giovedì1 Dicembre 2022

DA ADNKRONOS

Le banche italiane possono essere preda di quelle estere, dicono i numeri

(Adnkronos) – Le banche italiane, per dimensioni, potrebbero essere aggredite dalle banche estere. In particolare, dai tre istituti europei più grandi: Credit Agricole, Bnp Paribas e Banco Santander. E’ la conclusione a cui arriva un report riservato, datato 28 settembre 2022, che circola in ambienti bancari e che l’Adnkronos ha potuto consultare. La tesi poggia sulla constatazione che “la presenza di campioni bancari sovranazionali promuoverebbe una reale competitività sul mercato mondiale e, soprattutto, garantirebbe una protezione sostanziale del sistema europeo da eventuali attacchi di competitors e fondi internazionali”.  

Che ci siano le condizioni perché le banche italiane possano diventare prede lo dicono i numeri. Il report cita la classifica, per importi di Tier 1 capital, pubblicata dal sito finanziario americano Thebankerdatabase. Non ci sono banche italiane tra le prime 20 in graduatoria: la prima delle europee, al nono posto, è la HSBC, che è fuori dall’Eurosistema; al quattordicesimo e quindicesimo posto compaiono i primi due istituti dell’Unione europea, Credit Agricole e BNP Paribas, pienamente operativi e protagonisti all’interno del nostro panorama nazionale; chiude la top 20 la spagnola Banco Santander. Il resto è appannaggio di Cina (che occupa i primi 4 posti a distanze incolmabili) e Stati Uniti, con l’eccezione della nipponica Mitsubishi, dodicesima.  

Per trovare una banca italiana è necessario scendere al trentatreesimo posto, con i 65,66 milioni di dollari di capitale di classe 1 di Unicredit, che precede per poco Intesa SanPaolo, trentacinquesima, di gran lunga la nostra maggiore banca per dimensioni ricavi profitti e capitalizzazione. Tra i primi 50 posti, più nulla.  

Oltre ai numeri, ci sono le indicazioni della Bce. La linea, si ricorda nel report, “è nettamente favorevole a un sistema bancario europeo consolidato, che può assicurare integrazione dei mercati, diversificazione delle fonti di reddito, frazionamento dei rischi, e maggiore stabilità per una politica di tassi e prezzi gestibile pure in contesti emergenziali come quello attuale”. Questo porta “a esprimere un giudizio ottimistico su tali ipotesi in un contesto di fusioni e acquisizioni”. D’altra parte, però, osserva il documento, “si potrebbe generare il timore di vederci sfilare qualche nostro gioiello nazionale in caso di aggressioni, di opa ostili, con le immaginabili ricadute economiche e sociali”.