La guerra che non osa chiamarsi guerra: l’allarme di Berlino e il nuovo fronte con Mosca
Droni, sabotaggi, cyberattacchi e disinformazione: secondo l’intelligence tedesca il confronto con la Russia è entrato in una fase più pericolosa. Ma tra guerra ibrida e conflitto militare esiste ancora una linea che l’Europa deve impedire venga oltrepassata. Non siamo in guerra. Ma non siamo più nemmeno nella pace alla quale l’Europa si era abituata dopo la fine della Guerra fredda. È forse questa la chiave per leggere l’allarme lanciato il 5 ottobre 2026 dai vertici dell’intelligence tedesca davanti alla Commissione parlamentare di controllo del Bundestag. Martin Jäger, presidente del Bundesnachrichtendienst, il servizio di intelligence estera della Germania, ha indicato la Russia come la principale minaccia alla sicurezza tedesca, sostenendo che il deterioramento della situazione previsto già nel 2025 si sia ormai pienamente concretizzato. Il Bundestag riferisce che, secondo Jäger, Mosca sta aumentando contemporaneamente la pressione sull’Ucraina, sull’Europa e sulla Germania. L’espressione utilizzata è ancora più significativa: “guerra ombra”. Non un conflitto combattuto apertamente con carri armati e divisioni militari sul territorio europeo, ma una zona grigia nella quale operazioni di intelligence, sabotaggi, cyberattacchi, campagne di disinformazione e azioni clandestine possono colpire un Paese senza oltrepassare formalmente la soglia della guerra. Ed è proprio questa ambiguità a renderla pericolosa. La nuova frontiera













