Ci sono letture che ci scaldano il cuore e dalle quali è davvero difficile separarsene.
È quello che ho provato sin dalle prime pagine leggendo “L’istante imperfetto” di Nora Grant, Altre Voci Edizioni. In questo romanzo non c’è solo l’amore che regna sovrano ma tante tematiche che ci riguardano tutti in prima persona perché hanno a che fare col bagaglio emozionale che ci portiamo tutti dentro e che vale la pena esplorare.
Tra le sue pagine ci si perde letteralmente. Si rintracciano in esse parti del proprio essere grazie a due personaggi memorabili, Tessa e Connor, ben delineati psicologicamente dall’autrice e con i quali è facile entrare in empatia. Una lettura piacevole e fonte di speranza, trasuda emozioni positive e vitali e soprattutto ottimismo nei confronti di quegli incontri che nella vita ci aiutano a trovare la direzione giusta e a valorizzare il proprio essere che è in continua evoluzione e ricco di sfumature e sfaccettature che vale la pena esplorare ed esprimere a pieno senza remore e limiti.
In questa intervista conversiamo con Nora Grant che ci racconta com’è nata l’ispirazione per questa storia emozionante e ci parla di “istanti imperfetti” che diventano opportunità per evolvere e diventare persone migliori.
Nora, partiamo dall’origine, come è nata l’ispirazione per scrivere questo romanzo emozionante ambientato in Scozia?
L’idea del romanzo è arrivata in un momento particolare della mia vita in cui stavo affrontando un lutto. Creare un luogo accogliente dove rifugiarmi è stato il modo più semplice per rielaborare il dolore guardandolo dall’esterno. Ci tengo a ringraziare e sottolineare come la professionalità e l’aiuto della mia
editor e della mia responsabile di collana in A.V.E. siano stati fondamentali nel post stesura per tagliare quello che riguardava Barbara da quello che serviva a Nora. Come autrice ero troppo coinvolta e il loro punto di vista non condizionato ha permesso a questo libro di liberarsi del flusso di coscienza che era servito soltanto a me e donare alle lettrici una storia che fosse impregnata delle mie emozioni ma scevra dalla sofferenza che avevo riversato sulle pagine per alleggerirmi il cuore e suturare le ferite.
La Scozia è un luogo che mi affascina da sempre, come il Regno Unito in generale. Prima di iniziare a scrivere questa storia, mi ero immersa in alcuni romance storici di viaggi nel tempo ambientati in questa magica terra e ne sono rimasta attratta. Un luogo romantico, scontroso, umido come le lacrime che scorrono, avvolto in una nebbiolina a metà tra realtà e fantasia. Ho capito che era lì che dovevo andare con la mia penna e con il mio cuore.
Tessa con l’aiuto di Connor riuscirà a trovare il diario di sua nonna Meg e in esso scoprirà un segreto riguardante la sua famiglia. È proprio vero che ogni famiglia custodisce dei segreti?
Tutti gli esseri umani custodiscono dei segreti. Ci sono cose che non si sente la necessità di condividere, ma tenerle al sicuro dentro di sé e non spartirle con altri che non siano il proprio cuore. Capita con i ricordi, le persone del proprio futuro non sempre fanno parte del nostro passato e tenere qualcosa per sé, un pezzetto di vita che non influenza il rapporto con loro, è un modo discreto per avere un pensiero dove rifugiarsi senza invasioni. Capita poi che i segreti che portiamo sulle nostre spalle coinvolgano anche altre persone e all’interno della stessa famiglia qualcuno potrebbe scegliere di sostenere dei pesi senza addossarli ad altri. Penso ad ogni genitore, a quanto la loro forza sia abbastanza grande da reggere un mondo senza scalfire l’equilibrio della vita dei figli. Giusto? Sbagliato? Dipende quale lato della luna osserviamo.
Grazie al diario di sua nonna Tessa riscoprirà sua nonna come donna. L’esperienza di Tessa ci fa capire quanto le persone siano dalle mille sfumature e che siamo erroneamente convinti di conoscerle bene. Tu cosa ne pensi al riguardo?
Sei stata un’attenta osservatrice e hai compreso a pieno il significato che ho lasciato tra le righe. È affascinante e al tempo stesso destabilizzante scoprire come nella nostra normale tendenza a dare dei ruoli definiti alle persone, ci perdiamo l’infinità di sfumature che li caratterizza. Penso soprattutto alle donne. Penso soprattutto a mia madre. Per me lei è sempre stata unicamente la mia mamma. Non ho mai immaginato a tutti gli altri petali che componevano la corolla di quel bellissimo fiore che era. Eppure quando l’ho persa ho scoperto che c’erano tante altre persone che l’amavano in modo differente per ciascuna delle figure che rappresentava. Un’amica. Una figlia. Un amore. É stato così bello scoprire la ragazza che è stata, la donna che è diventata e quanto la sua vita andasse oltre quello che io vedevo.
Rimarrò sempre legata e affezionata soprattutto al suo ruolo di madre, è inevitabile. Nonostante ciò, intravedere la sua luce sotto altri riflessi è stato speciale e doloroso e mi ha fatto comprendere meglio certe scelte e amarla ancora di più. Ci sono pezzi di noi stessi che condividiamo a compartimenti stagni, ad ognuno doniamo quello che siamo disposti e pronti a far vedere. Anche io sono Barbara per alcuni e Nora per altri. Sono la stessa donna, ma in me convivono tanti ruoli e dono ad ognuno quello che ritengo sia meglio per me e per loro.
“L’istante imperfetto” ci fa capire che non esiste il “momento perfetto” per rivoluzionare la vita ma che siamo noi a cambiarla agendo. Che rapporto hai con “gli istanti imperfetti”?
Io sono così piena di istanti e di imperfezioni nonché di un’innata capacità di buttarmi in momenti sbagliati che si sono poi rivelati giusti, che potrei incarnare personalmente il titolo del libro. Come ho scritto nel mio precedente romanzo, cerco di farmi guidare dal coraggio e non dalla paura. La felicità non è che un insieme di istanti, anche se imperfetti.
Credi nel potere degli incontri come quello tra Tessa e Connor che sono in grado di aiutarci ad osservare l’esistenza sotto una prospettiva diversa?
Il viaggio è importante per le persone che incontri lungo il cammino. Non importa che si tratti di un per sempre o che sia rapido come il volo di una farfalla. Ci sono persone speciali così come ci sono persone orribili. L’importante è imparare da entrambi e uscirne migliori.
C’è un personaggio de “L’istante imperfetto” al quale sei particolarmente affezionata e perché?
Adoro Connor, perché incarna la positività, l’entusiasmo e l’onestà. Ha sofferto ma non si è fatto abbrutire dal dolore, è fuggito ma è stato in grado di ritornare e mettere a posto le cose. È un vento caldo che assapori sulla pelle chiudendo gli occhi e allargando le braccia.
Hai deciso di ambientare il tuo romanzo in Scozia, hai qualche legame con questa terra suggestiva e ricca di tradizioni?
Non ho legami con la Scozia, non ancora. Forse progetti. Mi piacerebbe visitarla un giorno e pensare che è sempre stata lì ad aspettarmi, solo che io non lo sapevo.
Per te cosa significa scrivere storie in grado di emozionare il lettore?
Domanda difficile…significa donare disinteressatamente un pezzo di me a qualcuno che non conosco. In questo libro, come ho detto a qualcuno, ho sbriciolato alcuni pezzi del mio cuore e li ho nascosti tra le pagine. Li lascio a voi perché ne abbiate cura. Io sarò in ogni sguardo che posate sulle pagine e vi accompagnerò sulla strada che conduce laggiù dove il sole profuma di inchiostro, il vento porta il sussurro delle vostre risate e la pioggia ha il sapore delle lacrime che sono riuscita a farvi scivolare via dal cuore.
Progetti futuri…
Ho alcuni sogni tra le mani ma sono ancora nella terra di mezzo tra il sonno e la veglia, ve ne riparlerò al mio risveglio.
