Un violento terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito sabato 15 agosto 2026 l’isola di Flores, nell’Indonesia orientale, provocando almeno 38 morti, numerosi feriti e gravi danni agli edifici. Circa 2.000 persone hanno lasciato autonomamente le proprie abitazioni e si sono trasferite in aree considerate più sicure.
La forte scossa è stata registrata alle 5:58 del mattino, ora locale. L’epicentro è stato individuato in mare, al largo della costa settentrionale di Flores, circa 68 chilometri a nord-nordovest della città di Ende, nella provincia di Nusa Tenggara Orientale.
Il terremoto, avvenuto a una profondità di circa 10 chilometri, è stato seguito da numerose repliche. La più intensa avrebbe raggiunto una magnitudo di 6.1. La ridotta profondità dell’evento ha contribuito a rendere particolarmente forte il movimento del terreno avvertito sull’isola.
Le autorità indonesiane avevano inizialmente diffuso un’allerta tsunami, invitando gli abitanti delle zone costiere a raggiungere luoghi più elevati. L’avviso è stato successivamente revocato dopo che il monitoraggio del livello del mare non ha rilevato variazioni tali da rappresentare una minaccia significativa.
Terremoto in Indonesia: il bilancio sale a 38 morti
Il capo dell’Agenzia nazionale indonesiana per la gestione delle catastrofi, Suharyanto, ha confermato durante una conferenza stampa la morte di almeno 38 persone.
Il bilancio comunicato dalle autorità comprende anche due feriti gravi e 11 persone con lesioni più lievi. Le cifre restano provvisorie perché le squadre di emergenza devono ancora raggiungere alcune delle località maggiormente colpite.
Gran parte delle vittime è stata segnalata nei distretti di Sikka, Manggarai e Manggarai Orientale. Sedici corpi sarebbero stati recuperati da una frana nel villaggio di Reok, nella reggenza di Manggarai.
Le operazioni di ricerca continuano tra edifici crollati, abitazioni danneggiate e aree interessate da smottamenti. Le autorità temono che sotto le macerie possano trovarsi altre persone.
«Il nostro obiettivo sarà individuare le vittime sepolte sotto le macerie», ha spiegato Fathur Rahman, responsabile impegnato nel coordinamento dei soccorsi. L’emergenza è complicata dalle frane e dalle interruzioni della rete stradale.
Circa 2.000 persone hanno lasciato le proprie case
Nella reggenza di Nagekeo, una delle aree più vicine all’epicentro, circa 2.000 persone hanno abbandonato le abitazioni e si sono dirette verso rifugi temporanei o zone più alte.
Molti residenti sono usciti in strada subito dopo la prima scossa. Il panico è aumentato quando è stata diffusa l’allerta per un possibile tsunami. Testimoni presenti sul posto hanno riferito di aver osservato un arretramento del mare, fenomeno che ha spinto altre persone ad allontanarsi rapidamente dalla costa.
Immagini trasmesse dalle televisioni locali hanno mostrato centinaia di abitanti in movimento verso aree sopraelevate, edifici danneggiati e pazienti evacuati all’esterno degli ospedali.
In alcune strutture sanitarie, medici e infermieri hanno trasferito temporaneamente letti, bombole di ossigeno e attrezzature negli spazi aperti. La scelta è stata adottata per ridurre il rischio durante le scosse di assestamento.
Dove è avvenuto il terremoto di magnitudo 7.7
Secondo i dati riportati dal Servizio geologico degli Stati Uniti e dalle autorità indonesiane, il terremoto si è verificato nella regione di Flores, con epicentro in mare a circa 68 chilometri da Ende.
La scossa è stata avvertita in gran parte dell’isola e anche in territori circostanti. Segnalazioni di panico e danni sono arrivate inoltre da Labuan Bajo, importante punto di accesso al Parco nazionale di Komodo, e dalla città di Bima, nella vicina provincia di Nusa Tenggara Occidentale.
Il movimento è stato percepito anche in alcune aree dell’isola di Sulawesi. La posizione dell’epicentro e la bassa profondità hanno indotto l’Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica, la Bmkg, ad attivare inizialmente il sistema di allarme tsunami.
Le prime valutazioni ipotizzavano onde comprese tra 50 centimetri e 3 metri in alcune zone costiere. Per precauzione, alle comunità interessate era stato chiesto di tenersi lontane dalle spiagge, dai porti e dalle foci dei fiumi.
Allerta tsunami revocata, ma resta il pericolo delle repliche
L’allerta tsunami è stata successivamente revocata. L’Agenzia indonesiana ha spiegato che le osservazioni non avevano evidenziato cambiamenti significativi del livello del mare in grado di minacciare le comunità costiere.
Il ritiro dell’avviso non ha comportato la fine dell’emergenza. Alla popolazione è stato raccomandato di non rientrare negli edifici lesionati, perché le repliche potrebbero provocare nuovi crolli.
Dopo il terremoto principale sono state registrate decine di scosse di assestamento. Alcune sono state avvertite distintamente dalla popolazione e la più forte ha raggiunto una magnitudo stimata di 6.1.
Le autorità continuano a monitorare sia l’attività sismica sia il livello del mare. Ai residenti viene chiesto di seguire esclusivamente le indicazioni diffuse dagli organismi ufficiali e di non affidarsi a messaggi non verificati circolati sui social network.
Frane e blackout rallentano i soccorsi
Gli interventi risultano particolarmente complessi a causa della geografia di Flores, un’isola attraversata da rilievi montuosi e collegata da una rete stradale vulnerabile a frane e smottamenti.
Il sisma ha provocato interruzioni lungo la Trans-Flores, la principale strada che attraversa l’isola per circa 700 chilometri, collegando Labuan Bajo a Larantuka. Alcuni tratti sarebbero stati bloccati dalle frane.
Anche le interruzioni dell’energia elettrica e delle telecomunicazioni stanno rallentando la raccolta delle informazioni. Le squadre di emergenza non sono ancora riuscite a completare la verifica in tutti i villaggi interessati.
Per sostenere le operazioni sono stati impiegati tre elicotteri e un’imbarcazione di soccorso. I mezzi dovranno trasportare personale, materiali e aiuti nelle località difficili da raggiungere via terra.
Edifici crollati e danni nelle zone colpite
Le prime immagini provenienti da Flores mostrano abitazioni, strutture pubbliche e altri edifici gravemente danneggiati. Nella reggenza di Sikka sarebbe crollata anche una parte del terminal portuale di Maumere.
Al seminario maggiore di San Pietro, conosciuto localmente come seminario di Ritapiret, studenti e religiose sono fuggiti mentre cedeva il tetto di una sala. Un sacerdote avrebbe riportato la frattura di una gamba dopo essere saltato dal secondo piano.
Le autorità stanno ancora valutando il numero degli edifici distrutti o resi inagibili. Le verifiche richiederanno tempo, soprattutto nelle aree rurali e montane dove le comunicazioni risultano più difficili.
Oltre alle abitazioni, dovranno essere controllati ospedali, scuole, luoghi di culto, porti, strade e ponti. La priorità immediata resta la ricerca delle persone disperse e la cura dei feriti.
Tajani: nessun italiano tra le vittime
Al momento non risultano cittadini italiani tra le vittime del terremoto. Lo ha comunicato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, esprimendo a nome del governo solidarietà alla popolazione indonesiana.
«L’Ambasciata a Giacarta è al lavoro per assistere gli italiani che vogliono lasciare la zona», ha dichiarato Tajani. La situazione viene seguita dall’Ambasciata e dall’Unità di crisi della Farnesina.
I cittadini italiani coinvolti nell’emergenza possono contattare il numero dell’Ambasciata d’Italia a Giacarta +62 815 1811 344. L’Unità di crisi del Ministero degli Esteri risponde al numero +39 06 36225, attivo 24 ore su 24.
I recapiti sono confermati nella pagina dedicata ai numeri di emergenza dell’Ambasciata italiana a Giacarta.
Chi si trova nell’area è invitato a segnalare la propria posizione, seguire le istruzioni delle autorità locali e allontanarsi dagli edifici danneggiati, dalle coste e dalle zone esposte alle frane.
Perché l’Indonesia è colpita frequentemente dai terremoti
L’Indonesia si trova lungo il cosiddetto Anello di Fuoco del Pacifico, una vasta fascia caratterizzata da un’intensa attività sismica e vulcanica.
Nell’area convergono diverse placche tettoniche, tra cui quella indo-australiana, quella pacifica e la placca della Sonda. Il loro movimento produce terremoti, eruzioni vulcaniche e, quando le scosse avvengono sotto il mare, possibili tsunami.
L’arcipelago indonesiano è formato da migliaia di isole e presenta numerose comunità costiere. Questa conformazione rende più complesse sia l’evacuazione preventiva sia la distribuzione degli aiuti dopo una catastrofe.
Flores si trova nell’arco della Sonda-Banda, una delle zone più attive dal punto di vista tettonico. L’isola è già stata colpita in passato da terremoti molto violenti.
Il precedente terremoto di Flores del 1992
Il 12 dicembre 1992 un terremoto di magnitudo stimata tra 7.5 e 7.8 colpì la regione di Flores. La scossa generò un devastante tsunami che investì soprattutto la costa settentrionale dell’isola.
Secondo le ricostruzioni del Servizio geologico statunitense, il disastro provocò almeno 2.200 vittime; altre valutazioni storiche collocano il bilancio intorno alle 2.500 persone morte o disperse. La maggior parte delle vittime fu causata dallo tsunami.
Intere comunità furono distrutte e a Maumere una parte molto consistente degli edifici venne danneggiata. Quel precedente spiega la rapidità con cui molti residenti hanno cercato di raggiungere zone elevate dopo la scossa del 15 agosto 2026.
I terremoti più devastanti nella storia dell’Indonesia
La catastrofe più grave resta quella del 26 dicembre 2004. Un terremoto di magnitudo 9.1 al largo di Sumatra generò uno tsunami che attraversò l’Oceano Indiano, colpendo numerosi Paesi dell’Asia meridionale e raggiungendo anche le coste dell’Africa orientale.
Le diverse stime parlano di oltre 220.000 vittime complessive. L’Indonesia fu il Paese più colpito, con circa 170.000 morti nella sola provincia di Aceh.
Nel 2018 una serie di terremoti sull’isola di Lombok provocò più di 550 vittime e danni estesi anche nella vicina Sumbawa. Nello stesso anno, un sisma di magnitudo 7.5 e il successivo tsunami devastarono Palu, sull’isola di Sulawesi, causando oltre 4.300 morti e dispersi.
Questi eventi hanno portato l’Indonesia a potenziare i sistemi di allarme e le procedure di evacuazione. La vulnerabilità rimane tuttavia elevata, soprattutto nelle isole con infrastrutture limitate e collegamenti difficili.
Ricerche ancora in corso a Flores
Il bilancio del terremoto in Indonesia potrebbe cambiare con il proseguimento delle verifiche. Le squadre di soccorso stanno cercando di raggiungere i centri rimasti isolati e di controllare gli edifici crollati.
La revoca dell’allerta tsunami ha ridotto uno dei rischi immediati, ma le autorità mantengono alta l’attenzione per le scosse di assestamento, le frane e la stabilità degli edifici.
La popolazione è invitata a restare nelle aree sicure fino al completamento dei controlli. Nelle prossime ore saranno decisivi il ripristino delle comunicazioni, l’arrivo degli aiuti e l’accesso ai villaggi ancora irraggiungibili.
Il dato confermato dalle autorità indonesiane resta, al momento, di almeno 38 morti, 13 feriti e circa 2.000 persone evacuate. Il bilancio è provvisorio e potrà essere aggiornato con l’avanzare delle operazioni di ricerca.