Anno III • Numero 245
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Finisce la scuola e cambia l’agenda dei genitori. Intervista alla pedagogista Alessandra Bitelli

Sta finendo la scuola e le agende cambiano ritmo, dove per alcuni si svuotano ma per altri esplodono.

Ma il tempo, quello vero, resta difficile da gestire e le scuse non bastano più.

La fine della scuola per molti adulti non è affatto vissuta come una vacanza. Anzi. Per i genitori, soprattutto madri, è l’inizio di una corsa contro il tempo per “sistemare” i figli, incastrare i turni, trovare soluzioni che non lascino indietro il lavoro né la stanchezza.

In Italia il 60% dei genitori tra i 35 e i 49 anni con figli in età scolare riporta livelli elevati di stress e fatica mentale nella vita quotidiana, legati alla difficoltà di conciliare i carichi familiari con quelli professionali, soprattutto nei mesi in cui la scuola si interrompe e viene meno il consueto sistema di supporto (es. nonni, dopo scuola, corsi, etc). sull’argomento facciamo chiarezza con la Dottoressa Alessandra Bitelli , pedagogista, coach e autrice de “Il primo romanzo utile del coaching”

Qual è il vero problema dei genitori dopo la fine della suola?

Il vero problema non è la mancanza di tempo, ma il bisogno continuo di sentirsi all’altezza sempre pronti, sempre performanti. Quando non abbiamo più scuse non possiamo che fare i conti con quello che ci portiamo dentro come aspettative, sensi di colpa, paure che ci fanno sentire sempre in difetto. ll vero coraggio non è saper fare tutto. È saper stare anche quando non c’è nulla da fare. Perché è lì che ricominciamo a sentirci, non solo a funzionare.

Come mai noi genitori siamo ossessionati dall’obbligo di usare bene il tempo?

Abbiamo interiorizzato l’idea che ogni minuto vada impiegato in modo produttivo. E così, quando finalmente possiamo fermarci, ci sentiamo inadeguati. È proprio quando il tempo si svuota che emergono pensieri profondi, tra cui il timore di non essere all’altezza, il bisogno di approvazione e la difficoltà a lasciarsi andare. Riconoscerlo è il primo passo per vivere una stagione in cui non tutto deve avere uno scopo. Accorgersene fa paura, ma è l’unico modo per ritrovare una direzione autentica.

Cosa fare quando l’agenda si svuota e la testa si riempie?

Quando viene meno il ritmo imposto dall’esterno non si spegne il bisogno di controllo, anzi. I genitori sentono di dover riempire ogni spazio vuoto, di offrire esperienze, compagnia, stimoli. Ma il tempo condiviso ha valore anche quando è semplice e non performante. L’ansia nasce quando ci dimentichiamo che la noia può essere fertile. Fate annoiare i vostri bambini perché è nello stare fermi, annoiati magari, che si diventa creativi e produttivi. Non è per niente che si dice che la notte porta consiglio. È perché è solo quando si “posano le armi” che nascono le idee e non nella confusione e lo stress della performance

È difficile concedersi di ‘non fare’, ma è proprio nei momenti in cui ci lasciamo andare, in cui smettiamo di dimostrare che iniziamo a sentire cosa davvero ci serve. E quando cade l’organizzazione esterna scopriamo che ci stiamo chiedendo troppo, da troppo tempo.

Cose da fare?

Concediti pause vere. Anche un’ora sul divano senza sentirsi “in colpa” è una forma di recupero emotivo. Vale più di mille giri al parco. Coinvolgi senza dirigere Invece di proporre attività preconfezionate, chiedi: Che cosa ti andrebbe di fare oggi?” Può aprire spazi di autonomia e ascolto reciproco Accetta il disordine L’estate non ha bisogno di essere perfetta. Ha bisogno di essere reale. Se la casa è un po’ più disordinata, ma l’umore è più leggero, è un buon inizio.

Cose al contrario da non fare?

Tra le cose da non fare: non trasformare l’estate in un’agenda alternativa. Riempire ogni giornata con laboratori, centri estivi, uscite, compiti e attività “utili” rischia di riprodurre lo stesso meccanismo della performance scolastica

Non compensare il tempo libero con senso di colpa. Avere figli a casa non significa doverli intrattenere h24. Non sei un palinsesto televisivo, sei una persona. E loro non devono essere sempre occupati. Non credere che il silenzio sia un errore. Se c’è un momento di noia, di pausa, di vuoto: non scappare. Il disagio iniziale può essere la soglia di qualcosa di nuovo, anche per i bambini