Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Terremoto in Indonesia, 47 morti: la Farnesina segue 500 italiani a Flores

Sale a 47 morti il bilancio del violento terremoto di magnitudo 7.7 che ha colpito l’isola di Flores, nell’Indonesia orientale. Almeno 50 persone sono rimaste ferite, mentre circa 2.000 abitanti hanno dovuto lasciare le proprie case e trovare riparo in strutture temporanee.

La Farnesina, attraverso l’Unità di Crisi e l’Ambasciata d’Italia a Giacarta, sta seguendo la situazione dei cittadini italiani presenti nel Paese. Secondo i dati comunicati dal Ministero degli Esteri, in Indonesia si trovano circa 5.000 connazionali. Circa 500 sarebbero sull’isola di Flores, la zona maggiormente colpita dal sisma.

Al momento non risultano italiani tra le vittime. L’Ambasciata e l’Unità di Crisi hanno rafforzato le verifiche e mantengono un contatto costante con le autorità locali, con l’obiettivo di assistere chi si trova nelle aree interessate o desidera allontanarsi.

Le operazioni di soccorso continuano tra edifici crollati, frane e villaggi rimasti isolati. Le autorità indonesiane avvertono che il numero delle vittime potrebbe aumentare quando le squadre riusciranno a raggiungere tutte le località coinvolte.

Terremoto in Indonesia, il bilancio sale da 38 a 47 morti

L’Agenzia nazionale indonesiana per la gestione delle catastrofi, la Bnpb, ha aggiornato il numero delle vittime portandolo ad almeno 47 morti. Il bilancio precedente ne indicava 38.

Secondo il capo della Bnpb, Suharyanto, i corpi sono stati recuperati soprattutto nei distretti di Sikka, Manggarai e Manggarai Orientale. Almeno 50 feriti sono stati trasportati negli ospedali e nelle strutture sanitarie ancora operative.

Le ricerche proseguono nei villaggi interessati dalle frane e nelle abitazioni crollate. Fathur Rahman, responsabile dell’ufficio di ricerca e soccorso di Maumere, ha spiegato che alcune comunità remote risultano ancora difficili da raggiungere.

Il terremoto ha provocato smottamenti in almeno sei distretti di Flores. Alcuni centri sarebbero stati sepolti o isolati, mentre la mancanza di mezzi pesanti rallenta la rimozione delle macerie.

Quasi 160 case distrutte e altre 200 danneggiate

Le prime verifiche indicano che almeno 157 abitazioni sono state completamente distrutte. Quasi 200 case avrebbero riportato danni di diversa entità.

Il sisma ha colpito anche più di cento strutture pubbliche, tra cui scuole, centri sanitari e luoghi di culto. Le autorità devono ancora controllare numerosi edifici nelle zone rurali, dove le interruzioni dell’energia elettrica e delle comunicazioni rendono più difficile raccogliere informazioni.

I dati restano quindi provvisori. Il quadro potrebbe aggravarsi con il completamento dei sopralluoghi nei villaggi montani e nei piccoli centri lungo la costa settentrionale dell’isola.

Farnesina: circa 5.000 italiani in Indonesia

La Farnesina ha reso noto che in Indonesia si trovano circa 5.000 cittadini italiani. Il dato comprende residenti, lavoratori, turisti e persone presenti temporaneamente nell’arcipelago.

Circa 500 connazionali si troverebbero a Flores, isola frequentata anche dai viaggiatori diretti verso Labuan Bajo e il Parco nazionale di Komodo. La presenza di un numero così consistente di italiani ha portato l’Unità di Crisi a rafforzare la propria operatività.

Il Ministero degli Esteri segue l’evoluzione dell’emergenza «in stretto raccordo con l’Ambasciata d’Italia a Giacarta». Le verifiche riguardano soprattutto le persone presenti nei territori maggiormente danneggiati e nelle località rimaste temporaneamente isolate.

Non risultano, al momento, cittadini italiani tra le vittime. Le operazioni di controllo continuano, anche perché i problemi alle comunicazioni possono rendere più difficile contattare chi si trova nelle aree interne.

Assistenza per gli italiani che vogliono lasciare Flores

L’Ambasciata italiana è impegnata ad assistere i connazionali che intendono lasciare la zona colpita. Gli spostamenti possono però essere condizionati dai danni alle strade, dalla disponibilità dei trasporti e dalle verifiche sulle infrastrutture portuali e aeroportuali.

La Farnesina mantiene il coordinamento con le autorità indonesiane per intervenire in eventuali situazioni di criticità. Ai cittadini italiani viene raccomandato di segnalare la propria posizione e di seguire le indicazioni diffuse dalle autorità locali.

In caso di emergenza è possibile contattare:

  • l’Ambasciata d’Italia a Giacarta al numero +62 815 1811 344;
  • l’Unità di Crisi della Farnesina al numero +39 06 36225, attivo 24 ore su 24;
  • il numero unico per le emergenze locali in Indonesia 112.

I recapiti dell’Ambasciata sono disponibili anche sulla pagina ufficiale dedicata ai numeri di emergenza per gli italiani in Indonesia.

Soccorritori al lavoro tra frane e villaggi isolati

Le operazioni di ricerca sono concentrate nelle aree in cui sono stati segnalati crolli e frane. Squadre specializzate stanno controllando le macerie alla ricerca di eventuali superstiti.

Il terremoto ha bloccato diversi tratti della Trans-Flores, la strada lunga circa 700 chilometri che attraversa l’isola da Labuan Bajo a Larantuka. Le frane hanno interrotto alcuni collegamenti e reso più lento il trasporto degli aiuti.

Per raggiungere le zone isolate sono stati impiegati tre elicotteri e un’imbarcazione di soccorso. I mezzi devono trasportare personale, attrezzature, viveri, acqua potabile e materiali per l’assistenza agli sfollati.

La conformazione geografica dell’Indonesia orientale complica gli interventi. Flores fa parte della provincia di Nusa Tenggara Orientale, composta da numerose isole e da territori caratterizzati da rilievi montuosi.

Aiuti per circa 2.000 sfollati

La Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sta predisponendo assistenza per circa 2.000 persone accolte nei rifugi temporanei.

Il governo indonesiano ha inviato nell’area 50.000 pacchi di aiuti. Le forniture comprendono beni di prima necessità destinati alle famiglie costrette a lasciare le abitazioni danneggiate o considerate non sicure.

Tra le priorità figurano la disponibilità di acqua potabile, alimenti, medicinali, tende e servizi igienici. Particolare attenzione viene riservata alle persone anziane, ai bambini e ai pazienti evacuati dalle strutture sanitarie lesionate.

Gli sfollati non potranno rientrare nelle proprie case fino al completamento dei controlli. Le numerose scosse di assestamento potrebbero infatti causare nuovi crolli negli edifici già indeboliti.

La scossa di magnitudo 7.7 e l’allerta tsunami

Il terremoto principale è stato registrato alle 5:58 del mattino del 15 agosto 2026, ora locale. L’epicentro è stato localizzato in mare, circa 68 chilometri a nord-nordovest di Ende.

Il Servizio geologico degli Stati Uniti ha indicato una profondità di circa 10 chilometri. La natura superficiale del terremoto ha reso particolarmente intenso il movimento percepito sull’isola.

Le autorità indonesiane avevano inizialmente diffuso un’allerta tsunami e ordinato agli abitanti delle comunità costiere di raggiungere zone più elevate. L’allarme è stato revocato dopo il monitoraggio dei livelli del mare.

Sono state segnalate variazioni limitate del livello dell’acqua, ma non onde tali da rappresentare una minaccia significativa per le coste. La popolazione resta comunque invitata a mantenersi lontana dagli edifici danneggiati e dalle aree esposte alle frane.

Dopo la scossa principale sono state registrate numerose repliche, alcune di forte intensità. Una delle più potenti ha raggiunto magnitudo 6.1.

Secondo terremoto di magnitudo 6.9 a Sumatra

Circa dodici ore dopo il sisma di Flores, un altro forte terremoto di magnitudo 6.9 è stato registrato nella parte settentrionale di Sumatra, a migliaia di chilometri dalla prima area colpita.

La scossa è avvenuta nei pressi di Pematangsiantar, città della provincia di Sumatra Settentrionale. I primi rilevamenti hanno indicato una profondità vicina ai 100 chilometri.

Non sono stati immediatamente segnalati morti, feriti o danni significativi. Le autorità stanno comunque effettuando controlli nelle aree in cui il terremoto è stato avvertito.

La distanza tra Flores e Sumatra e le diverse caratteristiche dei due eventi richiedono cautela nel parlare di un collegamento diretto. Al momento vengono descritti come due terremoti distinti avvenuti nello stesso Paese nell’arco di poche ore.

Perché l’Indonesia è una delle aree più sismiche al mondo

L’Indonesia si trova lungo l’Anello di Fuoco del Pacifico, una vasta fascia caratterizzata dall’incontro di diverse placche tettoniche e da un’intensa attività sismica e vulcanica.

La posizione dell’arcipelago espone il Paese a terremoti frequenti, eruzioni e tsunami. Le migliaia di isole, la presenza di numerose comunità costiere e la vulnerabilità delle infrastrutture aumentano la complessità delle evacuazioni e dei soccorsi.

Flores era già stata colpita nel dicembre 1992 da un terremoto seguito da uno tsunami. La catastrofe provocò almeno 2.200 vittime secondo le ricostruzioni del Servizio geologico statunitense, mentre altre stime storiche parlano di circa 2.500 morti o dispersi.

Il ricordo di quel disastro ha spinto migliaia di persone a correre verso zone elevate immediatamente dopo la nuova scossa e la diffusione dell’allerta tsunami.

Bilancio ancora provvisorio, continuano le verifiche

Il nuovo bilancio di 47 morti e 50 feriti potrebbe essere aggiornato nelle prossime ore. Le autorità devono ancora raggiungere alcuni villaggi e controllare le aree interessate dagli smottamenti.

Le ricerche di eventuali superstiti restano la priorità, insieme all’assistenza dei circa 2.000 sfollati. Il ripristino delle strade, dell’energia elettrica e delle comunicazioni sarà decisivo per completare la valutazione dei danni.

Sul fronte italiano, Farnesina e Ambasciata a Giacarta stanno verificando la situazione dei circa 500 connazionali presenti a Flores. Al momento non risultano italiani tra le vittime, ma il monitoraggio prosegue.

Chi si trova nell’area deve evitare gli edifici danneggiati, seguire le disposizioni delle autorità locali e mantenere aggiornati i familiari e l’Unità di Crisi sulla propria posizione.

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