Anno III • Numero 245
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Il nuovo piano energetico italiano: rinnovabili, nucleare e sicurezza degli approvvigionamenti

Dalla nascita di CAEN Solutions Nucléaires alla legge sul nucleare sostenibile: l’Italia prova a ridisegnare il proprio mix energetico.

La vera sfida non è scegliere tra atomo e rinnovabili, ma costruire un sistema capace di coniugare decarbonizzazione, sicurezza, competitività e indipendenza energetica.

Il piano energetico rappresenta un passo fondamentale per la transizione verso un futuro sostenibile.

La nascita a Parigi di CAEN Solutions Nucléaires potrebbe sembrare, a prima vista, una notizia destinata soprattutto agli addetti ai lavori. In realtà racconta qualcosa di più ampio: il progressivo riposizionamento dell’Italia all’interno della nuova politica energetica europea.

La società riunisce CAEN, impresa italiana specializzata nell’elettronica e nella strumentazione nucleare, CEA Investissement, legata al Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives francese, e Aineo, attiva anche nell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi di misura. L’obiettivo è sviluppare e industrializzare tecnologie per la misura, il controllo e la sicurezza delle installazioni nucleari.

La coincidenza temporale è significativa. Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente la legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, che alla data del 29 settembre risulta ancora in attesa di pubblicazione. Il provvedimento affida al Governo il compito di costruire il nuovo quadro normativo per l’eventuale inserimento del nucleare nel sistema energetico italiano.

Due vicende diverse, dunque, ma che sembrano muoversi nella stessa direzione: mentre il legislatore costruisce il quadro regolatorio, alcune imprese italiane cominciano già a collocarsi nella futura catena europea del valore dell’energia nucleare.

Un Piano energetico che deve cambiare prospettiva

Il problema energetico italiano non può essere ricondotto semplicemente alla quantità di elettricità prodotta.

La questione riguarda contemporaneamente almeno quattro dimensioni: sicurezza degli approvvigionamenti, costo dell’energia, decarbonizzazione e competitività industriale.

Nel 2025 la domanda italiana di energia elettrica è stata pari a 312,2 TWh. L’85% è stato soddisfatto dalla produzione nazionale destinata al consumo e il restante 15%, pari a 46,9 TWh, dalle importazioni nette dall’estero. Nello stesso anno il fotovoltaico ha superato i 45 TWh, stabilendo un nuovo record, mentre la componente termoelettrica non rinnovabile continuava a rappresentare una quota rilevante della produzione nazionale.

È dentro questa struttura che deve essere letto il futuro Piano energetico italiano.

La transizione non consiste semplicemente nel sostituire una tecnologia con un’altra. Significa costruire un sistema nel quale produzione rinnovabile, reti, accumuli, interconnessioni, gas nella fase di transizione e nuove fonti programmabili possano funzionare insieme.

Ed è proprio qui che il nucleare rientra nel dibattito.

Il nucleare entra negli scenari energetici italiani

Il PNIEC 2024 – Piano nazionale integrato per l’energia e il clima ha già compiuto un passaggio importante.

Pur non trasformando il nucleare in un obiettivo vincolante, il Piano introduce uno scenario nel quale questa tecnologia torna a far parte delle possibili configurazioni del sistema energetico italiano al 2050.

Nello scenario elaborato dal PNIEC vengono ipotizzati circa 8 GW di capacità nucleare, in grado di soddisfare approssimativamente l’11% della domanda elettrica nazionale nel 2050. Il Piano analizza inoltre uno scenario teorico nel quale, sfruttando l’intero potenziale individuato, la capacità potrebbe raggiungere circa 16 GW, arrivando a coprire intorno al 22% della domanda elettrica. Sono scenari modellistici, non obiettivi già decisi.

C’è un altro elemento che spesso viene trascurato.

Nel modello del PNIEC il nucleare non sostituisce lo sviluppo delle rinnovabili. Anche nello scenario che contempla l’atomo, al 2050 vengono considerati circa 245 GW di fotovoltaico e 51 GW di eolico.

La questione, quindi, non dovrebbe essere impostata come un’alternativa tra nucleare e fonti rinnovabili.

Il vero interrogativo è quale combinazione di tecnologie possa garantire elettricità decarbonizzata, continuità della produzione e sostenibilità economica in un sistema nel quale la domanda elettrica è destinata a crescere con l’elettrificazione dei trasporti, dell’industria e di parte dei consumi termici.

Dal PNIEC alla legge sul nucleare sostenibile

La legge delega appena approvata dal Parlamento compie un ulteriore passo.

Il testo prevede la definizione di un Programma nazionale per lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo dell’energia nucleare sostenibile e della fusione, collegandolo esplicitamente agli obiettivi di neutralità carbonica, sicurezza degli approvvigionamenti, resilienza del sistema energetico e competitività delle imprese.

La delega riguarda l’intero ciclo.

Non soltanto la produzione di elettricità, ma anche la localizzazione e costruzione degli impianti, la sicurezza, la radioprotezione, il combustibile, lo stoccaggio dei rifiuti, lo smantellamento, la ricerca e la formazione delle competenze necessarie alla futura filiera industriale.

Particolarmente significativa è l’apertura alle tecnologie modulari e avanzate, richiamate nel testo secondo le definizioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Il riferimento riguarda soprattutto il mondo degli SMR – Small Modular Reactors e, in prospettiva, dei reattori avanzati.

È probabilmente su questo terreno, più che sulla riproposizione delle grandi centrali del passato, che si giocherà una parte rilevante della discussione italiana.

CAEN e la parte meno visibile del nucleare

Ed è qui che la nascita di CAEN Solutions Nucléaires assume un significato diverso.

Una centrale nucleare non è soltanto un reattore.

Attorno ad essa esiste un’enorme catena industriale fatta di sensoristica, elettronica, software, sistemi di controllo, materiali, cybersecurity, manutenzione, ingegneria, sistemi di sicurezza e apparecchiature di misurazione.

CAEN opera esattamente in uno di questi segmenti.

La nuova società costituita a Parigi ha come attività lo sviluppo, la progettazione e la commercializzazione di nuova strumentazione destinata al settore nucleare e ai sistemi di misura della radioattività, insieme ai relativi software e servizi di integrazione e manutenzione.

Questo consente di guardare al nucleare anche attraverso una prospettiva industriale.

L’Italia potrebbe infatti partecipare alla crescita del settore europeo prima ancora dell’eventuale realizzazione di centrali sul proprio territorio.

È già possibile sviluppare tecnologie, componentistica, sistemi elettronici e competenze da utilizzare nei programmi nucleari degli altri Paesi europei.

Francia in testa.

Un piano energetico è anche politica industriale

Qui emerge probabilmente il punto strategico più importante.

Una politica energetica moderna non riguarda soltanto il modo in cui un Paese produce un kilowattora.

Riguarda anche chi possiede le tecnologie necessarie per produrlo.

Fotovoltaico, batterie, reti intelligenti, idrogeno, tecnologie nucleari, sistemi digitali e gestione della domanda costituiscono ormai una grande competizione industriale internazionale.

La sicurezza energetica e la politica industriale diventano quindi sempre più difficili da separare.

Per l’Italia si apre una possibilità: utilizzare il percorso verso un nuovo mix energetico anche per rafforzare una filiera tecnologica nazionale, collegando imprese, università e centri di ricerca.

Non casualmente la legge delega dedica specifica attenzione alla formazione di tecnici, ingegneri, fisici e ricercatori e alla collaborazione tra università, enti di ricerca e imprese.

CAEN rappresenta un esempio concreto di come questa filiera possa inserirsi in un ecosistema europeo.

Ma il nucleare non elimina i problemi del sistema

Sarebbe tuttavia sbagliato trasformare questa prospettiva in una soluzione automatica del problema energetico italiano.

Restano questioni complesse.

Tempi di realizzazione, costi del capitale, autorizzazioni, localizzazione degli impianti, gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi, accettabilità territoriale e sviluppo effettivo degli SMR sono variabili che possono modificare profondamente la convenienza economica delle diverse opzioni.

È anche per questo che il PNIEC utilizza scenari e non presenta il nucleare come sostituto delle altre tecnologie.

Parallelamente sarà necessario continuare a sviluppare rinnovabili, accumuli, infrastrutture di rete e interconnessioni europee.

Il problema centrale diventa quindi la costruzione di un mix energetico resiliente.

Dal Piano energetico al “sistema energetico”

Forse è proprio questo il cambiamento culturale più importante.

Per molti anni il dibattito italiano sull’energia si è concentrato sulle singole fonti: gas contro rinnovabili, nucleare contro fotovoltaico, produzione nazionale contro importazioni.

Il sistema energetico dei prossimi decenni richiederà invece una combinazione molto più articolata.

Il fotovoltaico e l’eolico forniranno quote crescenti di energia. Gli accumuli serviranno a compensarne parte della variabilità. Le reti dovranno diventare più flessibili e digitalizzate. Le interconnessioni europee continueranno a svolgere un ruolo strategico. Il gas potrebbe progressivamente ridurre la propria funzione nella generazione elettrica, mentre nuove tecnologie programmabili potrebbero contribuire alla stabilità del sistema.

Dentro questo quadro si inserisce l’eventuale ritorno del nucleare.

Non come ritorno al passato, ma come possibile componente di un nuovo portafoglio energetico nazionale.

Ed è forse questo il messaggio più interessante che arriva dalla nascita di CAEN Solutions Nucléaires.

Mentre il dibattito italiano continua inevitabilmente a interrogarsi sulla possibilità di costruire nuovi impianti, la competizione industriale è già iniziata.

L’energia del futuro non si giocherà soltanto sulla disponibilità delle risorse naturali, ma sulla capacità di controllare tecnologie, competenze e filiere produttive.

Per questo il vero Piano energetico italiano dei prossimi venticinque anni dovrà andare oltre la semplice indicazione delle percentuali di gas, sole, vento o nucleare.

Dovrà diventare contemporaneamente piano energetico, piano industriale e strategia tecnologica.

La nascita di una società come CAEN Solutions Nucléaires, nel cuore della filiera nucleare francese, è un piccolo episodio dentro questa trasformazione.

Ma può anche essere letta come un’indicazione precisa: mentre si decide quale sarà il mix energetico dell’Italia del 2050, le imprese italiane hanno già cominciato a costruirne una parte.