Le seconde possibilità tanto declamate nei romanzi richiedono tanta pazienza, forza e coraggio.
Sono importantissime perché ci permettono di acquisire nuove consapevolezze sul proprio vissuto conferendo una nuova narrazione al passato che si arricchisce inevitabilmente con dimensione del presente.
E proprio sulle seconde possibilità che la vita ci concede e che spetta a noi cogliere e volgerle a nostro favore per abbracciare a pieno uno stato di serenità con sé stessi e con l’Altro è incentrato il romanzo “L’estate dopo di te” di Alessandra Morelli, Altre Voci Edizioni.
Una storia ricca di emozioni con due personaggi che rimarranno per molto tempo nel cuore e nella mente dei lettori. Questo romanzo solletica il cuore e infonde speranza nei confronti di quei rapporti che nonostante il tempo e le distanze sono destinati a lasciare un segno indelebile nel proprio cammino evolutivo. Una storia che ci fa comprendere il vero significato della resilienza che consente di vivere la propria esistenza con una marcia in più.
Di resilienza, di com’è nata l’ispirazione per questo libro e di luoghi del cuore conversiamo con Alessandra Morelli in questa intervista.
Alessandra, partiamo dall’origine, com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo sulle seconde possibilità?
Questo romanzo nasce da una domanda che mi ronzava in testa: “E se avessi avuto il coraggio di restare?” Il tema delle seconde possibilità mi ha sempre affascinato, l’idea che quelle relazioni interrotte, per caso o per scelta, possano ritornare a bussare alla porta, anche dopo molto tempo, anche se siamo cambiati, mi ha permesso di scendere nella profondità di una relazione in cui l’amore è sempre stato in attesa, è consapevole e ha perdonato.
Arianna e Gabriele sono nati così: da un’estate lontana e un dolore troppo grande per essere condiviso. Ma anche da tutto ciò che non si sono mai detti.
Tu ci credi alle anime gemelle come Gabriele e Arianna che sono destinati a stare insieme? Come definiresti questo tipo di legame?
Una volta avrei detto: “Sì, certo che ci credo!” Adesso sono più cauta. Penso che esistano legami che possano ribellarsi alle scelte sbagliate, questo sì. Credo nelle connessioni profonde con persone che entrano nella tua vita e ti accompagnano per un tratto di strada. Credo in quei rapporti che lasciano “impronte” difficili da cancellare.
Arianna e Gabriele, infatti, sono due persone che si sono trovate troppo presto e forse troppo impreparate. Il loro è un legame imperfetto, ma autentico, e non c’entra niente il destino, semplicemente si riconoscono e si scelgono. Per me, l’amore è senz’altro quello che non vacilla, ma anche quello che sa tornare.
Nel tuo romanzo ci parli di un amore grande che è in grado di lottare contro il tempo e le distanze. In questa epoca dominata dall’individualismo c’è ancora spazio per l’amore di questo genere a tuo parere?
Siamo sempre davanti a uno schermo, è vero, costantemente connessi, e molto spesso soli, e credo che l’idea di un amore che richiede pazienza, presenza, vulnerabilità forse spaventi un po’. Ma esiste. E chi lo ha vissuto, anche solo una volta, sa che certi legami non si spezzano con la distanza o con il tempo. Nel mio romanzo volevo raccontare di questo amore, tutt’altro che perfetto, che sa resistere, è coraggioso, e non ha paura di trasformarsi. Quell’amore buono e concreto, che ci spinge a diventare la versione migliore di noi stessi, e magari a rinunciare al mondo virtuale
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I tuoi protagonisti nonostante le tante difficoltà che si ritrovano a vivere sulla propria pelle si scoprono resilienti. Come spiegare il concetto di resilienza i nostri lettori?
Di getto: crollare e poi rialzarsi, crollare e rialzarsi, ancora e ancora, e ogni volta pensare di aver ricevuto un insegnamento che ci ha reso più forti.
Nel romanzo ho voluto raccontare una resilienza autentica, fatta di silenzi, scelte difficili, parole non dette… e di coraggio. Perché ci vuole coraggio per restare, ma ce ne vuole ancora di più per tornare.
Per questo aspetto mi sono ispirata a una storia vera. Ho conosciuto un ragazzo condannato per omicidio colposo stradale, unico sopravvissuto di quattro persone. Un giorno, non sostenendo più la pressione mediatica, ha deciso di andarsene. Ha vissuto in Inghilterra per diversi anni, per poi fare ritorno. E ha deciso di restare. La sua è stata una battaglia con sé stesso, ma l’ha vinta.
Nel tuo romanzo parli di luoghi del cuore che sono densi di emozioni, profumi, aneddoti ai quali i protagonisti sono legati. Cosa li rende speciali? E tu ne hai qualcuno?
Un luogo diventa speciale per ciò che rappresenta, ma a volte anche perché è complice di sensazioni indescrivibili. Nel romanzo, Villa di Volta, il mare, persino le strade della mia città, evocano tutte le prime volte di Gabriele e Arianna. Li ho immaginati come quei posti che basta un profumo, un dettaglio, e all’improvviso tutto torna, nonostante il tempo abbia tentato di coprirli con un velo.
Anche io ho il mio.
È un piccolo paese irlandese che si chiama Easkey, affacciato sull’oceano, lungo la Wild Atlantic Way. Un posto selvaggio, autentico, che ha rappresentato le mie prime volte: il primo volo in aereo, la luna di miele, e poi tutte le estati con mio marito, per vent’anni. Ogni volta che ritorno, mi sento a casa.
Inconsciamente noi scrittori nei personaggi che creiamo lasciamo segni del nostro essere o di esperienze vissute. Quanto di Alessandra Morelli possiamo rintracciare in questo romanzo?
Sono d’accordo, i personaggi, in qualche modo, sono gli specchi delle diverse sfaccettature della nostra personalità e anche i miei, in questo senso, fanno il loro dovere.
Arianna mi rispecchia nella forza con cui ha accettato le sue cicatrici, decidendo, alla fine, di mostrarle con orgoglio. Gabriele mi rispecchia nel coraggio di affrontare la burrasca e rimanere coerente con le proprie scelte. Bridget mi somiglia nella sua parte intuitiva, che le permette di leggere tra le righe anche quando gli altri non dicono.
E sono anche nonna Ines, per la sua capacità di sdrammatizzare.
Le seconde possibilità sono utopia o possono davvero concretizzarsi?
Le seconde possibilità esistono. A volte arrivano travestite da coincidenze, altre volte sono attese a lungo e magari non si concretizzano come le abbiamo immaginate. Ciò che fa la differenza è la nostra disponibilità a riconoscerle, ad accoglierle, sempre che non cadiamo nel tranello di fare copia-incolla, in questo caso sarebbe meglio fuggire. Nel romanzo la seconda possibilità di Arianna e Gabriele è credere, nonostante il dolore e il tempo, che l’amore possa ancora valere la pena.
Per te cosa significa storie ispirate alla pura vita?
Vuol dire rubare alla vita e all’imperfezione che la regola. Tra le pagine di un romanzo, cerco di riconoscermi, e soprattutto di capire qualcosa di me.
Quanto lavorare nel campo editoriale ti è d’aiuto nella creazione delle tue storie?
Lavorare nel mondo dell’editoria è un privilegio che mi ha insegnato tanto, sia a livello tecnico che umano.
Da un lato, mi ha dato consapevolezza: so quanto sia importante la struttura, il ritmo narrativo, la coerenza dei personaggi, cosa che mi aiuta anche quando scrivo i miei romanzi. Dall’altro lato, però, mi ha anche insegnato ad ascoltare. Lavorare sui libri degli altri, accompagnare gli autori nel percorso di pubblicazione, ti mette in una posizione di umiltà e di profondo rispetto per ogni storia. Mi ritengo molto fortunata.
Stai già lavorando alla scrittura di una nuova storia? Progetti futuri.…
Ho in cantiere un romanzo di narrativa in cui si intreccia un po’ di mistero e indagine, ambientato nel luogo del mio cuore, Easkey. E poi una storia d’amore sui campi da pallavolo e un fantasy che prima o poi, per la gioia delle mie più care amiche che aspettano con pazienza, dovrà vedere la luce. Storie diverse ma che hanno un filo conduttore le emozioni e le persone.


