Dopo Harvard, anche la Columbia University alza le difese contro Trump: al centro la libertà accademica

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Dopo il duro confronto tra l’amministrazione Trump e Harvard, anche la Columbia University prende posizione in difesa della libertà accademica.

In un momento di crescente tensione tra il mondo accademico e l’attuale presidenza degli Stati Uniti, la rettrice della Columbia ha lanciato un messaggio forte e chiaro: l’autonomia delle università non è negoziabile.

“È inaccettabile qualsiasi accordo in cui i funzionari federali indicassero cosa insegniamo, cosa ricerchiamo o chi assumiamo,” ha dichiarato la preside dell’ateneo newyorkese, sottolineando i principi fondamentali su cui si fonda l’istituzione universitaria.



La dichiarazione arriva in risposta alle recenti pressioni dell’amministrazione Trump per esercitare un maggiore controllo sui programmi accademici e sulle attività di ricerca delle università americane, soprattutto in materia di studi critici, immigrazione, equità razziale e relazioni internazionali — ambiti che il presidente considera spesso politicizzati e distanti dai valori patriottici.

Trump, da parte sua, ha giustificato il suo intervento sostenendo che “le università devono smettere di essere centri di propaganda ideologica sovvenzionata dai contribuenti” e ha minacciato tagli ai finanziamenti pubblici per le istituzioni che, a suo dire, promuovono idee antiamericane o discriminano voci conservatrici.

La reazione del mondo accademico non si è fatta attendere: dopo la presa di posizione di Harvard, anche altre università stanno iniziando a manifestare preoccupazione per quello che molti considerano un attacco alla libertà intellettuale. La Columbia ha alzato un muro simbolico, rivendicando la propria indipendenza non solo nella didattica, ma anche nelle scelte di personale e nella direzione della ricerca scientifica.

Questo scontro apre un nuovo capitolo nel delicato equilibrio tra potere politico e istituzioni accademiche negli Stati Uniti. In gioco non c’è solo l’autonomia delle università, ma anche il futuro della produzione di conoscenza libera da interferenze ideologiche. La tensione è destinata a crescere, mentre il dibattito sulla libertà accademica torna al centro della vita pubblica americana.