L’età della pensione si allontana, mentre la popolazione invecchia.
Nel mezzo, un Paese che rischia di trovarsi senza un sistema di cura adeguato e senza strumenti previdenziali in grado di sostenere davvero la longevità crescente. La nuova manovra economica — ancora in fase di confronto politico — riporta al centro una domanda che l’Italia rinvia da troppo tempo: chi si prenderà cura di noi quando non saremo più autonomi? Sull’argomento facciamo chiarezza con Giancarlo Bechicchi, titolare dell’Agenzia Generali Ferrara Baluardi.
L’età della pensione sale: sostenibilità o sacrificio?
Nella bozza della manovra, il Governo conferma l’indirizzo degli ultimi anni: l’età pensionabile dovrà continuare a crescere, allineandosi agli aggiornamenti sulla speranza di vita. Già oggi l’uscita dal lavoro è fissata a 67 anni, ma dal 2027 gli scatti automatici previsti rischiano di spostarla ancora più avanti.
L’Italia è davvero “un Paese invecchia velocemente”?
L’Italia è, dopo il Giappone, il Paese più vecchio del mondo. Ogni anno aumenta la quota di persone con più di 65 anni, mentre diminuisce la popolazione in età lavorativa. E mentre gli over 75 diventano più numerosi, cresce anche la domanda di assistenza quotidiana: oggi molte città italiane sono rette da un esercito silenzioso e invisibile di badanti, figure che spesso rappresentano l’unico supporto reale per anziani soli o con fragilità. In alcune aree urbane, una famiglia su tre convive con una badante, regolare o irregolare.Secondo gli ultimi dati disponibili, ci sono 8–9 badanti ogni 100 anziani soli, un rapporto che mostra chiaramente due cose: la domanda di assistenza è esplosa e un welfare familiare — storicamente il “pilastro sommerso” del nostro Paese — non più sufficiente.
L’aumento della longevità è una buona notizia, ma porta con sé un bisogno crescente di cura, spesso continuativa e costosa. E proprio quando aumenta la fragilità, si sposta più avanti anche la soglia della pensione. Un paradosso.
L’età della pensione sale, ma la salute non segue lo stesso ritmo
La longevità cresce più velocemente della “longevità in salute”. Significa che si vivono più anni, ma non necessariamente in condizioni di piena autonomia. Eppure la normativa tende ad allungare la vita lavorativa come se le due curve coincidessero. È qui che nasce il cortocircuito: chiedere a una popolazione che invecchia di lavorare più a lungo non è sempre compatibile con il fatto che, dopo i 70 anni, il rischio di non autosufficienza cresce esponenzialmente.
Il nuovo welfare parallelo: badanti come ammortizzatore sociale
Le badanti stanno diventando una componente strutturale del welfare italiano. Ma questo comporta due problemi: si tratta di un welfare privato e diseguale (le famiglie che possono permetterselo garantiscono ai propri anziani cure continuative. Le altre si arrangiano, spesso sperando in contributi pubblici lenti e frammentati) e si tratta di un welfare poco regolato (un numero enorme di rapporti di lavoro è in nero o semi-regolare, lasciando spazio a precarietà, turni massacranti e scarsa qualità del servizio)
Verso una nuova idea di previdenza.
Di fronte a questo scenario, parlare di “previdenza” non può significare solo calcolare l’assegno che si riceverà a 67 o 68 anni. Significa occuparsi di tutto l’arco della vita, soprattutto della fase di non autosufficienza.
“Gli strumenti oggi a disposizione sono diversi, ma poco conosciuti o poco utilizzati- spiega Innanzitutto va evidenziato il valore della previdenza complementare: fondi pensione e piani individuali che permettono di accumulare risorse aggiuntive rispetto alla pensione pubblica. In Italia ancora troppo poco diffusi, soprattutto tra lavoratori autonomi e giovani. Poi ci sono le polizze Long-Term Care (LTC) ovvero assicurazioni che intervengono quando una persona non è più autosufficiente, coprendo costi di badanti, strutture, assistenza specializzata. In un Paese che invecchia rapidamente, potrebbero diventare decisive”
“Serve lavorare sul potenziamento dell’assistenza domiciliare pubblica- aggiunge l’esperto- Investire in servizi territoriali, infermieri, operatori socio-sanitari, soluzioni tecnologiche (teleassistenza, domotica). Altrimenti tutto il peso ricade sulle famiglie. È necessario anche passare per temi di rilievo come contratti più dignitosi, incentivi fiscali per le famiglie che assumono regolarmente: una filiera solida dell’assistenza riduce vulnerabilità e sommerso, come anche percorsi flessibili per chi può e vuole lavorare più a lungo — part-time, gradualità, smart working — differenziando le carriere logoranti da quelle meno pesanti”- conclude l’esperto.