Shock energetico e crisi climatica: la salute dei più fragili sotto assedio



L’aumento vertiginoso dei costi dell’energia non è più solo una questione economica o geopolitica, ma si è trasformata in una vera e propria emergenza sanitaria.

Con l’arrivo delle ondate di calore estive, lo shock energetico rischia di tradursi in un incremento della mortalità e delle ospedalizzazioni per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Secondo il professor Fabrizio Pregliasco, il legame tra povertà energetica e salute è diretto e pericoloso. Quando le famiglie non possono più permettersi l’utilizzo di sistemi di condizionamento o ventilazione a causa delle bollette proibitive, l’ambiente domestico diventa una trappola termica.

“A pagare le conseguenze del caldo estremo sono, come sempre, i più fragili: anziani, malati cronici, disabili e bambini,” avverte Pregliasco. “Per queste categorie, il calore non è solo un disagio, ma un fattore che può scompensare patologie pregresse o causare shock termici fatali.”

Il quadro clinico varia a seconda della vulnerabilità, ma il denominatore comune è l’incapacità dell’organismo di termoregolare correttamente in ambienti surriscaldati:

Spesso presentano una ridotta percezione dello stimolo della sete e una sudorazione meno efficiente. La solitudine sociale aggrava ulteriormente il rischio.

Soggetti con patologie cardiovascolari, respiratorie o renali vedono le proprie condizioni peggiorare drasticamente sotto stress termico.

Possono incontrare barriere fisiche o cognitive nel mettere in atto strategie di difesa dal caldo (idratarsi, spostarsi in zone d’ombra).

Il loro sistema di termoregolazione non è ancora pienamente sviluppato, rendendoli soggetti a disidratazione rapida.

Il concetto di salute è ormai intrinsecamente legato alla possibilità di accedere a risorse energetiche a costi sostenibili. Lo shock energetico crea un paradosso sanitario.

Per risparmiare, molti rinunciano all’aria condizionata, esponendosi a temperature indoor superiori ai **30-32°C**.

La paura delle spese spinge i fragili a chiudersi in casa, riducendo l’interazione con reti di assistenza che potrebbero monitorare il loro stato di salute.

Il calore estremo può alterare l’efficacia di alcuni farmaci o richiedere aggiustamenti posologici che, senza controllo medico, diventano rischiosi.

Per contrastare gli effetti di questa combinazione letale tra crisi energetica e clima, sono necessari interventi su più livelli:

Potenziare l’assistenza domiciliare e le reti di vicinato per non lasciare soli gli anziani.

Creazione di “oasi climatiche” o spazi pubblici raffrescati dove chi vive in condizioni di povertà energetica può trascorrere le ore più calde.

Ribadire l’importanza dell’idratazione costante, di un’alimentazione leggera e dell’uso corretto di tende e schermature solari per mantenere fresca l’abitazione senza costi eccessivi.

In conclusione, la tutela della salute dei fragili non può prescindere da politiche che garantiscano l’accesso universale all’energia. Senza un intervento strutturale, ogni estate rischia di trasformarsi in una crisi umanitaria silenziosa tra le mura domestiche.