Ray-Ban Stories, violano la privacy? Il Garante italiano chiede chiarimenti a Facebook

Ray-Ban Stories, violano la privacy? Il Garante italiano chiede chiarimenti a Facebook

Nella giornata di venerdì 10 settembre il Garante italiano per la protezione dei dati ha comunicato di avere fatto una richiesta ufficiale al social network Facebook (FB.O) affinchè vengano forniti i dovuti chiarimenti sugli occhiali intelligenti, i Ray-Ban Stories, appena posti in commercio. Si tratta dei famosi occhiali “smart” appena lanciati dal gigante dei social media. La richiesta del garante è finalizzata alla valutazione della conformità di questi dispositivi alle leggi sulla privacy. Si tratta di occhiali che il colosso americano ha prodotto in partnership con Ray-Ban e che consentiranno a coloro che li indossano di poter fare alcune attività contemporaneamente, come ad esempio ascoltare musica, effettuare delle foto o dei video, condividendoli sui social network mediante una apposita app.

Nel comunicato, l’autorità garante ha specificato di aver sollecitato il commissario irlandese per la protezione dei dati (l’autorità che supervisiona i contenuti di Facebook che ha sede in Irlanda) al fine di ottenere al più presto tali chiarimenti. Nel dettaglio, l’autorità italiana ha chiesto informazioni al social network che ha prodotto gli occhiali intelligenti sulle misure adottate al fine di tutelare le persone che verranno immortalate occasionalmente nei video. Il problema si pone soprattutto quando sono i minori ad essere ripresi. Sono stati anche chiesti ulteriori chiarimenti per quanto concerne le misure adottate da Facebook al fine di garantire l’anonimato in merito ai dati raccolti e alle caratteristiche dell’assistente vocale collegato agli occhiali.

Il problema di coniugare il diritto alla privacy con l’evoluzione della tecnologia sarà una sempre più spinoso negli anni a venire e richiederà degli interventi e un monitoraggio costante da parte delle autorità competenti al fine di prevenire abusi e usi distorti.

In una nota ufficiale, Facebook ha ammesso che i dubbi inerenti alla tutela della privacy sono fondati e di esserne perfettamente consapevole, ma ha anche chiarito che prima del lancio di questi nuovi dispositivi è stato preso un impegno con il DPC irlandese per condividere tutte le misure adottate e integrate al fine di tutelare la privacy nel design del prodotto e nella funzionalità degli occhiali, anche per garantire l’adeguata tranquillità sia a coloro che li utilizzeranno che a coloro che si troveranno intorno.

Facebook ha anche dichiarato la propria disponibilità nel fornire adeguati chiarimenti al Garante attraverso il DPC irlandese: “non vediamo l’ora di continuare la nostra collaborazione con i regolatori in Europa” ha dichiarato il portavoce del social network fondato da Zuckerberg.

Questi occhiali “smart” sono studiati anche per effettuare riprese video. Quando si mette in funzione la telecamera si accende un piccolo LED bianco che si trova sulla parte destra degli occhiali. Attraverso questo segnale le persone possono capire che l’utilizzatore sta effettuando dei video. Un sistema fin troppo facile per chi utilizza questi occhiali ma che non consente facilmente a chi sta intorno di sapere di essere immortalato in un video privato senza il proprio consenso. Già in passato le stesse critiche sono state rivolte a Google quando vennero messi in commercio i primi Google Glass.