Tutto è comunicazione, la teoria di Watzlawick

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L’Invisibile presenza: perché è impossibile non comunicare.


Immagina di essere seduto in una sala d’attesa. Non guardi nessuno, tieni gli occhi fissi sul tuo smartphone e non pronunci una parola. Pensi di essere “fuori” dal gioco della comunicazione? Secondo Paul Watzlawick e la Scuola di Palo Alto, ti sbagli.

In quel preciso momento, stai urlando al mondo: “Non disturbatemi, non ho voglia di interagire”.


Questo è il cuore del “Primo Assioma della Comunicazione”, un concetto che ha rivoluzionato la psicologia sistemico-relazionale.

Il punto di partenza di Watzlawick è disarmante nella sua semplicità: il comportamento non ha un opposto. Non esiste un “non-comportamento”. Poiché ogni movimento, gesto, sguardo o silenzio è un comportamento, e ogni comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, ne deriva logicamente che:
“È impossibile non comunicare”.

Non importa quanto ci sforziamo o se restiamo in silenzio: il nostro corpo, la nostra postura e persino la nostra assenza trasmettono informazioni incessanti a chi ci circonda.

Spesso commettiamo l’errore di pensare che la comunicazione coincida solo con il linguaggio verbale (quello che Watzlawick chiama modulo digitale). Tuttavia, il primo assioma ci ricorda che
Il silenzio è un messaggio: può indicare approvazione, sfida, timidezza o indifferenza.
L’indifferenza è un feedback: ignorare qualcuno è una delle forme di comunicazione più forti (e talvolta dolorose) che esistano.

Anche l’immobilismo comunica una posizione precisa all’interno di una relazione.


Perché questo assioma è così vitale? Perché ci toglie l’illusione di poter “staccare la spina” nei rapporti umani.

Nelle dinamiche interpersonali comprendere che anche il non-detto è un atto comunicativo permette di leggere tra le righe.

Accettare il primo assioma significa assumersi la responsabilità del proprio modo di stare con gli altri: non siamo responsabili solo di ciò che diciamo, ma anche dell’effetto che il nostro “esserci” (o non esserci) produce sul sistema intorno a noi.


La comunicazione non è un rubinetto che possiamo aprire o chiudere a piacimento. È un flusso continuo. Una volta che entriamo nel raggio d’azione di un’altra persona, diventiamo parte di un sistema in cui ogni nostra fibra sta inviando segnali.

La vera sfida non è decidere se comunicare, ma diventare consapevoli di cosa stiamo comunicando, anche quando restiamo in silenzio.