L’inchiesta di Report sul Garante Privacy accende lo scontro politico: Schlein chiede l’azzeramento, Meloni replica, FdI rilancia.

In senato scontro tra la meloni e la Schlein.



L’ultima puntata di Report, il programma d’inchiesta condotto da Sigfrido Ranucci, ha scatenato una bufera politica attorno al Garante per la Protezione dei Dati Personali.

L’indagine ha sollevato dubbi su conflitti di interesse, opacità nella gestione e contiguità con ambienti politici, aprendo un fronte di scontro tra maggioranza e opposizione.

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto l’azzeramento totale del collegio del Garante, definendo il quadro emerso “grave e desolante” e invocando “un segnale forte di discontinuità”. La proposta è stata sostenuta da M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno presentato una mozione unitaria per la tutela della libertà di stampa.

La premier Giorgia Meloni ha risposto con fermezza, ricordando che il Garante è stato eletto durante il governo giallorosso, con membri in quota Pd e M5S. “Dire che sia pressato da un governo di centrodestra mi pare ridicolo”, ha dichiarato, sottolineando che l’eventuale azzeramento spetta al collegio stesso, non all’esecutivo.

Giovanni Donzelli, esponente di Fratelli d’Italia, ha aperto alla possibilità di sciogliere l’Authority, mentre il deputato FdI Alessandro Ghiglia ha ribadito:

“Nessun passo indietro”. Il partito della premier, pur criticando il “giornalismo militante” di Report, sembra pronto a cavalcare l’onda per una riforma dell’organo di garanzia.

Sigfrido Ranucci ha difeso l’inchiesta, accusando l’Autorità di essere ormai “un tribunale politico” e denunciando pressioni per impedire la messa in onda della puntata. Il caso Garante Privacy si configura come una battaglia simbolica tra visioni opposte di trasparenza istituzionale, libertà di stampa e controllo democratico.

Se da un lato l’opposizione chiede una svolta radicale, dall’altro la maggioranza difende la legittimità delle nomine e rilancia il dibattito sulla terzietà delle autorità indipendenti.

Il Parlamento sarà chiamato a decidere se intervenire o lasciare che sia l’organo stesso a rispondere alle accuse.