Apertura di settimana difficile per la Borsa di New York, che prosegue la scia negativa dei giorni scorsi.
I principali indici statunitensi, inclusi quelli di Wall Street, scambiano in netto ribasso, appesantiti dall’escalation delle tensioni geopolitiche e dalla fiammata dei prezzi energetici.
Alle ore 15:00 locali, il quadro sintetico dei mercati evidenzia una pressione venditrice diffusa:
* Dow Jones: -1,05%
* Nasdaq: -0,40%
* S&P 500: -0,72%
Il petrolio corre, l’azionario frena
La causa principale del nervosismo odierno è legata al conflitto in Medio Oriente, che sta avendo ripercussioni dirette sulle catene di approvvigionamento energetico.
Il greggio ha registrato picchi che hanno sfiorato i 120 dollari al barile a causa dei blocchi nello Stretto di Hormuz, alimentando i timori di una nuova ondata inflattiva globale.
Mentre i titoli del comparto Energy riescono a mantenersi a galla o a segnare timidi rialzi, i settori più sensibili ai tassi d’interesse e ai costi industriali sono in sofferenza. I comparti dei materiali e dei beni industriali guidano i ribassi, riflettendo il timore degli investitori per un rallentamento della crescita economica.
L’aumento dei prezzi dell’energia sta spingendo verso l’alto anche i rendimenti dei Treasury, poiché i mercati iniziano a scontare una Federal Reserve costretta a mantenere i tassi elevati più a lungo del previsto per contrastare il carovita.
In questo contesto di incertezza, anche il settore tecnologico (Nasdaq) fatica a trovare una direzione, nonostante una tenuta leggermente superiore rispetto alla “Old Economy” rappresentata dal Dow Jones.
Gli analisti guardano ora con attenzione ai prossimi dati sull’inflazione (CPI) previsti per questa settimana, che potrebbero confermare o smentire lo scenario di stagflazione che molti iniziano a temere.