Carburanti, il bivio di maggio: il diesel italiano verso il primato europeo dei rincari
L’Italia si avvicina a una scadenza cruciale per le tasche di automobilisti e autotrasportatori. Il 30 aprile 2026 segnerà il termine dell’ultima proroga del taglio delle accise introdotta dal Governo, e l’ipotesi di un mancato rinnovo agita i mercati e le associazioni di categoria.
Se la misura non dovesse essere rifinanziata, dal 1° maggio il prezzo del gasolio alla pompa subirebbe un’impennata tale da proiettare l’Italia ai vertici della classifica europea per il costo del diesel.
Il dibattito si inserisce in una cornice fiscale più ampia legata al cosiddetto riallineamento delle accise tra benzina e diesel, previsto dalla Legge di Bilancio 2026.
L’obiettivo dichiarato è l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, parificando il prelievo fiscale sui due carburanti. Attualmente, l’accisa sulla benzina si attesta a circa 0,728 euro per litro, mentre quella sul gasolio è storicamente più bassa, ferma a 0,617 euro per litro.
Senza il paracadute del taglio governativo, il prezzo del diesel potrebbe non solo eguagliare quello della verde, ma superarlo in virtù delle dinamiche di approvvigionamento internazionale, portando il costo alla pompa stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro.
Secondo le ultime rilevazioni, l’Italia è già tra i Paesi con la tassazione più alta in Europa. La fine dello sconto fiscale renderebbe il pieno italiano il più caro dell’Unione Europea per quanto riguarda il gasolio, superando nazioni come Francia e Germania.
Le ripercussioni non riguardano solo i privati, ma colpiscono duramente il settore dell’autotrasporto. Le associazioni di categoria denunciano un rischio sistemico: per un mezzo pesante, i rincari stimati possono arrivare a 9.000 euro annui di costi aggiuntivi.
Poiché la stragrande maggioranza delle merci in Italia viaggia su gomma, il rincaro del diesel si tradurrebbe inevitabilmente in un aumento dei prezzi al consumo per beni alimentari e di prima necessità, alimentando nuovamente la spirale inflattiva.
Il Governo si trova ora davanti a un complesso dilemma finanziario. Il rinnovo del taglio richiede coperture per circa un miliardo di euro al mese, risorse preziose che competono con altre misure prioritarie come il taglio del cuneo fiscale. Tuttavia, l’impatto sociale di un diesel fuori controllo potrebbe frenare i consumi e innescare proteste diffuse.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se il prossimo provvedimento legislativo conterrà una nuova boccata d’ossigeno per i serbatoi o se l’Italia dovrà rassegnarsi a un primato energetico decisamente poco ambito.

