La questione israelo-palestinese è uno dei conflitti più longevi e complessi della storia contemporanea.
Le dichiarazioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, durante una conferenza stampa a Ottawa, sollevano interrogativi profondi e ancora attuali riguardo alla legittimità e alle implicazioni politiche della creazione dello Stato di Israele e alla situazione dei palestinesi.
Durante l’incontro con i giornalisti, Albanese è stata posta di fronte a una domanda che toccava uno degli aspetti più controversi della situazione: se la legittimazione dello Stato di Israele, come membro delle Nazioni Unite e protetto da una serie di accordi internazionali, giustifichi la “cancellazione” di un altro popolo, il popolo palestinese. La risposta della relatrice è stata chiara e diretta: “Lo Stato di Israele esiste, è protetto come membro delle Nazioni Unite. Questo giustifica la cancellazione di un altro popolo? Assolutamente no. Non 75 anni fa, non 57 anni fa. Sicuramente non oggi”.
La Creazione di Israele e le sue implicazioni
Nel 1947, le Nazioni Unite approvarono un piano per la partizione della Palestina, che portò alla creazione dello Stato di Israele nel 1948. L’atto, pur essendo stato sostenuto dalla comunità internazionale e riconosciuto da numerosi Stati, scatenò una guerra tra Israele e gli Stati arabi vicini, nonché un esodo forzato e un dramma umano che colpì la popolazione palestinese. Da quel momento, la questione palestinese è stata al centro del dibattito internazionale, tra le sfide di garantire la sicurezza di Israele e il riconoscimento dei diritti dei palestinesi.
Francesca Albanese, in qualità di relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, ha evidenziato l’idea che il fatto che uno Stato sia riconosciuto internazionalmente e protetto dalle Nazioni Unite non debba mai essere usato come giustificazione per negare i diritti fondamentali di un altro popolo. La sua dichiarazione mette in discussione l’idea di uno Stato che, pur essendo legittimo, non dovrebbe violare i diritti degli altri, in particolare dei palestinesi, che ancora oggi vivono sotto occupazione in Cisgiordania e Gaza, e la cui autodeterminazione è costantemente messa in discussione.
Il Principio della Non Cancellazione
Un punto fondamentale sollevato dalla Albanese riguarda il principio della “non cancellazione” di un popolo, che implica il riconoscimento della legittimità di ogni identità nazionale e culturale. Il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato sovrano non deve essere messo in discussione da nessun accordo internazionale o politica di potenza. La sua dichiarazione non nega l’esistenza di Israele come Stato, ma riafferma l’importanza di cercare una soluzione che riconosca anche i diritti dei palestinesi.
Albanese ha ribadito che il conflitto non può essere risolto ignorando la realtà della sofferenza del popolo palestinese. La sua risposta vuole essere un monito contro l’idea che il riconoscimento di Israele possa automaticamente comportare il sacrificio dei diritti dei palestinesi. Sebbene Israele abbia diritto alla sua esistenza come Stato sicuro, questo non può giustificare la marginalizzazione di una popolazione che ha diritto a vivere in pace e sicurezza, con le proprie terre e la propria cultura riconosciuti.
75 anni dopo: la Questione Palestinese Oggi
La dichiarazione di Francesca Albanese è ancora oggi estremamente rilevante, soprattutto alla luce degli sviluppi più recenti in Medio Oriente. Nonostante i tentativi di pace e le risoluzioni delle Nazioni Unite, la situazione dei palestinesi non è cambiata in modo sostanziale. La continua espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati, le violazioni dei diritti umani e la crescente frustrazione della popolazione palestinese sono solo alcuni degli elementi che rendono la questione sempre più urgente.
Albanese, nel ribadire che “non oggi” si giustifica la cancellazione di un popolo, allude al fatto che il contesto globale è cambiato. Le dinamiche internazionali sono differenti rispetto a 75 o 57 anni fa, eppure le problematiche legate ai diritti umani e all’autodeterminazione dei popoli non sono mai state così pressanti. In un mondo globalizzato e interconnesso, il riconoscimento dei diritti dei palestinesi non è solo una questione regionale, ma una questione che riguarda la giustizia e la dignità umana a livello globale.
Le parole di Francesca Albanese, purtroppo, non sono un’eco del passato, ma una riflessione dolorosamente attuale. Il riconoscimento di Israele come Stato sovrano è un fatto consolidato, ma questo non deve mai essere usato come giustificazione per la negazione dei diritti di un altro popolo. La pace in Medio Oriente richiede una soluzione che rispetti i diritti fondamentali di tutti i popoli coinvolti, e la comunità internazionale deve fare di più per garantire che nessuno venga cancellato o negato nella sua esistenza. Le parole di Albanese sono un appello a non dimenticare che, pur riconoscendo l’esistenza di uno Stato, non possiamo mai giustificare la soppressione di un altro popolo.


