27 Settembre 2022

Tensioni collaterali: Corea del Nord, Turchia, Israele

Pyongyang dichiara la sua disponibilità a rispondere con armi nucleari a eventuali attacchi della Corea del Sud

Triangolazioni fra Turchia, Grecia e Israele: tra geopolitica e progetti di approvvigionamento energetico

Corea del Nord: deterrenza nucleare

La Corea del Nord si oppone alla guerra, ma potrebbe ricorrere ad armi nucleari, in caso di attacchi da parte della Corea del Sud, secondo quanto dichiarato da Kim Yo Jong, sorella del presidente Kim Jong Un, incaricata degli affari inter-coreani. Con queste parole, ha quidi risposto al ministro della difesa di Seoul, Suh Wook, che il 31 marzo aveva vantato la potenza del suo esercito e la capacità dei suoi missili di colpire qualsiasi obiettivo in Corea del Nord. Tuttavia, ha precisato Kim Yo Jong, Pyongyang si oppone a una guerra che ridurrebbe l’intera penisola in macerie, anche perché non considera Seoul il suo principale nemico. In realtà, secondo gli analisti di Project 38 North, con sede negli Stati Uniti, la Corea del Nord starebbe inviando un segnale al neoeletto presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, che aveva caldeggiato una linea politica più risoluta nei confronti del vicino. Tanto più che Seoul ha da poco inviato una delegazione a Washington per incassare il sostegno e l’impegno degli Usa in sua difesa.

Turchia-Grecia-Israele: triangolo del gas?

Mentre da mesi porta avanti un percorso di distensione delle relazioni con l’amministrazione del presidente Usa Joe Biden, chiamato Meccanismo strategico, la Turchia, per bocca del suo ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu, ha annunciato l’apertura totale dei canali di dialogo con la Grecia, auspicando una reciproca assunzione di responsabilità in tal senso. Nel primo caso, c’è in gioco la fedeltà di Ankara all’Organizzazione del trattato dell’Atlantico Nord (Nato) da un lato, e la questione del predicatore islamico Fethullah Gülen, residente negli Usa e accusato dalla Turchia di guidare un’organizzazione terroristica. Con la Grecia, invece, c’è in ballo la definizione, possibilmente pacifica, delle rispettive aree di competenza per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo orientale. Infatti, lo scorso anno, la Turchia aveva ripreso i negoziati formali con Atene, dopo oltre cinque anni di turbolenze, che più volte hanno rischiato di sfociare in scontri armati, malgrado la comune appartenenza dei due paesi alla Nato. Intanto, il 5 aprile, il ministro degli esteri israeliano è volato ad atene per incontrare i suoi omologhi greco, Nikos Dandias, e cipriota, Ioannis Kasoulidis. Al centro delle discussioni, gli ultimi sviluppi geopolitici (ed energetici) in Medio Oriente, nel Golfo, in Nord Africa e nel Mediterraneo orientale e il rafforzamento della cooperazione trilaterale, sia per l’estrazione di gas, sia nel settore della difesa, incluse esercitazioni militari congiunte. Per maggio, invece, Çavuşoğlu ha annunciato una visita ufficiale in Israele, mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che presto potrebbe ricevere il primo ministro israeliano Naftali Bennet. Si parla di ripristinare le rispettive sedi diplomatiche, ma Ankara esclude che si possa costruire un gasdotto tra Turchia e Israele nel breve termine.