27 Settembre 2022

Fondazione Gorbachev: parla il presidente della sede italiana Marzio Dallagiovanna

 “Il XXI secolo sarà un secolo di crisi totale e totalizzante o di guarigione morale e spirituale che rinvigorirà l’umanità. È mia convinzione che tutti noi – tutti i leader politici ragionevoli, tutti i movimenti spirituali e ideologici, tutte le fedi – dobbiamo aiutare in questa transizione verso un trionfo dell’umanesimo e della giustizia, nel fare del XXI secolo un secolo di una nuova rinascita umana”.

Rimbombano forti e amare oggi queste parole pronunciate anni fa da Gorbachev, l’ex Presidente dell’Urss che proprio pochi giorni fa ha compiuto 90 anni. Un interprete del rinnovamento, come ha sottolineato il nostro Capo dello Stato inviandogli gli auguri, con una percezione della politica e del mondo lontana anni luce da quella dei suoi successori. E di molti altri politici mondiali dei nostri tempi. La rinascita da lui auspicata non solo non c’è stata, ma l’umanità è sprofondata nell’abisso di un medioevo morale, culturale e politico senza precedenti. Mai come oggi, dunque, il mondo avrebbe bisogno di un leader lucido e visionario come Gorbachev, capace di costruire un nuovo ordine globale attraverso la pace. A ciò si ispira la sua Fondazione nata nel 1992, che sin dalle origini svolge una serie di attività e di studi legati ai problemi sociali, economici e politici dei nostri giorni. Dal 1999, attraverso l’attività della propria sede italiana, la Fondazione ha istituito i Summit mondiali dei Premi Nobel per la Pace, che riuniscono periodicamente molti dei personaggi che hanno ricevuto l’illustre riconoscimento al fine di elaborare progetti e soluzioni che indichino a Capi di Stato e politici vari nuove forme di convivenza tra i popoli basate sulla pace, sulla tolleranza e sul rispetto dei diritti della persona.

Abbiamo incontrato Marzio Dallagiovanna, presidente della sede italiana della Fondazione Gorbachev.

Dottor Dallagiovanna, grazie alla lungimiranza di Gorbachev si pose fine alla guerra fredda e si allontanò lo spettro dello scontro nucleare che proprio in questi giorni è tornato a fare capolino. Secondo lei come risolverebbe Gorbachev la drammatica situazione del conflitto tra Russia e Ucraina?

«Non so come Gorbachev potrebbe risolverla. Sicuramente troverebbe un modo per non ricorrere alle armi. Per lui la diplomazia, il confronto chiaro è sempre stato importantissimo. Ricordiamo tutti come è avvenuto il crollo del muro di Berlino: è stata una piccola discesa di una valanga, il muro ha cominciato a sgretolarsi con la gente che spingeva per passare, insomma poteva finire in un bagno di sangue se la polizia che era a guardia del muro avesse cercato di impedirlo. Ebbene Gorbachev mi ha confidato una cosa. Ossia che quando è stato avvisato ha risolto il problema molto velocemente e molto sinteticamente: ha dato l’ordine di consegnare le truppe. La cosa è andata avanti e lui si è preso la responsabilità di lasciare che il tempo facesse il suo corso e non c’è stata una goccia di sangue sparso».

In tal senso la Fondazione ha fatto un appello a tutti i leader mondiale per il cessate il fuoco. Cosa pensa che succederà?

«Io vorrei che fosse una possibilità, che fosse una certezza. Non voglio entrare in una valutazione politica che non mi compete, perché non sono così esperto e queste situazioni geopolitiche sono molto più complesse di quello che uno può pensare. Andare ad analizzare, cercare ragioni e torti è sicuramente una cosa molto complicata. Però sicuramente non è possibile assistere alle scene che stiamo vedendo, un Paese invaso con delle sofferenze incredibili e sentire parlare anche alcuni leader di ricorso all’arma atomica come se non capissero che sarebbe la soluzione finale. Ma finale veramente. Io confido che la diplomazia possa prevalere, che si trovi un accordo perchè non penso che si voglia portare avanti una situazione del genere».

Tra l’altro la sede della Fondazione si trova a Piacenza, che è stata nominata città mondiale della costruzione di Pace…

«Sì, la Fondazione istituì nel 1999 i Summit mondiali dei Premi Nobel per la Pace, e nel 2018 il suo Segretaraiato ha insignito la città di Piacenza di questa impostante onorificenza a riconoscimento dell’attività svolta dalla comunità piacentina anche grazie alla Fondazione».

E infatti l’anno scorso vi siete impegnati per la candidatura del corpo sanitario italiano al Nobel per la Pace 2021. Come è nata questa idea?

«Piacenza purtroppo è stata uno degli epicentri del covid. Codogno è a dieci chilometri da Piacenza. Il professor Cavanna, che è stato il testimonial di questa iniziativa, è la persona che ha dato impulso alle cure domiciliari durante la fase più critica della pandemia cercando di portare il sostegno delle cure in tutte le case, anche in quelle più sperdute della provincia di Piacenza. Ha fatto un lavoro incredibile. Noi siamo riusciti ad apprezzare tutto quello che ha fatto il corpo sanitario, e per corpo sanitario intendiamo anche gli infermieri, gli operatori sanitari, le persone che guidavano le ambulanze, insomma tutti quelli in prima linea. Abbiamo ritenuto che un segnale di riconoscimento per l’opera svolta andasse dato. Purtroppo non abbiamo vinto, non possiamo dire che abbiamo perso ma non abbiamo vinto, perché per noi era la candidatura più meritevole e per questo alla fine di giugno all’ingresso di Piacenza ergeremo un monumento in  loro onore».

Quali sono le principali attività della Fondazione?

«La Fondazione come attività è riassunta nel motto che è: verso la costruzione di una nuova civiltà. Noi ci occupiamo di problemi sociali, politici, economici e contribuiamo alla formazione di professionisti della nuova generazione per divulgare la conoscenza scientifica ma sempre finalizzata al fatto di cercare di rafforzare le basi morali e umanistiche delle persone e della società».

Lei conosce e in varie occasioni ha frequentato Gorbachev. Come lo descriverebbe?

«Una persona speciale. E’ affabile e severo nello stesso tempo, è di una umanità e di una simpatia incredibile. La cosa più saliente di Gorbachev è che lui è tanto comprensivo con gli altri quanto spietato con se stesso».

Cosa si augura per il futuro della Fondazione?

«Spero di poter andare avanti col lavoro che abbiamo fatto sino ad oggi perché attualmente la Fondazione è molto integrata nel Segretariato dei Premi Nobel per la Pace così come tantissime altre Fondazioni con cui collaboriamo sempre. Spero di poter continuare nella realizzazione dei Summit mondiali per la Pace e di poter contribuire a portare avanti il pensiero di Gorbachev».

Che è?

«Non è facile riassumerlo in una frase. Potrebbe essere: mai più oppressione e mai più sangue  per i popoli».