27 Settembre 2022

ESCLUSIVA – Russia-Usa: Kiev chiama Pechino

Mentre i servizi segreti ucraini denunciano un possibile tentativo di colpo di Stato architettato dalla Russia, il ministro degli esteri chiede alla Cina di convincerla a interrompere le attività belliche; Mosca, intanto, definisce strategicamente irrilevante l’ipotesi di adesione di Kiev all’Ue; il dramma nel dramma dei rifugiati

Rifugiati: le magnifiche sorti e progressive

Nella tarda mattinata del 2 febbraio, l’équipe di Italiani News ha fotografato un aereo militare italiano che imbarcava rifugiati dall’Ucraina, all’aeroporto di Bucarest. La guerra dei rifugiati è un altro capitolo del conflitto che Stati Uniti e Russia hanno ingaggiato in Ucraina, che finora ha lasciato emergere novità significative, legate per lo più allo sviluppo tecnologico, tanto a livello strategico-militare (si pensi, ad esempio, al fronte cibernetico), quanto, almeno in apparenza, a livello antropologico. Per la prima volta, infatti, è emersa chiaramente una profonda contraddizione, estranea al consueto dibattito tra fazioni dell’accoglienza e fazioni del respingimento: la differenziazione, soprattutto al confine tra Ucraina e Polonia e da parte dell’Ungheria, tra rifugiati bianchi e rifugiati neri. I primi da accogliere, i secondi da respingere: fenomeni la cui mentalità di fondo è già trapelata nei commenti di alcuni commentatori alla tragedia del popolo ucraino, nei quali si esprimeva un misto di sorpresa, disappunto e incredulità di fronte allo spettacolo di atrocità commesse in terra europea. Difficile immaginare, dunque, un Continente bianco, che aveva ordito e imposto il dominio coloniale, ora sotto il tiro dell’esercito della Russia, in questo momento presentata dalla narrazione dominante come potenza asiatica. Un apparente residuo della mentalità razzista e colonialista, dominante nel cosiddetto Occidente civilizzato e tecnologicamente avanzato fino alla seconda metà del XX secolo, quando l’imperversare del nazifascismo ne aveva reso evidenti gli esiti, in particolare nel quadro della società di massa e del mercato globale. Le testimonianze circa le discriminazioni subite dai rifugiati africani in fuga dall’Ucraina si diffondono soprattutto tramite la rete sociale Twitter, dove è nato peraltro il thread #AfricansinUkraine.

Kiev: qui radio Londra

Il 2 marzo, i servizi di sicurezza ucraini hanno lanciato l’allarme su un presunto colpo di Stato filorusso che Mosca starebbe architettando a Kiev, con la complicità della Bielorussia. Secondo l’agenzia di stampa ucraina Ukrajnskaja Pravda, l’intelligence avrebbe informazioni sulla presenza dell’ex presidente Viktor Yanukovyc, vicino al Cremlino, a Minsk. Dichiarazioni che fanno eco a quanto sostenuto lo scorso 22 gennaio dal Foreign Office britannico, che si diceva in possesso di informazioni circa un presunto piano di Mosca per insediare a Kiev un presidente compiacente, anche se Londra aveva puntato piuttosto sull’ex deputato ucraino Yevhen Murayev e su altri ex deputati, primi ministri e ufficiali, considerati legati ai servizi segreti russi. La segretaria di Stato agli affari Esteri britannica Liz Truss aveva commentato dicendo che simili informazioni danno un’idea di come il Cremlino pensi, mentre la portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa Emily Horne aveva definito preoccupante questo complotto svelato dalla Gran Bretagna. Intanto, il 1 marzo, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha chiesto e ottenuto un colloquio telefonico con il suo omologo cinese Wang Yi, al quale ha chiesto di utilizzare le buone relazioni tra Cina e Russia per indurre quest’ultima a fermare le ostilità. Kiev, dunque, insoddisfatta della scarsa cooperazione turca, attenda che sia la Cina a presentarsi come mediatrice per giungere al cessate il fuoco. Soprattutto perché Pechino, sotto accusa per la sua gestione della provincia del Xinjiang (a maggioranza turcofona e sunnita) e per le sue relazioni con Taiwan e Hong Kong e in cerca di riscatto dall’umiliazione subita dalle potenze occidentali nel XIX secolo, ha per concetti come sovranità e integrità territoriale una certa sensibilità.

E se l’Ucraina si avvicinasse all’Europa?

Frattanto, il 1 marzo, il Cremlino ha chiarito la propria posizione in merito all’ipotesi, ventilata nei giorni scorsi, di un’adesione dell’Ucraina all’Unione europea (Ue). Per Mosca, come ha spiegato il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov, si tratta di una prospettiva che non va confusa con le questioni legate alla sicurezza e alla stabilità strategica, connesse invece con la richiesta russa della neutralità ucraina. «L’Ue non è un blocco politico-militare», ha aggiunto, «l’aspirazione all’adesione all’Ue è sancita dalla costituzione ucraina». Questa la risposta della Russia alla decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di firmare, lo scorso 28 febbraio, una richiesta di ammissione di Kiev all’Unione «con una procedura accelerata». La proposta era sostenuta da Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca, Slovenia e Bulgaria, che hanno indirizzato a Bruxelles una lettera congiunta in cui esprimevano le proprie posizioni. Maggiore cautela sull’argomento, invece, da parte dei membri occidentali dell’Ue, secondo i quali un’integrazione immediata non sarebbe fattibile. Perplessità che riguardano non solo lo stato di guerra attuale o i rischi che Kiev ricada sotto la sfera di influenza russa, ma anche, e forse soprattutto, la situazione economica dell’Ucraina, dove il reddito medio è un quarto di quello percepito in Romania. In fondo, per la Bruxelles dell’austerità, spese militari a parte, il bilancio di un paese che chiede l’adesione appare più pericoloso della Brigata Azov.