Un’ anima con la coda, il romanzo autobiografico di Sonia Serravalli scritto a due mani (e quattro zampe)

È la storia di una gatta o di una donna. Un racconto di crescita personale scritto da Sonia Serravalli per raccontare dello straordinario legame con la gatta Zaura e dei quattordici anni che hanno visto le loro vite intrecciarsi tra il Sinai, Londra e l’Italia. Ma anche un valido aiuto per affrontare il lutto per la perdita di un animale amato

Il legame tra un umano e un animale può donare fondamentali lezioni di vita in molti momenti e modi diversi, spesso profondi e inaspettati. Questo rapporto, che si sviluppa al di là delle parole, può insegnare valori e prospettive che talvolta l’essere umano fatica a cogliere nel solo rapporto con i suoi simili. Gli animali, infatti, mostrano un affetto che non è legato a giudizi, apparenze o successi. Questo amore puro insegna il valore della presenza autentica e dell’accettazione totale. Quell’amore vero che non chiede nulla in cambio, ma si dona, e basta.

Sonia l’autrice e Zaura attraversano svariate peripezie per riuscire a stare insieme e a trovare, più o meno, pace. Nel camminare verso questo obiettivo, si susseguono per entrambe svariate prove da superare, separazioni intervallate da momenti di profonda conoscenza, numerose avventure e disavventure, e quattro case differenti. Mentre la gatta impartisce inaspettate lezioni alla donna, emergono riflessioni profonde, trasformazioni interiori, cambiamenti di vita, lavoro, età e prospettiva.

L’ultima parte del libro è postuma alla scomparsa della gatta, e vede la protagonista umana, rimasta sola in quella loro “ultima casa”, tuffarsi in nuove intuizioni, messaggi dalla e alla gatta, conclusioni sorprendenti e inviti all’autoanalisi per chiunque passi attraverso queste pagine. È una sezione intensa, poetica e densa di significato, che parla direttamente a chiunque stia attraversando un momento di perdita, offrendo una via per trasformare il dolore in consapevolezza. Ne abbiamo parlato con l’autrice in questa intervista.

Chi è Zaura per te e cosa rappresenta questo incontro?

Per me non era una figlia: era una guida. Quando se n’è andata mi sono sentita orfana io. Per me Zaura era guida, struttura e atterraggio morbido. Adesso, quando ho avuto dei problemi, senza di lei mi è sembrato di precipitare. Poi, era cura. Mi curava con le fusa e con il contatto fisico.


Cosa ha cambiato il suo arrivo nella tua vita?

Nel libro lo racconto in tantissimi spezzoni inframmezzati alla trama. Tanto, tantissimo e lo sta ancora facendo. La sua opera non si è esaurita.  Mi ha imposto una struttura, mi ha portata ad amare la routine e le abitudini (da cui prima rifuggivo). Mi ha portata a conoscere un sacco di belle persone perché ad ogni viaggio ho cercato qualcuno che mi sostituisse per lei a casa mia, sia in Egitto che in Italia. Mi ha guidata ad acuire i miei sensi. Mi ha insegnato un po’ di telepatia. Mi ha mostrato l’amore incondizionato. L’inutilità delle parole. La realtà delle anime gemelle. E, dopo la sua dipartita, anche un sacco di punti ciechi di me che prima non vedevo!


Come hai vissuto la sua partenza da questa vita?

C’è un intero capitolo su questo nel libro… Era il 6 maggio. Ho iniziato a scrivere immediatamente, da poche ore dopo. Poi, non mi sono fermata fino ad agosto, tra scrittura e riscrittura. Raccontando tutto, potevo stare ancora vicino a lei. Comprendere meglio la sua essenza, la sua levatura. E lei ha davvero fatto accadere sincronicità straordinarie questa estate. Zaura se n’è andata dalla sera alla mattina e in modo pressoché indolore. 

Dapprima mi sono sentita proiettata per un giorno almeno in una dimensione diversa dalla nostra. Ero tra di qua e di là, sentivo cose diverse ed ero totalmente allergica alle parole. Poi, ci sono stati vari step, tra cui un sogno che non era “solo un sogno” che mi ha infuso un senso d’amore abbacinante, il quale mi ha impedito di stare male e di vivere alcuna forma di drammaticità… Adesso, vediamo come affronterò l’autunno senza di lei in casa. 

Ma la morte non è la fine: è un passaggio di livello e credo che possiamo trarre grandi vantaggi da un lutto. Come approfondire la nostra relazione con chi è andato di là, conoscere meglio noi stessi e soprattutto onorare il lascito che ci è stato concesso da quell’anima durante il percorso insieme, farne opere di bellezza, portare conforto agli altri, espandere l’amore che ci è stato dato. 


Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con il tuo libro?

Sono diversi e su diversi livelli. Ma riassumendo:

1) i gatti (o, perlomeno, molti gatti) sono esseri superiori a noi

2) la morte non è quello che classicamente crede la gente nella nostra epoca e possono esistere modi di vivere il lutto completamente diversi da quello a cui siamo generalmente abituati e che riteniamo “normale” o scontato. 

3) Tutto è ciclico. Non c’è fine. Ci sono solo stagioni diverse e ognuno porta con sé essenze uniche e una sua bellezza che non sta neanche dentro le parole. 


Perché è per chi lo hai scritto?

Per lei, per onorare la sua presenza nel mondo. 

Per noi due: per registrare quanto più possibile quello che abbiamo vissuto, fra due continenti, fasi diverse e quattro case. 

Per portare conforto attraverso di lei a chi sta vivendo un’esperienza o una relazione simile.

Uomini e animali un rapporto incredibile…quale il significato per te?

Io credo che gli animali la cui anima sceglie di starci vicino per un tratto di questa vita siano sempre o guide, o guaritori, o anime gemelle (e, quindi, incontri ricorrenti). Poi, negli ultimi anni sono realmente giunta a credere che si tratti di anime più evolute della nostra. Se a loro non serve la parola è perché viaggiano già a livelli più fini, più rarefatti, dove non sono consentiti filtri e interpretazioni, e l’amore arriva già puro. 

Hai mai amato tanto da sconfiggere la morte?

Scopri leggendo cosa implica e include realmente questo grande, enorme interrogativo. Che è, insieme, provocazione e filo rosso di tutta la storia. Ma è anche invito, auspicio, augurio sentito da parte dell’autrice per chi legge. Perché solo se ti capiterà di amare a tal punto comprenderai che puoi trascendere ogni senso di perdita, e solo allora potrai definirti, davvero, durasse anche solo un attimo, vivo.
Lezione di gatta.

A chi lo consiglieresti?

 A chi convive con almeno un gatto, ama i gatti o ne è semplicemente affascinato. A chi sta vivendo o ha vissuto la perdita di un gatto, o di un animale in genere. A chi desidera leggere una storia vera, intima e trasformativa. A chi cerca un libro che unisca emozione, avventura, riflessione e spiritualità. A chi vede negli animali in genere un ponte tra mondi

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