Gli Stati Uniti confermano il loro massimo supporto all’Ucraina, ma sorprendono sul piano diplomatico: non hanno firmato la dichiarazione congiunta del G7 che condanna l’attacco russo a Sumy, città ucraina duramente colpita nei giorni scorsi.
Lo riporta Bloomberg, secondo cui la scelta americana non segnerebbe un cambio di rotta nei confronti di Kiev, bensì una mossa strategica per mantenere aperto un canale di trattativa con Mosca.
Fonti vicine all’amministrazione Trump avrebbero confermato che il rifiuto non equivale a un disimpegno, ma è parte di una linea diplomatica che cerca di equilibrare il sostegno militare all’Ucraina con la possibilità di sedere a un tavolo negoziale con la Russia. Una posizione che sta facendo discutere anche tra gli alleati, divisi tra la linea dura e il tentativo di riaprire i dialoghi.
Intanto, a Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky ha reagito con fermezza alla gestione della crisi: è stato rimosso dal suo incarico il comandante militare responsabile della regione di Sumy, accusato di gravi lacune nella prevenzione dell’attacco. Un gesto che mostra la volontà di rafforzare la catena di comando nelle aree più esposte, in un momento in cui la pressione russa resta altissima.
Nonostante le divergenze diplomatiche, gli Stati Uniti continuano a essere il principale sostenitore militare e finanziario dell’Ucraina. Tuttavia, l’equilibrio tra fermezza e diplomazia si fa sempre più sottile, in un contesto in cui ogni scelta ha ripercussioni non solo sul campo di battaglia, ma anche sugli assetti geopolitici globali.

