Anno III • Numero 245
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Politica, Suor Anna Monia Alfieri: «Serve una rinnovata consapevolezza del mandato di fronte ai cittadini»

L’esperta di politiche scolastiche richiama le istituzioni alla responsabilità, al servizio e al bene comune: «I giovani devono poter contare su esempi e modelli positivi»

La politica deve tornare a essere servizio, responsabilità e ricerca del bene comune, superando le logiche di carriera personale e di spartizione del potere. È il richiamo rivolto alla classe dirigente da Suor Anna Monia Alfieri, Cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta di politiche scolastiche.

In una dichiarazione rilasciata all’Adnkronos, Alfieri ribadisce la propria fiducia nel valore più autentico dell’impegno pubblico: «Nonostante tutto e tutti, continuo a credere che la politica sia la più alta forma della carità».

Secondo la religiosa, chi ricopre incarichi nelle istituzioni locali, nazionali o sovranazionali dovrebbe avere come principale aspirazione il benessere dei cittadini. Un compito che richiede preparazione, approfondimento e coraggio, perché perseguire il bene collettivo può significare assumere decisioni difficili e rischiare di perdere amicizie, alleanze e sostegni.

Il potere come forma di servizio

Al centro della riflessione c’è il significato stesso del potere. Per Suor Anna Monia Alfieri, ricoprire una posizione di responsabilità non significa ottenere privilegi, ma mettersi al servizio degli altri e compiere scelte oneste, anche quando il prezzo da pagare è elevato.

«Chi occupa posizioni di potere, nella politica o nel mondo del lavoro, sa che quel potere si esplica nel servizio», afferma. L’esercizio responsabile del proprio ruolo richiede quindi una personalità solida, capace di affrontare contrasti interni ed esterni senza lasciarsi guidare dal consenso immediato o dal timore del giudizio altrui.

I riferimenti essenziali, sottolinea Alfieri, devono essere la propria coscienza, i cittadini e le persone dalle quali proviene il mandato. Si tratta, pertanto, di una questione profondamente etica, costruita attraverso le decisioni quotidiane.

Per i credenti, il modello indicato è quello di Gesù Cristo, che ha esercitato la propria autorità servendo e amando. Per chi non crede, il principio resta quello dell’umanità chiamata a prendersi cura del proprio simile: servirlo, anziché servirsene.

La responsabilità verso i giovani

Una parte centrale dell’intervento riguarda le nuove generazioni. Credenti e non credenti, sostiene Alfieri, condividono una grande responsabilità nei confronti dei giovani e di coloro che verranno dopo.

Le manovre finalizzate a favorire questo o quel personaggio, così come i tentativi di utilizzare il potere per il proprio tornaconto, rischiano di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni. Al contrario, occorre recuperare un’etica della prossimità, fondata su decisioni consapevoli e disinteressate, orientate allo sviluppo integrale della persona e della società.

«Certi piani, certi progetti, certe strategie spaventano perché mostrano una distanza abissale rispetto all’etica fondata sul desiderio del bene dell’altro», osserva Alfieri.

L’appello alla classe politica

Da qui l’invito rivolto a tutti coloro che ricoprono incarichi pubblici: recuperare piena consapevolezza del mandato ricevuto dai cittadini, prestando particolare attenzione ai più giovani, che hanno bisogno di esempi credibili e modelli positivi.

In assenza di un cambiamento, avverte l’esperta, potrebbe rafforzarsi nuovamente l’idea della politica come semplice spartizione di incarichi e strumento per difendere interessi personali o di parte.

Suor Anna Monia Alfieri si dice tuttavia fiduciosa nella capacità della politica di prendere le distanze da queste dinamiche e di adottare decisioni ferme per contrastare fenomeni e progetti estranei al bene collettivo.

Il messaggio conclusivo è netto: l’autorevolezza delle istituzioni non deriva dalle posizioni occupate, ma dalla capacità di esercitare il potere con onestà, coscienza e spirito di servizio.