Trump, Stretto di Hormuz e petrolio oltre i 100 dollari: quali rischi per economia, inflazione e tassi
L’escalation tra Stati Uniti e Iran riporta al centro la sicurezza delle rotte energetiche. Il rincaro del petrolio può trasferirsi ai prezzi di trasporti, alimentari e materie prime, rallentando la crescita e spingendo le banche centrali a mantenere i tassi elevati più a lungo. Lo Stretto di Hormuz è tornato a essere uno dei punti più delicati dell’economia mondiale. Le tensioni tra l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump e l’Iran, unite agli attacchi alle rotte marittime del Medio Oriente, hanno riportato il prezzo del Brent oltre la soglia dei 100 dollari al barile e accresciuto i timori di nuove interruzioni nelle forniture energetiche. Il problema non riguarda soltanto il prezzo pagato dagli automobilisti alla pompa. Petrolio, gas e trasporti marittimi rappresentano costi trasversali, presenti direttamente o indirettamente in quasi ogni processo produttivo. Quando aumentano, l’effetto tende a propagarsi lungo l’intera economia: dalle imprese alle famiglie, dai prezzi industriali a quelli dei beni di consumo. La vera domanda, dunque, non è se la crisi avrà conseguenze economiche, ma quanto saranno profonde e, soprattutto, quanto a lungo dureranno. Perché lo Stretto di Hormuz è così importante Hormuz è un passaggio marittimo stretto, ma essenziale per il mercato energetico globale. Prima dell’attuale conflitto vi












