6 Ottobre 2022

In caso di emergenza gas le centrali a carbone potrebbero riattivarsi

In vista di un possibile taglio alle forniture, Mario Draghi ha aperto alla possibilità di utilizzare, almeno per un periodo, le centrali a carbone.

Solo pochi giorni fa era stato dichiarato lo stato di preallarme per il gas in Italia, misura preventiva per monitorare la situazione (gran parte del gas naturale che arriva in Italia passa nei gasdotti che attraversano il terreno di guerra ucraino). A distanza di due settimane dallo scoppio del conflitto, però, la situazione non sembra migliorare e il governo lavora a soluzioni alternative per fronteggiare quello che ormai sembra un rischio più evidente che mai.

Le possibili soluzioni del governo

A seguito delle sanzioni imposte alla Russia, da parte di Stati Uniti e Unione Europea (e non solo), volte a isolare l’economia russa, le conseguenze iniziano a farsi sentire. Come ha recentemente sottolineato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, tutto ciò finirà inevitabilmente per intaccare anche il nostro paese, sostenendo che tali misure “avranno anche un costo per le nostre economie, ma è un prezzo che siamo disposti a pagare” per isolare il presidente russo Vladimir Putin e indurlo a cessare le ostilità.

Come riporta Wired, “non è semplice quantificare gli effetti delle sanzioni sui due blocchi, ma la questione che ci riguarda più da vicino, e più nell’immediato, è quella relativa all’energia, e in particolare all’approvvigionamento di gas”. La guerra tra Russia e Ucraina potrebbe portare alla definitiva interruzione delle esportazioni di gas dalla Russia all’Unione europea, che, come si legge, sono state “già ridotte di un quarto negli ultimi mesi”.

A questa emergenza consegue un piano d’azione, quello proposto dal premier Mario Draghi, che concernerebbe proprio nella possibilità di tornare al carbone per un periodo limitato di tempo.

Le parole del premier Mario Draghi

Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone”, ha detto nel corso dell’informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina, aggiungendo di essere “pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario”, si legge su Wired.

Tra le altre proposte, il premier vorrebbe raddoppiare anche la capacità del gasdotto Tap, permettendo così al gas naturale estratto in Azerbaijan di essere trasportato nel nostro paese. La stessa linea sarebbe inoltre supportata dal ministro tedesco all’Economia, Robert Hacbeck, che seguendo Draghi, ha spiegato all’emittente Deutschlandfunk che “la Germania è pronta. Nel caso estremo, nel breve termine si potranno tenere in funzione le centrali a carbone”.

Circa il 45% del gas che l’Italia importa proviene dalla Russia, e negli ultimi mesi la fornitura ha già subito pesanti rincari. Rispetto a dieci anni fa, oggi per il gas russo paghiamo il 27% in più”, ha ricordato Draghi.

Le possibili conseguenze ambientali

Se nella conferenza di Glasgow del novembre 2021 l’Italia si era impegnata a ridurre il più possibile l’utilizzo del carbone nelle sette centrali elettriche che ancora lo utilizzano (con l’obiettivo di chiuderle o riconvertirle entro il 2025) ad oggi si pensa addirittura di riaprirne alcune chiuse da tempo.

La bozza del nuovo decreto inerente a questo evento imprevisto prevede che, se scatteranno i razionamenti del consumo di gas nel settore termoelettrico, bisognerà predisporre “un programma di massimizzazione dell’impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 Megawatt che utilizzino carbone o olio combustibile in condizioni di regolare esercizio, per il periodo stimato di durata dell’emergenza” o fino a quando indicato dal ministero per la Transizione ecologica.

Le parole di Roberto Cingolani

Noi importiamo dalla Russia ogni anno circa 29 miliardi di metri cubi di gas, poco più del 40%. Questi vanno sostituiti. Abbiamo fatto un’operazione estremamente anticipata e rapida ed entro la primavera inoltrata circa 15-16 miliardi di metri cubi saranno rimpiazzati da altri fornitori“, questo quanto affermato dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ad Agorà su Rai 3.

Stiamo lavorando con impianti nuovi, rigassificazione e contratti a lungo termine, rinforzo delle nostre infrastrutture e ragionevolmente in 24-30 mesi dovrebbero consentirci di essere completamente indipendente – afferma il ministro, che poi aggiunge – Se, per qualche motivo, dovesse cessare completamente la fornitura dalla Russia con le nostre riserve attuali e il piano di emergenza ci darebbero un tempo sufficientemente lungo da arrivare alla stagione buona“.

Tali azioni non saranno prive di sacrifici: “dovremmo fare dei sacrifici ma non fermeremmo le macchine – aggiunge, e conclude ricordando che il gas che acquistiamo in Europa – frutta ai russi quasi un miliardo di euro al giorno. Non sono sicuro che loro vogliano chiudere”.

7 centrali a carbone pronte a ripartire

Delle sette centrali, si legge su Il Sole24 ore, “cinque sono in capo all’Enel mentre le altre due fanno riferimento al gruppo Ep produzione e all’azienda A2a”.

I sette impianti sarebbero distribuiti tra Sardegna, Lazio, Puglia, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Delle cinque centrali Enel presenti sul territorio nazionale, l’unica spenta, è la centrale termoelettrica Eugenio Montale di La Spezia. “Gli impianti per la produzione di energia dalla combustione del carbone (con una capacità di 682 mw) sono stati messi a riposo due mesi fa, a dicembre del 2021”, si legge.

Al momento, questa soluzione più volte definita come temporanea sembra la più quotata. La diversificazione delle fonti, ha spiega il ministro a Rai News, “serve a garantire la sicurezza energetica, ovvero che ci sia continuità nelle forniture“. Ha poi fatto una precisazione su quel che concerne il tema del caro bollette, nettamente diverso: “Il prezzo dipende da molti fattori. Ricordiamoci che in questo momento noi acquistiamo il gas su un mercato caotico, dove il prezzo è aumentato 10 volte. Immaginiamo uno scenario in cui tutta l’Europa si ponga come unico compratore con un prezzo uniforme rispetto ai paesi che esportano. Questo ci aiuterebbe molto“, ha osservato.

Secondo il ministro, “molti non sanno che il prezzo dell’elettricità è connesso al prezzo del gas. Siamo all’assurdo che le energie rinnovabili che costano poco vengono prezzate al prezzo dell’energia che sarebbe prodotta col gas. Questo è un aggravio inutile in bolletta e va risolto con una negoziazione di mercato a livello europeo che cambi le regole di questo gioco“, ha concluso.