La diplomazia vaticana è al centro di un nuovo scontro con Israele, dopo le recenti dichiarazioni del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, sulla guerra a Gaza.
In risposta alle critiche giunte da Tel Aviv, Papa Francesco ha ribadito con fermezza: “La posizione di Parolin è quella della Santa Sede”, confermando l’allineamento tra la sua visione e quella del massimo rappresentante della diplomazia vaticana.
Il cardinale Parolin, in un’intervista rilasciata alla stampa italiana, aveva espresso preoccupazione per “l’uso sproporzionato della forza da parte di Israele” e aveva invitato entrambe le parti a “un immediato cessate il fuoco”, sottolineando la necessità di “garanzie per la popolazione civile palestinese”. Le sue parole hanno suscitato una reazione dura da parte del Ministero degli Esteri israeliano, che ha accusato il Vaticano di “mancanza di equilibrio” e di “non riconoscere la minaccia rappresentata da Hamas”.
Durante l’udienza generale del mercoledì, Papa Francesco ha affrontato indirettamente la polemica, dichiarando: “La posizione del cardinale Parolin riflette quella della Santa Sede. È una posizione di pace, di giustizia e di rispetto per la dignità umana”. Il Pontefice ha inoltre ribadito il suo appello per “la fine immediata delle ostilità” e per “la protezione dei civili, in particolare donne e bambini”.
Le relazioni tra il Vaticano e Israele, storicamente complesse, attraversano una fase delicata. Se da un lato la Santa Sede ha sempre riconosciuto il diritto di Israele alla sicurezza, dall’altro ha più volte criticato le operazioni militari nella Striscia di Gaza, soprattutto quando colpiscono infrastrutture civili e luoghi di culto cristiani.
Fonti diplomatiche confermano che “sono in corso contatti riservati” tra la Nunziatura Apostolica a Gerusalemme e il governo israeliano per evitare un’escalation diplomatica. Tuttavia, il clima resta teso, alimentato anche dalle divergenze sulla gestione dei luoghi santi e sulla libertà religiosa nei territori occupati.
Il Vaticano continua a sollecitare l’intervento della comunità internazionale per favorire una soluzione politica al conflitto israelo-palestinese. “Non si può costruire la pace con le armi”, ha ribadito Parolin in un recente incontro con ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. Il cardinale ha anche chiesto “un ruolo più attivo dell’ONU e dell’Unione Europea” per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario.
La conferma del Papa sulla linea diplomatica vaticana rafforza la posizione della Santa Sede come attore morale nel panorama internazionale, ma pone interrogativi sul futuro delle relazioni con Israele.
