
Hormuz e il nuovo disordine mondiale: quando la forza rischia di sostituire il diritto
Le parole di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz segnano un nuovo livello dell’escalation con l’Iran. Al di là della provocazione, emerge una domanda più profonda: in un mondo dominato nuovamente dai rapporti di forza, quanto sono ancora efficaci le regole costruite dopo la Seconda guerra mondiale? Ci sono dichiarazioni politiche destinate a essere dimenticate nel giro di poche ore e altre che, anche quando vengono pronunciate con intenti provocatori, obbligano a interrogarsi sul significato delle parole utilizzate. Quella pronunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sullo Stretto di Hormuz appartiene certamente alla seconda categoria. Dopo avere affermato nei giorni scorsi che gli Stati Uniti hanno il «controllo totale» dello Stretto, Trump è arrivato ad annunciare che presto avrebbe dichiarato Hormuz territorio degli Stati Uniti. La provocazione ha assunto una dimensione ancora più evidente con la pubblicazione di una mappa nella quale lo Stretto viene indicato come “NEW U.S. TERRITORY”. Si potrebbe essere tentati di liquidare tutto come l’ennesima iperbole comunicativa del presidente americano. Sarebbe però un errore. Non perché una mappa pubblicata da un presidente possa modificare i confini internazionali. Evidentemente non può farlo. Ma perché quelle parole vengono pronunciate mentre Stati Uniti e Iran sono coinvolti da mesi













