
Oltre Hormuz: la nuova geografia degli oleodotti che potrebbe cambiare gli equilibri energetici mondiali
Le tensioni geopolitiche stanno accelerando la costruzione di nuove infrastrutture energetiche per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz e ridisegnare le rotte mondiali del petrolio. Per oltre mezzo secolo lo Stretto di Hormuz è stato considerato il cuore pulsante del commercio mondiale del petrolio. Tra le coste dell’Iran e dell’Oman, in un tratto di mare largo appena poche decine di chilometri, transita una quota enorme delle esportazioni di greggio e di gas naturale liquefatto provenienti dal Golfo Persico. È uno dei più importanti chokepoint energetici del pianeta: un passaggio obbligato la cui eventuale chiusura avrebbe ripercussioni immediate sui mercati internazionali, sui prezzi dell’energia e, di conseguenza, sull’economia globale. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa sta cambiando. Le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, gli attacchi alle infrastrutture energetiche, la guerra nel Mar Rosso e la consapevolezza della vulnerabilità delle rotte marittime stanno spingendo i principali Paesi produttori a ripensare la propria strategia logistica. L’obiettivo non è sostituire Hormuz, almeno non nel breve periodo, ma ridurne progressivamente il peso strategico attraverso una rete di oleodotti terrestri capaci di convogliare il petrolio verso altri sbocchi marittimi. Perché Hormuz è così importante Ogni giorno attraverso lo Stretto di Hormuz transitano decine di milioni di













