L’ultimo traguardo di Alex Zanardi: Una lezione di vita oltre l’ostacolo
Il mondo dello sport e l’Italia intera si stringono oggi nel ricordo di un uomo che ha ridefinito il concetto di “impossibile”.
Alex Zanardi ci ha lasciati all’età di 59 anni, a pochi mesi dal traguardo dei 60, dopo una vita trascorsa a correre più veloce del destino.
Se volessimo riassumere la sua esistenza, dovremmo tornare a quel 15 settembre 2001.
Sul circuito del Lausitzring, in Germania, il tempo sembrò fermarsi. Un incidente terribile, l’impatto devastante con la vettura di Alex Tagliani a 320 km/h e la perdita istantanea degli arti inferiori.
Sette arresti cardiaci e un ultimo grammo di vita rimasto in un corpo martoriato: fu allora che il cappellano gli diede l’estrema unzione. Ma Alex non era d’accordo.
Dopo quindici operazioni, Zanardi non si limitò a sopravvivere; scelse di vivere con un’intensità sconosciuta ai più. Quel tragico incidente non fu il suo tramonto, ma l’alba di una nuova carriera:
Il ritorno simbolico: Due anni dopo lo schianto, tornò al Lausitzring per completare quei tredici giri mancanti su una vettura adattata.
I successi paralimpici: Scoprì la handbike, trasformando le braccia nel suo nuovo motore. Il bottino parla da sé: quattro ori paralimpici tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a dodici titoli mondiali.
Obiettivo 3: La sua generosità lo portò a fondare un progetto per reclutare e sostenere nuovi atleti disabili, dimostrando che lo sport è, prima di tutto, un mezzo di riscatto sociale.
Il 19 giugno 2020 la sorte è tornata a bussare alla sua porta durante una staffetta benefica in Toscana. Da allora, cinque anni di silenzio, protetto dall’amore della famiglia e dal rispetto di un intero Paese che non ha mai smesso di sperare.
Oggi che Alex ci saluta, torna prepotente alla memoria una sua riflessione:
“Sono Alex Zanardi e se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe, ora non sarei così felice”.
In bocca a chiunque altro, sarebbe sembrata retorica. Detto da lui, era un testamento spirituale. Ci insegna che la felicità non dipende da ciò che abbiamo, ma da come decidiamo di reagire a ciò che perdiamo.
Ciao Alex, grazie per averci insegnato a non smettere mai di pedalare.
