L’ingresso di Perfexia nel Tavolo permanente della Farnesina dedicato all’internazionalizzazione delle imprese AI offre l’occasione per riflettere sulle nuove politiche industriali europee, sul programma SAFE e sul ruolo che innovazione, ricerca, sicurezza e intelligenza artificiale possono svolgere nella competitività del sistema produttivo italiano.
Il dibattito in corso sul fondo SAFE pone infatti una questione centrale: gli investimenti nella sicurezza possono trasformarsi anche in un’opportunità di sviluppo economico, innovazione e internazionalizzazione del sistema produttivo? La partecipazione di Perfexia al Tavolo promosso dalla Farnesina offre un primo elemento di riflessione in questa direzione.
L’innovazione tecnologica non rappresenta più soltanto un fattore di competitività per le imprese, ma è diventata uno degli strumenti attraverso i quali gli Stati rafforzano la propria sicurezza economica, consolidano l’autonomia tecnologica e accrescono la propria presenza nei mercati internazionali, incluso nel contesto dell’intelligenza artificiale.
La costituzione di questo organismo permanente testimonia la volontà delle istituzioni di accompagnare le imprese italiane ad alto contenuto tecnologico nei mercati internazionali, favorendo il dialogo tra ricerca, industria e amministrazioni pubbliche in settori ritenuti strategici per la competitività del Paese.
L’invito rivolto a Perfexia rappresenta quindi un importante riconoscimento per una realtà che ha sviluppato competenze distintive nell’intelligenza artificiale e testimonia la volontà delle istituzioni di valorizzare quelle imprese capaci di coniugare ricerca, innovazione e visione internazionale, inserendole in una strategia nazionale che considera le tecnologie avanzate un fattore decisivo di competitività.
Come ha sottolineato l’amministratore delegato Claudio Bonaccurso, la partecipazione al Tavolo permanente costituisce «un’importante attestazione del valore del lavoro che stiamo portando avanti» e uno stimolo a proseguire negli investimenti in ricerca e sviluppo, contribuendo alla crescita dell’ecosistema italiano dell’intelligenza artificiale e al rafforzamento della presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali.
Innovazione e sicurezza: la nuova politica industriale europea
Negli ultimi anni l’Unione europea ha infatti progressivamente ampliato il proprio approccio alla politica industriale. Accanto ai tradizionali obiettivi di crescita economica e sostegno alla competitività, sono entrati stabilmente nel dibattito concetti quali autonomia strategica, resilienza delle filiere produttive, sicurezza economica e sovranità tecnologica. L’obiettivo non è soltanto favorire la crescita delle imprese europee, ma rafforzare la capacità dell’Europa di sviluppare e controllare tecnologie considerate strategiche, riducendo le dipendenze esterne nei comparti più sensibili.
È in questo scenario che assumono un ruolo centrale tecnologie quali intelligenza artificiale, quantum computing, cybersecurity, analisi dei dati, cloud, infrastrutture digitali e sistemi dual use, ossia soluzioni tecnologiche suscettibili di applicazioni sia civili sia militari. Questi settori non vengono più considerati comparti distinti, ma elementi di un’unica strategia industriale europea nella quale innovazione, sicurezza e sviluppo economico procedono in modo sempre più integrato.
Anche l’internazionalizzazione delle imprese assume oggi un significato diverso rispetto al passato. Non rappresenta più soltanto una politica di sostegno all’export, ma uno strumento attraverso il quale consolidare la presenza tecnologica dell’Europa nei mercati globali, favorire la partecipazione delle imprese alle filiere strategiche internazionali e valorizzare il patrimonio di ricerca e innovazione sviluppato nel continente.
Il collegamento con il fondo SAFE
Tra gli strumenti attraverso i quali l’Unione europea intende perseguire questa strategia rientra anche il programma SAFE (Security Action for Europe), attraverso il quale l’Unione europea mette a disposizione degli Stati membri prestiti destinati a rafforzare le capacità industriali e tecnologiche nei settori della sicurezza e della difesa. Per l’Italia è prevista la possibilità di accedere fino a 14,9 miliardi di euro di finanziamenti agevolati, una scelta che ha aperto un ampio confronto sulle priorità della politica economica e industriale del Paese.
L’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata prevalentemente sull’acquisto di armamenti. Tuttavia, il vero nodo riguarda la qualità degli investimenti che saranno realizzati e la loro capacità di produrre ricadute industriali, tecnologiche e occupazionali per il sistema economico nazionale.
Se le risorse dovessero tradursi esclusivamente nell’acquisizione di equipaggiamenti con un limitato coinvolgimento della filiera produttiva italiana, gli effetti sull’economia potrebbero risultare contenuti. Se, invece, i programmi finanziati saranno in grado di valorizzare ricerca e sviluppo, tecnologie dual use, intelligenza artificiale, cybersecurity, sistemi avanzati di elaborazione dei dati e il coinvolgimento delle imprese innovative italiane, il programma SAFE potrebbe trasformarsi anche in un’opportunità di politica industriale, favorendo la crescita di competenze strategiche e il rafforzamento della competitività internazionale.
In questo scenario, imprese italiane ad alta intensità tecnologica possono contribuire non soltanto all’innovazione, ma anche all’inserimento del Paese nelle nuove filiere europee ad alto contenuto tecnologico. La sfida non consiste quindi soltanto nel reperire risorse finanziarie, ma nel saperle orientare verso investimenti capaci di generare valore aggiunto, innovazione e internazionalizzazione per l’intero sistema produttivo.
Il richiamo di Federcontribuenti
In questo quadro si inserisce anche la posizione espressa da Federcontribuenti, che sposta l’attenzione dal tema della sicurezza a quello dell’impiego delle risorse pubbliche. L’associazione esprime preoccupazione per il ricorso ai prestiti europei, sottolineando che, pur trattandosi di finanziamenti concessi a condizioni particolarmente favorevoli, essi rappresentano comunque nuovo debito pubblico destinato a essere rimborsato e richiedono pertanto un’attenta valutazione delle priorità di investimento.
Secondo Federcontribuenti, nell’attuale contesto economico — caratterizzato dall’aumento dei costi energetici, dalla pressione fiscale, dalle difficoltà che interessano famiglie e imprese e dalle criticità del sistema produttivo — le risorse disponibili dovrebbero essere indirizzate prioritariamente verso interventi capaci di rafforzare la competitività delle imprese, sostenere l’occupazione, promuovere ricerca e innovazione, accelerare la transizione energetica e migliorare la qualità dei servizi pubblici.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione su un aspetto ritenuto essenziale: la necessità che il Governo renda noti i programmi che intende finanziare attraverso il fondo SAFE, i criteri adottati per la selezione degli interventi e le ricadute economiche e industriali attese. Una richiesta che va oltre il merito della scelta politica e richiama un principio di carattere generale: ogni incremento del debito pubblico dovrebbe essere accompagnato dalla massima trasparenza sugli obiettivi perseguiti, sulle modalità di impiego delle risorse e sui benefici attesi per il sistema economico e produttivo del Paese.
È proprio su questo terreno che il confronto assume una dimensione più ampia. La questione non riguarda soltanto l’opportunità di ricorrere ai finanziamenti europei, ma soprattutto la capacità di trasformare tali risorse in investimenti in grado di generare innovazione, crescita industriale, occupazione qualificata e maggiore competitività internazionale. In questo senso, il dibattito sul fondo SAFE si intreccia direttamente con la strategia di internazionalizzazione delle imprese innovative e con il ruolo che realtà come Perfexia possono svolgere nel rafforzare il posizionamento tecnologico dell’Italia in Europa.
La vera sfida è creare valore
Il dibattito aperto dal programma SAFE non dovrebbe quindi essere ridotto a una contrapposizione tra investimenti nella difesa e investimenti nello sviluppo economico. La vera questione riguarda la capacità di trasformare risorse finanziarie straordinarie in un volano per la crescita del sistema produttivo nazionale, favorendo innovazione, ricerca e competitività.
L’esperienza internazionale dimostra come numerose tecnologie oggi entrate nella vita quotidiana — dai sistemi di navigazione satellitare alle telecomunicazioni avanzate, dalla cybersicurezza a molte applicazioni dell’intelligenza artificiale — abbiano avuto origine in programmi di ricerca strategica per poi trovare un’ampia diffusione nel mondo civile. È proprio questa capacità di trasferimento tecnologico che può generare valore economico, nuove competenze e opportunità di sviluppo per le imprese.
La sfida per l’Italia consiste quindi nel costruire un ecosistema nel quale università, centri di ricerca, imprese innovative, sistema finanziario e istituzioni collaborino in modo stabile, favorendo la nascita di tecnologie proprietarie, il rafforzamento delle filiere industriali, la crescita dell’occupazione qualificata e una maggiore presenza delle imprese italiane nei mercati internazionali.
In questo contesto, il percorso di Perfexia rappresenta un esempio concreto di come un’impresa italiana ad alta intensità tecnologica possa contribuire agli obiettivi di una politica industriale orientata all’innovazione, alla sicurezza economica e all’internazionalizzazione. La partecipazione al Tavolo permanente della Farnesina dedicato all’internazionalizzazione delle imprese AI e Quantum testimonia come il patrimonio di competenze sviluppato da imprese innovative italiane possa diventare parte integrante di una strategia nazionale orientata a coniugare innovazione, politica industriale e proiezione internazionale.
La qualità delle decisioni che saranno assunte nei prossimi mesi sarà determinante. Se il programma SAFE saprà favorire investimenti capaci di rafforzare la ricerca, valorizzare il tessuto produttivo nazionale e promuovere l’inserimento delle imprese italiane nelle filiere tecnologiche europee, esso potrà rappresentare non soltanto uno strumento di sicurezza, ma anche un’importante leva di sviluppo economico. In caso contrario, il rischio è che venga percepito esclusivamente come un ulteriore incremento dell’indebitamento pubblico.
La differenza, in definitiva, non sarà determinata soltanto dall’entità delle risorse disponibili, ma soprattutto dalla capacità di orientarle verso una visione di lungo periodo nella quale sicurezza, innovazione, competitività e internazionalizzazione costituiscano i pilastri di una moderna politica industriale.
Cos’è il programma SAFE (Security Action for Europe)
- Dotazione complessiva: 150 miliardi di euro
- Strumento finanziario basato su prestiti agevolati agli Stati membri
- Obiettivo: rafforzare le capacità industriali e tecnologiche europee nei settori della sicurezza e della difesa
- Incentiva la cooperazione tra le industrie della difesa dei Paesi UE
- Per l’Italia è prevista la possibilità di accedere fino a 14,9 miliardi di euro