Separazione delle carriere : il problema dell’ autonomia della magistratura

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L’attacco all’autonomia e all’indipendenza della magistratura rappresenta un attacco diretto alla democrazia stessa. Senza una magistratura autonoma, non può esserci l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Di conseguenza, viene meno uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto sanciti dalla Costituzione.



Difendere questi principi non significa in alcun modo avallare tutte le azioni della magistratura. Quest’ultima, negli ultimi due decenni, ha commesso errori e manifestato alcune criticità. Tuttavia, le colpe di pochi non possono e non devono giustificare un attacco istituzionale indiscriminato. Tale attacco mira a distruggere la separazione dei poteri e, in ultima analisi, a mortificare la democrazia.


È un dato di fatto che, con rare eccezioni, i poteri politici hanno sempre cercato, e cercano tuttora, di esercitare un controllo sulla magistratura, in particolare sul ruolo del pubblico ministero. Quest’ultimo, in quanto motore dell’azione penale, svolge un ruolo cruciale nel controllo di legalità.



Parallelamente, è evidente il tentativo della politica di costruire un modello di magistrato burocrate e conformista. Questo modello è affiancato da un Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sempre più distante dalla sua funzione di autogoverno prevista dai padri costituenti.


La separazione delle carriere e i suoi rischi



La proposta di separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, sebbene presentata come una riforma necessaria. Si configura come un’anticamera del controllo governativo sulla magistratura inquirente. Il rischio è che il pubblico ministero venga trasformato in una sorta di “super poliziotto” subordinato al potere politico. Egli sarebbe pronto a sostenere l’accusa per i reati graditi al potere. Inoltre, mostrerebbe indulgenza per quelli commessi dagli stessi.


Ciò porterebbe a una magistratura inoffensiva nel contrasto ai delitti dei poteri forti. Al contrario, sarebbe inflessibile nel perseguire i reati dei più fragili. In questo scenario, si profila il rischio di un braccio togato al servizio di un disegno autoritario. Tale disegno minaccia l’essenza stessa dello Stato di diritto.