Anno III • Numero 245
9772039198001

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Lettera Empatica #27. Perché le “quasi storie” fanno tanto male?

Per consigli, sfoghi, per confronti su argomenti che vi stanno a cuore scrivetemi a empatiche@italianinews.com

“Cara Mariangela

non riesco a ancora a capire perché non riesco a metabolizzare tutta la sofferenza che una relazione mi ha trasmesso in maniera così costante e invasiva. Ho conosciuto A. al lavoro. È subito scattata tra noi una sorta di sintonia e complicità che ci ha avvicinati sempre più, da semplici colleghi ci siamo ritrovati a condividere serate piacevoli accomunati dalla passione per il cinema. Tra noi non c’è stato nulla al di fuori di un’amicizia ma io gradualmente mi sono invaghita di lui. Quando gli ho confessato quello che provavo per lui, in piena onestà mi ha detto che non era pronto per una storia e che mi considerava solo un’amica. Ho cercato di fare l’amica sino a quando mi sono resa conto che mi faceva soffrire essere considerata tale da lui. Me ne sono allontanata per proteggermi e ci sto male lo stesso. Non sono mai stata così male per una relazione, in questo caso una “quasi storia”. Come la si potrebbe definire? Jo”.

Cara Jo,

è come l’hai chiamata tu è una quasi storia”, quella che hai vissuto con A. Definirla così non significa a sminuirla perché ha avuto e ha un valore oltre che un’importanza. Ogni tipo di relazione è dalle mille sfaccettature e va rispettata per quella che è e per ciò che ci trasmette. In essa immagino che tu abbia investito tempo, energie e soprattutto emozioni.

A farti male non è il rifiuto in sé per sé ma la mancanza di reciprocità. In questo tipo di relazioni a far soffrire è il fatto di non essere stati scelti, il non sentirsi amati. Ciò riapre ferite che credevamo fossero rimarginate e che inevitabilmente ci fanno tornare indietro piuttosto che evolvere come vorremmo.

Da apprezzare comunque è l’onestà di A. che almeno è stato autentico e coerente. Ti ha rispettata non manipolando o sfruttando i tuoi sentimenti nei suoi confronti. Di essi non te ne devi assolutamente vergognare. Concediti tutto il tempo di cui hai bisogno per metabolizzare il tutto. Il fatto che hai preso le distanze da lui è il tuo modo di tutelarti per porre confini netti e sicuri tra te e lui.

Un giorno chissà vi ritroverete a parlare di tutto ciò con leggerezza e ciò nemmeno ti farà più male. Attraversa questo dolore con coraggio, calma e pazienza. Le “quasi storie”, gli amori impossibili ci fanno soffrire perché non conoscono né inizio e fine. Ci fanno vivere in uno stato di sospensione animato da proiezioni, aspettative e speranze che nutriamo nei confronti dell’Altro. La mente umana tende a legarsi e dare più importanza a ciò che non si è concretizzato a causa di un effetto che in psicologia chiamano “effetto Zeigarnick”.

La stasi non fa per te cara Jo, focalizzati su di te recuperando il tuo baricentro. In quelle sere in sui senti la mancanza di A. dedicati a ciò che ti fa star bene. Rivaluta una passione e continua a coltivare quella passione per il cinema iscrivendoti a circoli culturali o associazioni che ti consentiranno di condividere con altre persone ciò che ti piace e ti fa star bene. Prima o poi tutto questo dolore si affievolirà e tu ti sentirai pronta per amare ed essere amata da chi lo fa scegliendoti in piena libertà per quello che sei.