Netanyahu all’ONU: “Denuncerò chi vuole uno Stato palestinese”




Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è partito per New York con un messaggio forte e diretto: “All’Assemblea generale delle Nazioni Unite dirò la nostra verità: la verità sui cittadini di Israele, la verità sui nostri soldati e la verità sul nostro Paese”.



Prima di salire sull’aereo all’aeroporto Ben Gurion, Netanyahu ha annunciato che intende denunciare apertamente quei leader mondiali che, a suo dire, “invece di attaccare gli assassini, gli stupratori e i massacratori di bambini, vogliono dare loro uno Stato nel cuore della Terra d’Israele. Questo non accadrà”.

La sua posizione, già nota per la ferma opposizione alla creazione di uno Stato palestinese, si è ulteriormente irrigidita dopo i recenti riconoscimenti simbolici da parte di Paesi come Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo.

Netanyahu ha anche annunciato un imminente incontro con il presidente Donald Trump a Washington, il quarto tra i due leader. Al centro del colloquio ci saranno le “grandi opportunità” derivanti dalle recenti vittorie militari, tra cui l’operazione “Rising Lion” contro l’Iran. Netanyahu ha ribadito la necessità di “completare gli obiettivi della guerra: restituire tutti i nostri ostaggi, sconfiggere Hamas ed espandere il cerchio di pace”.

La sua visita all’ONU avviene in un momento di forte tensione globale. L’Assemblea generale è dominata dai temi della guerra in Ucraina, del conflitto a Gaza e del dibattito sulla riforma delle Nazioni Unite. Diversi Paesi stanno spingendo per il riconoscimento dello Stato palestinese come forma di pressione su Israele, ma Netanyahu ha ribadito che “non ci sarà uno Stato palestinese”.

La posizione di Netanyahu è condivisa dai membri più estremisti del suo governo, come il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha proposto l’annessione di oltre l’80% della Cisgiordania. Secondo Smotrich, l’obiettivo è “eliminare, una volta per tutte, l’idea di uno Stato palestinese”.