Bitcoin ancora in calo e sotto la soglia dei 90 mila dollari. La regina delle criptovalute si attesta a 89.833 dollari, in calo del 4% nelle ultime 24 ore. Il Bitcoin, rileva Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di Ig Italia, “ha mostrato nuovi segnali di tensione nelle ultime settimane. È finora sceso brevemente sotto i 90.000,00 dollari, segnando il prezzo più basso degli ultimi sei mesi. Tuttavia, gli investitori si allontanano dal rischio legato alle criptovalute”.
E in prospettiva? “Se il sentiment degli investitori dovesse migliorare, magari grazie a un inatteso ammorbidimento dei tassi di interesse negli Stati Uniti o a segnali di crescita globale più robusti. Bitcoin – rileva l’analista – potrebbe mettere in atto un rimbalzo dagli attuali livelli. Al contrario, se le aspettative di tagli dei tassi resteranno depresse e le valutazioni tech continueranno a indebolirsi, Bitcoin potrebbe tornare a testare livelli più bassi. Finché non emergerà una base di supporto più solida. L’orientamento della politica monetaria della Fed sarà cruciale. Poiché tassi più bassi riducono il costo-opportunità di detenere asset non remunerativi come Bitcoin, un fattore comune nel mondo delle criptovalute”.
Il mercato delle criptovalute, rileva, “è entrato in una fase difficile. Nelle ultimi sei settimane sono stati cancellati oltre 1.000 miliardi di dollari dalle valutazioni globali delle criptovalute. Questo a causa dei timori per le valutazioni elevate del settore tech e dell’incertezza sulla politica dei tassi d’interesse negli Stati Uniti. Secondo l’aggregatore di dati sulle crypto, CoinGecko, circa 18.000 coin hanno complessivamente perso il 25% del loro valore rispetto ai massimi del mese scorso. Questo ha cancellato circa 1,1 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato complessiva. Nel frattempo, anche Bitcoin ha perso più di un quarto del suo valore nello stesso periodo. Ora scambia ai livelli più bassi da aprile, portandosi in territorio negativo da inizio annoLe criptovalute, quindi, continuano a essere influenzate da questi timori economici.
Qual è il motivo della caduta del Bitcoin? Per molti, sottolinea l’analista, “la principale ragione del crollo sono le vendite di alcune importanti posizioni a leva. Qualcuno ha nominato Strategy nonostante le smentite del proprio Chairman Michael Saylor. Un fattore che ha accelerato il ribasso, creando un effetto a cascata man mano che le criptovalute subiscono le margin call. Ciò ha forzato la chiusura di ulteriori posizioni”.
Perché si vendono i Bitcoin? I deflussi dagli Etf spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti, sottolinea Diodovich, “hanno raggiunto i livelli peggiori da febbraio. Inoltre, i detentori di lungo periodo avrebbero venduto circa 815.000 Btc negli ultimi 30 giorni. Questo rappresenta un ulteriore segnale d’allarme per il sentiment. La riduzione delle posizioni da parte di questi investitori solitamente stabili suggerisce crescenti dubbi di convinzione. Il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve (Fed) ha inoltre pesato in modo significativo. Infatti, la probabilità di un taglio dei tassi a dicembre è crollata bruscamente intorno al 50%”. Il contesto delle criptovalute è particolarmente influente in questo scenario negativo.
Sul fronte leggermente più positivo, rileva, “ci sono segnali istituzionali che suggeriscono che l’interesse di fondo non sia del tutto evaporato. Per esempio, benché i dettagli restino vaghi, alcuni report indicano che grandi investitori e fondazioni starebbero comunque aumentando le allocazioni. Vedendo l’attuale debolezza come un’opportunità per costruire posizioni a livelli più interessanti rispetto ai recenti massimi”.
Le implicazioni per Bitcoin, aggiunge l’analista, “sono chiare: in primo luogo, viene trascinato al ribasso principalmente dai fattori di rischio macro e dalla più ampia liquidazione degli asset speculativi. Questo avviene piuttosto che da un deterioramento dei suoi fondamentali. In secondo luogo, la liquidità appare più sottile e l’attività di market making è sotto pressione, aumentando il rischio di movimenti amplificati anche a fronte di flussi moderati. Inoltre, sebbene esista un’adozione strutturale e un interesse istituzionale per Bitcoin, questi segnali positivi di lungo periodo sono attualmente oscurati dai venti contrari macro nel breve termine. La transizione verso il “risk-off” tra gli investitori ha colpito in modo particolare gli asset percepiti come speculativi. Bitcoin e altre criptovalute, in quanto asset non regolamentati, ne stanno soffrendo in misura sproporzionata”.