Se si cerca una testimonianza vivente di fede incrollabile e dedizione sacerdotale, il pensiero corre immediatamente al borgo di Figlino.
Qui, nel cuore verde della Valle di Tramonti, Costiera amalfitana, la comunità si stringe oggi intorno al suo amato pastore, Don Francesco Amatruda, che celebra lo straordinario traguardo dei 98 anni.
Lungi dal ritirarsi nel silenzio del passato, Don Francesco continua a essere una presenza vibrante e orientata al domani.
A chi, con filiale premura, gli domanda del suo riposo o della pensione, egli risponde con la consueta arguzia e un sorriso che non ha età: «In futuro».
In questa espressione risiede il cuore del suo messaggio: un “infuturarsi” continuo. Esso è inteso come il desiderio di proiettare la propria missione sacerdotale oltre il limite del tempo. Inoltre, si tratta di un’attesa operosa del Regno che viene.
Don Francesco rappresenta un raro esempio di sapienza e cultura per l’intera Costiera Amalfitana. Fine latinista e grecista, conserva una lucidità intellettuale che gli ha permesso di consegnare alla storia opere di immenso valore. Ad esempio, il saggio sulle Confraternite di Tramonti e lo studio rigoroso sull’arianesimo prima della conversione del territorio.
La sua penna non è mai stata un esercizio accademico, ma uno strumento per custodire l’anima e le radici della sua gente.
Il suo ministero è stato, ed è tuttora, segnato da un attivismo instancabile. Con fede e tenacia, ha curato personalmente la ristrutturazione di numerosi luoghi di culto. Così ha ridonato decoro e bellezza alla casa del Signore.
Nonostante il peso degli anni, il suo spirito resta saldo e il carattere forte. Lo abbiamo visto guidare con solennità e vigore il recente Triduo Pasquale. Perciò è stata una presenza costante e rassicurante per i suoi fedeli.
Particolarmente devoto a San Trifone, martire di Nicea, la cui presenza spirituale aleggia nel vicino borgo di Cesarano attraverso le sue reliquie, Don Francesco incarna l’immagine del pastore che si fa “roccia” per la sua comunità.
Festeggiare oggi il suo compleanno significa rendere grazie per un uomo di Dio che, con dita ancora sporche dell’inchiostro della scrittura e della calce dei restauri, continua a edificare la Chiesa, pietra su pietra.
In occasione di questo speciale compleanno, una dedica al caro zio Francesco, da parte di tutti noi. Ecco versi colmi di affetto e profonda ammirazione e gratitudine per lo sguardo rivolto al futuro.
**editati e rivisti in generosa collaborazione.
DEDICA A DON FRANCESCO PER I SUOI 98 ANNI
“Figlino ti accolse nel suo borgo,
pugno di case sul vuoto,
a ridosso della costa che sa di sale
ma conserva l’aspro della roccia.
Lì ti sei fatto orizzonte.
Hai sfogliato le vite come un breviario,
l’acqua battesimale su fronti neonate,
le mani intrecciate all’altare,
e il soffio raccolto nel palmo
quando il sagrato si faceva stretto.
Hai visto il tempo prendersi gli amici,
i rami della tua stirpe spezzarsi,
restando solo, colonna ultima di un invisibile tempio.
Ma le tue dita di inchiostro e calce,
non si sono mai chiuse.
Hai rialzato mura stanche, curato absidi ferite,
mentre nei tuoi libri fermavi l’anima di un popolo
che prega come respira, tra il mare e il niente.
Ora il tuo passo è un sussurro,
ma lo spirito resta.
Non c’è trionfo né indugio nel dolore,
solo la tenerezza colta di chi sa
che ogni peccato è un peso che il mare si può bere
e che la pace,
si costruisce pietra su pietra,
fino a diventare, noi stessi, paesaggio eterno”.