
Acqua, microchip e intelligenza artificiale: il costo fisico della rivoluzione digitale.
C’è un elemento che rende ancora più profondo il rapporto tra acqua ed economia digitale: i microchip hanno bisogno dell’acqua due volte. La prima per essere prodotti. La seconda, direttamente o indirettamente, per essere raffreddati quando lavorano all’interno delle grandi infrastrutture informatiche. Ed è proprio questa doppia dipendenza che rischia di trasformare l’acqua in uno dei fattori strategici della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Prima dell’algoritmo viene il chip Quando utilizziamo un sistema di intelligenza artificiale vediamo soltanto il risultato finale: una risposta, un’immagine, una previsione, un’elaborazione. Dietro quella risposta lavorano però migliaia di processori. GPU, CPU e acceleratori progettati specificamente per l’intelligenza artificiale eseguono contemporaneamente enormi quantità di operazioni matematiche. Più aumenta la capacità di calcolo, maggiore diventa la quantità di energia elettrica trasformata inevitabilmente in calore. Ed è qui che nasce il problema. Un microchip può funzionare correttamente soltanto all’interno di determinati intervalli di temperatura. Se il calore prodotto non viene rapidamente allontanato, diminuiscono efficienza e affidabilità e, oltre determinate soglie, possono verificarsi malfunzionamenti. Il raffreddamento non è quindi un elemento accessorio del data center. È parte integrante della capacità di calcolo. Più potenti diventano i chip, più difficile diventa raffreddarli La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta rendendo questa relazione ancora più













