
La città invisibile
Disabilità, diritti e il livello di civiltà di una comunità Esiste una città che la maggior parte di noi non vede. Non compare sulle mappe, non ha confini né insegne e, proprio per questo, spesso rimane invisibile agli occhi di chi la attraversa ogni giorno. Eppure, percorre gli stessi quartieri, le stesse strade, gli stessi edifici pubblici che tutti frequentiamo. È la città vissuta quotidianamente da milioni di persone con disabilità. Per chi non ha limitazioni motorie, sensoriali o cognitive, un marciapiede è semplicemente un marciapiede, una fermata dell’autobus è una fermata, una scala è un elemento dell’architettura urbana. Per chi vive una condizione di disabilità, gli stessi luoghi possono trasformarsi in ostacoli che limitano autonomia, partecipazione e libertà. La differenza non sta nella città. Sta nello sguardo con cui la osserviamo. Per questo parlare di disabilità significa, prima ancora che parlare di assistenza o di servizi, parlare di diritti, di pari opportunità e, soprattutto, del livello di civiltà di una comunità. Una società realmente inclusiva non si misura dalla qualità delle sue dichiarazioni di principio, ma dalla capacità di garantire a ogni persona la possibilità di vivere, lavorare, studiare, spostarsi e partecipare pienamente alla vita sociale. Negli ultimi anni questo













