Un trionfo nel ballottaggio che segna la fine di un’era, mentre in Italia si discute di riforme e disaffezione al voto
Con lo scrutinio giunto a oltre il 97% dei voti, il candidato centrista Rodrigo Paz Pereira è stato dichiarato vincitore del ballottaggio presidenziale. Questo evento è significativo per Bolivia. Paz ha sconfitto l’ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga.
La vittoria di Paz, che secondo i dati parziali ha superato il 54% dei consensi, pone fine a quasi due decenni di dominio politico del Movimiento al Socialismo (MAS) di Evo Morales e Luis Arce. Il MAS è imploso al primo turno.
Il successo di Paz nel secondo turno, tenutosi il 19 ottobre 2025, viene descritto da alcuni come un “plebiscito” a favore del cambiamento. Questo movimento è contro la crisi economica e politica che ha segnato l’ultima fase del governo MAS.
Tuttavia, questo trionfo si inserisce in un contesto di profonda trasformazione politica boliviana, caratterizzato da:
Crollo del MAS: Per la prima volta, il partito di sinistra egemone non è arrivato al ballottaggio. Si è fermato a una percentuale irrisoria (attorno al 3%) al primo turno (17 agosto 2025). Questo è avvenuto a causa di lotte intestine tra Morales e l’attuale presidente Arce.
Ballottaggio a Destra/Centro: La scelta finale è ricaduta tra due esponenti di aree politiche conservatrici e liberali. Erano Paz del PDC e Quiroga di Libre. Questa è stata un’inedita situazione per il Paese.
Partecipazione Elevata: Nonostante la disaffezione per la classe politica tradizionale, l’affluenza in Bolivia, storicamente alta, ha mantenuto un livello significativo anche per queste elezioni. L’affluenza al primo turno era stata del 86,95%.
La retorica del “plebiscito” per Paz, ottenuta con una maggioranza chiara sul suo contendente, contrasta però con le crescenti ombre che l’astensionismo proietta sulla democrazia in molte altre parti del mondo, inclusa l’Italia.
Mentre in Bolivia la partecipazione è un dato strutturale (anche se i margini di astensione ci sono), in Italia l’astensionismo è diventato il “primo partito” in quasi tutte le recenti tornate elettorali. Dalle Politiche 2022 (affluenza al 63,8% alla Camera, la più bassa nella storia repubblicana) alle Europee 2024 (affluenza sotto il 50%).
Le Cause della Disaffezione:
L’astensionismo italiano è un fenomeno complesso che include:
Sfiducia-Protesta: Rifiuto della classe politica e difficoltà a riconoscersi nei partiti. Sono percepiti come lontani dagli interessi dei cittadini.
Apatia: Crisi delle ideologie e generale disinteresse per la politica.
Fattori Tecnici/Sociali: Difficoltà di voto per fuori sede, anziani o persone con problemi di mobilità.
In questo scenario di progressivo allontanamento dei cittadini, il dibattito politico italiano è dominato dalla proposta di riforma costituzionale promossa dalla maggioranza di destra, nota come Premierato (elezione diretta del Presidente del Consiglio) o in alcune sue varianti come “Presidenzialismo”. L’obiettivo dichiarato di tale riforma è duplice:
Garantire la Stabilità: Porre fine ai frequenti cambi di Governo, rafforzando la figura del Premier.
Rafforzare il Consenso (e la Partecipazione): Legare l’esecutivo a un mandato popolare diretto. L’idea è che l’investitura diretta del leader possa riavvicinare gli elettori alle urne.
Tuttavia, i critici della riforma temono che si traduca in una “democrazia dell’investitura” che concentra eccessivamente il potere in un’unica figura, a scapito del ruolo del Parlamento. Non risolve le cause profonde della disaffezione, anzi potrebbe alimentare un populismo basato sul “Capo” e non sulla partecipazione diffusa.
Il caso boliviano, con la sua alta partecipazione ha comunque portato al potere una figura di centro-destra (Paz) su un programma di riforma economica e decentramento. Questo evidenzia che la presenza di un leader forte non è l’unico motore della democrazia.
Per invertire la tendenza all’astensionismo in Italia e altrove, gli esperti suggeriscono un approccio multifattoriale. Si deve andare oltre la mera logica del “Capo Eletto”:
Riforma non solo Istituzionale, ma Culturale: Rendere la politica nuovamente rilevante per la vita quotidiana delle persone e prendere esempio dalla Bolivia.
Facilitazione del Voto: Superare le barriere tecniche per i fuori sede e i cittadini con difficoltà.
Chiarezza e Credibilità: Offrire programmi politici comprensibili e realizzabili. Bisogna ridurre la “bizantinità” e la conflittualità percepita tra i partiti.
Coinvolgimento Locale: Rivitalizzare la politica a livello comunale e regionale, dove l’affluenza è spesso più alta.
Il “plebiscito” a favore di Rodrigo Paz in Bolivia è un monito: la democrazia richiede non solo un vincitore, ma una cittadinanza attiva e coinvolta. La sfida, per l’Italia e l’Occidente, è scoprire se l’enfasi sul leader e sulle riforme istituzionali è sufficiente. Oppure se serva una vera e propria riconnessione tra la politica e la vita dei cittadini.
