuori dell’emergenza.

Fragilità di un modello

La vicenda mostra un punto essenziale: un intero settore non può vivere dell’onda di un singolo evento storico. L’mRNA ha dimostrato potenzialità straordinarie, ma senza basi scientifiche e cliniche solide al di là del Covid rischia di restare un fuoco di paglia.

Per questo, più che alle oscillazioni di borsa o alle strategie di comunicazione, il futuro della ricerca dovrebbe affidarsi a risultati duraturi. Perché basare il destino di un’intera tecnologia sugli umori della politica più che sulla solidità della scienza è il segno evidente della fragilità di un modello.

Fonti e riferimenti