La nuova escalation nel Golfo sta trasformando una crisi militare già grave in un confronto regionale sempre più difficile da controllare. Esplosioni sono state udite a Manama, capitale del Bahrein, dopo l’attivazione delle sirene d’allarme. Le autorità del regno hanno dichiarato di aver respinto un attacco aereo iraniano, mentre in Kuwait le forze armate hanno segnalato l’intervento dei sistemi di difesa contro «obiettivi aerei ostili».
L’Iran sostiene di aver colpito installazioni militari statunitensi presenti nei Paesi del Golfo. Gli attacchi sono arrivati mentre le forze degli Stati Uniti conducevano una nuova serie di operazioni contro obiettivi iraniani, indicando come bersagli sistemi di difesa costiera, postazioni missilistiche, siti per droni e capacità navali.
Il fronte più pericoloso resta però quello marittimo. Due petroliere legate agli Emirati Arabi Uniti sono state raggiunte da missili da crociera iraniani nella corsia meridionale dello Stretto di Hormuz, all’interno delle acque territoriali dell’Oman. Secondo il primo bilancio comunicato dal ministero della Difesa emiratino, un marittimo indiano è morto e altre otto persone sono rimaste ferite. Abu Dhabi ha dichiarato di conservare il pieno diritto di rispondere all’attacco.
Le cifre sulle vittime non sono ancora consolidate. Associated Press ha riportato una successiva valutazione dell’Organizzazione marittima internazionale secondo cui gli attacchi alle petroliere Mombasa e Al Bahiyah avrebbero provocato due morti e quattordici feriti. La differenza tra i bilanci dimostra quanto la situazione sia ancora confusa e in rapido aggiornamento.
Esplosioni a Manama e sirene in Bahrein
Il Bahrein rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intera escalation nel Golfo. Il Paese ospita a Manama il quartier generale della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti e altre strutture fondamentali per il coordinamento delle operazioni marittime occidentali nella regione.
La Quinta Flotta opera in un’area di circa 2,5 milioni di miglia quadrate che comprende il Golfo Persico, il Golfo dell’Oman, il Mar Rosso e parte dell’Oceano Indiano. Nella sua zona di responsabilità si trovano tre passaggi strategici: lo Stretto di Hormuz, il Canale di Suez e lo Stretto di Bab el-Mandeb.
Colpire il Bahrein significa quindi tentare di raggiungere direttamente la rete militare statunitense nel Golfo. Per Teheran, questi attacchi rappresentano una risposta alle operazioni americane contro il territorio iraniano. Per Manama, invece, costituiscono una violazione della propria sovranità e un pericolo immediato per la popolazione civile.
Le esplosioni udite nella capitale, insieme alla ripetuta attivazione delle sirene, mostrano quanto sia diventato fragile il confine tra un attacco contro una base militare e il coinvolgimento diretto delle aree urbane. Missili intercettati, frammenti e possibili errori di traiettoria possono causare danni anche quando l’obiettivo dichiarato è un’installazione militare.
Il Kuwait affronta nuovi obiettivi aerei ostili
Anche il Kuwait è tornato in stato di allerta. Le autorità hanno comunicato che le forze armate stavano affrontando obiettivi aerei definiti ostili, mentre le sirene suonavano nel Paese. La nuova ondata segue precedenti intercettazioni di missili e droni lanciati verso installazioni presenti sul territorio kuwaitiano.
La presenza di basi, sistemi di difesa e infrastrutture americane rende Kuwait e Bahrein bersagli potenziali della strategia iraniana. Teheran punta a dimostrare che gli attacchi statunitensi non possono essere condotti senza conseguenze per i Paesi che ospitano le forze di Washington.
Questa strategia, tuttavia, aumenta il rischio di allargare il conflitto. I governi del Golfo hanno cercato a lungo di mantenere un equilibrio tra l’alleanza militare con gli Stati Uniti e la necessità di evitare una guerra aperta con l’Iran. Gli attacchi diretti sul loro territorio rendono questa posizione sempre più difficile da sostenere.
Petroliere degli Emirati colpite nello Stretto di Hormuz
L’attacco alle petroliere emiratine segna un passaggio particolarmente grave. Le navi civili e commerciali non sono soltanto strumenti economici: trasportano equipaggi internazionali e attraversano rotte utilizzate ogni giorno da numerosi Paesi.
Secondo la ricostruzione emiratina, le petroliere sono state colpite da missili da crociera iraniani mentre navigavano nella corsia meridionale dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha sostenuto che le imbarcazioni avessero ignorato ripetuti avvertimenti e utilizzato una rotta vicina all’Oman, al di fuori delle acque territoriali iraniane.
La posizione di Teheran non riduce la gravità dell’episodio. Attaccare navi commerciali in una delle principali vie marittime del pianeta mette in pericolo gli equipaggi, aumenta i costi assicurativi e spinge le compagnie a ridurre o sospendere i transiti.
I dati sul traffico marittimo mostrano già un effetto concreto: il numero delle petroliere che hanno attraversato Hormuz è sceso al livello più basso degli ultimi due mesi. Nella stessa giornata, il petrolio Brent è salito sopra gli 86 dollari al barile, mentre diversi mercati azionari del Golfo hanno chiuso in ribasso.
Perché lo Stretto di Hormuz è decisivo
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e al Mar Arabico. È considerato uno dei passaggi energetici più importanti del mondo perché offre pochissime rotte alternative per l’esportazione del petrolio prodotto nella regione.
Nel 2023, attraverso Hormuz sono transitati in media circa 20,9 milioni di barili di petrolio al giorno, una quantità equivalente a circa il 20 per cento del consumo globale di prodotti petroliferi. Nello stesso passaggio è transitata anche circa una quinta parte del commercio mondiale di gas naturale liquefatto.
Una riduzione prolungata della navigazione può produrre conseguenze immediate sui prezzi dell’energia, sui trasporti e sull’inflazione. L’esperienza dei mesi scorsi ha già mostrato quanto una chiusura, anche parziale, possa interrompere i flussi di greggio e costringere i Paesi importatori a cercare forniture alternative.
Saudi Arabia ed Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti capaci di trasferire una parte della produzione verso terminali situati fuori dal Golfo Persico. Queste infrastrutture, tuttavia, non possono sostituire completamente il volume di petrolio che normalmente attraversa lo stretto.
Stati Uniti e Iran, il rischio di una spirale senza controllo
Gli Stati Uniti dichiarano che le operazioni militari hanno lo scopo di ridurre la capacità iraniana di attaccare civili e naviglio commerciale. L’Iran presenta invece le proprie azioni come una risposta alle incursioni americane e alla pressione esercitata sulle sue infrastrutture militari ed economiche.
Entrambe le parti sembrano voler usare la forza per aumentare il proprio potere negoziale. Tuttavia, una strategia basata su attacchi e rappresaglie può fallire rapidamente. Basta un missile che colpisca una zona densamente abitata, un numero elevato di vittime o un attacco contro un’infrastruttura energetica essenziale per spingere uno dei governi coinvolti verso una risposta più ampia.
Il rischio maggiore è che Bahrein, Kuwait o Emirati Arabi Uniti decidano di intervenire direttamente. La dichiarazione emiratina sul diritto di rispondere segnala che la pazienza dei Paesi arabi potrebbe avvicinarsi al limite.
Gli effetti su Dubai, Abu Dhabi e le economie del Golfo
Per gli Emirati Arabi Uniti, la crisi non riguarda soltanto la sicurezza nazionale. Dubai e Abu Dhabi sono grandi centri finanziari, logistici, immobiliari e turistici. La stabilità regionale rappresenta una componente essenziale della loro capacità di attrarre capitali e imprese internazionali.
Un conflitto prolungato potrebbe aumentare i costi dei voli, delle assicurazioni, delle importazioni e della navigazione. Le compagnie aeree devono valutare costantemente le rotte, mentre l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea ha invitato gli operatori a evitare gli spazi aerei di Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Golfo dell’Oman.
Anche il settore immobiliare e quello turistico potrebbero subire un rallentamento se la percezione di sicurezza dovesse peggiorare. Al momento non esistono elementi per parlare di una crisi strutturale delle economie del Golfo, ma la persistenza degli attacchi può condizionare le decisioni degli investitori internazionali.
Diplomazia sempre più fragile
La ripresa delle ostilità sta mettendo in discussione il memorandum d’intesa firmato nel mese di giugno dagli Stati Uniti e dall’Iran. L’accordo avrebbe dovuto riaprire lo Stretto di Hormuz e preparare il terreno per una soluzione più stabile, ma gli ultimi attacchi hanno indebolito in modo significativo il processo diplomatico.
Il presidente statunitense Donald Trump ha rinunciato al progetto di imporre una tassa del 20 per cento alle navi in transito attraverso Hormuz, dichiarando di voler sostituire l’idea con accordi commerciali e investimenti dei Paesi del Golfo negli Stati Uniti. Washington ha però confermato la pressione navale contro l’Iran.
La scelta evita, almeno per il momento, una misura contestata dalle compagnie marittime e dalle organizzazioni internazionali. Non risolve però il problema centrale: Stati Uniti e Iran continuano a scambiarsi attacchi mentre le possibilità di un accordo definitivo diminuiscono.
Escalation nel Golfo, cosa può accadere adesso
Nelle prossime ore sarà decisivo verificare se gli attacchi resteranno limitati alle strutture militari o se continueranno a coinvolgere petroliere, rotte commerciali e aree urbane.
Il primo scenario prevede una prosecuzione controllata delle rappresaglie. Washington e Teheran potrebbero continuare a colpirsi evitando deliberatamente obiettivi capaci di provocare una guerra regionale totale.
Il secondo scenario è molto più pericoloso. Un nuovo attacco con numerose vittime, la distruzione di una nave o un colpo contro impianti petroliferi potrebbe spingere Emirati, Bahrein o Kuwait a reagire direttamente.
Il terzo scenario resta quello diplomatico. Una mediazione urgente potrebbe congelare le operazioni e riaprire il confronto sullo Stretto di Hormuz. Al momento, però, la forza delle armi sembra prevalere sulle trattative.
La nuova escalation nel Golfo non è quindi una crisi lontana e circoscritta. Coinvolge le principali rotte energetiche mondiali, la sicurezza dei Paesi arabi e gli equilibri tra Iran e Stati Uniti. Ogni ulteriore attacco aumenta la possibilità che un confronto ancora parzialmente controllato si trasformi in una guerra regionale dalle conseguenze imprevedibili.
Domande frequenti
Perché l’Iran ha attaccato Bahrein e Kuwait?
Teheran afferma di aver preso di mira installazioni militari statunitensi come risposta agli attacchi americani contro l’Iran. Bahrein e Kuwait ospitano importanti strutture militari degli Stati Uniti.
Quante persone sono morte sulle petroliere?
Il primo bilancio degli Emirati Arabi Uniti indica un morto e otto feriti. L’Organizzazione marittima internazionale, citata da Associated Press, ha successivamente riferito due morti e quattordici feriti. I dati devono quindi essere considerati ancora in aggiornamento.
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?
Attraverso Hormuz passa circa un quinto del petrolio consumato nel mondo e una quota simile del commercio globale di gas naturale liquefatto. Una chiusura può provocare rialzi dei prezzi e problemi nelle forniture energetiche.